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IL MEGLIO DELLA CINA CLASSICA

CINA

icona orologio 9 GIORNI
minimo 15 massimo 20 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   30  agosto    al   7  settembre  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un itinerario classico, ma non scontato. Che fa tappa a Shanghai, per visitare il Giardino del Mandarino Yu, il Tempio col Buddha di Giada, il Bund e la Via Nanchino. E all’antico borgo di Zhujiajiao, con la ragnatela di piccole strade e ponti, i tanti templi, i negozi e locali tradizionali. Un tour che prosegue a Xi'an, antica capitale cinese da cui un tempo partiva la Via della Seta, oggi custode del Piccolo Esercito di Terracotta. E a Lintong, con il più celebre Esercito di - continua -

A PARTIRE DA: 2.880 €


ITINERARIO

Partenza da Malpensa per Shanghai con volo diretto Air China CA968 delle 12,30. L’appuntamento con l’accompagnatore è 3 ore prima al banco accettazione. Arrivo la mattina dopo.

 

Siamo a Shanghai alle 5,50. Formalità aeroportuali. Trasferimento in hotel per relax e inizio visite.

La scelta di questo volo diretto ci consente anche di arrivare presto e di andare subito in albergo per un'opportuna sosta. Ciò sarà certo gradito ai nostri compagni di viaggio perché così non si è costretti a iniziare le visite subito dopo il lungo volo.

Quello che occorre fare appena giunti in un Paese con notevole differenza di fuso orario è arrivare a sera, certo un poco stanchi, ma senza cedere alla tentazione di un sonnellino durante il giorno. Una buona dormita, unita a una cena leggera e niente alcolici, consentono di affrontare il giorno dopo nel modo migliore per ricostruire un nuovo ciclo giorno/notte.

In hotel, quindi, avremo tempo per una salutare doccia e una lenta colazione. Poi inizieremo le visite rientrando nel tardo pomeriggio per cenare presto e avere sufficienti ore da dedicare al sonno.

Nell’eclatante megalopoli si apprezza la faccia più avanzata e funzionale della Cina, quella che incuriosisce il mondo al pari della sua corposa archeologia.

Shanghai non ha il passato imperiale della capitale né di Xi’an. E’ però la più straordinaria e veloce città cinese. Ricca di eccessi, con storie legate ad avventurieri, industriali, prostitute, una presenza prima inglese e poi francese. Possiede un impeto davvero forte verso forme di sviluppo anche esteticamente visibili e spropositate, che ne fanno un luogo immenso in grado di lievitare in orizzontale ma anche verso l’alto. Oramai il cielo di Shanghai è perforato dal doppio dei grattacieli di New York, e il suo skyline con la particolare torre della televisione rappresenta la modernità, al pari di ciò che in passato mostravano le disgraziate torri gemelle dall’altra parte del Pacifico.

E’ una megalopoli che sembra voler crescere sempre più in verticale, e pare aver bisogno di riprodurre artificialmente il rapporto oramai sfilacciato con la natura. Tanto che per riannodare qualche pur labile legame, si affida a registrazioni di cinguettii riprodotti in alcuni ascensori dei grattacieli più alti.

In questo enorme agglomerato in cui si sente la necessità di costruire artificialmente nicchie di rapporto con la terra, non sarà però superfluo segnalare un dato che fornisce un’idea concreta dei passi in avanti compiuti, nonostante le contraddizioni, nell’ultimo quarto di secolo. Nel 1990 ogni abitante di Shanghai aveva a disposizione 4 metri quadrati di casa a testa. Oggi può calpestarne poco meno di 30.

Dedichiamo l’intero giorno alla visita della metropoli cinese per antonomasia, dove tradizione e modernità formano un insieme di grande interesse.

Visita quindi del Tempio col Budda di Giada, che deve il suo nome a due preziose sculture donate da monaci birmani. In particolare, si noterà la rappresentazione di giada verde pallido alta quasi due metri in cui il Budda è raffigurato in posizione seduta.

Il Bund, che è un termine risultato del miscuglio anglo-indiano, indica la banchina del lungomare, sul quale sono stati eseguiti sostanziosi lavori per renderlo più fruibile anche ai pedoni. Si tratta del viale che costeggia il grande porto fluviale. Da sempre identifica Shanghai perché, al pari della Statua della Libertà a New York, era la prima opera maestosa che s'individuava entrando nella città dal fiume. Divide in due l’agglomerato urbano anche dal punto di vista storico e architettonico. A ovest (Puxi) il nucleo originario e gli edifici in stile vittoriano che ricordano l’epoca delle prime legazioni occidentali, (fine ‘800). A est (Pudong) i nuovissimi quartieri caratterizzati da moderni grattacieli e dominati dalla richiamata singolare sagoma della torre televisiva.

Dal Bund partono anche le principali strade commerciali di Shanghai, la più famosa delle quali è la Via Nanchino, resa isola pedonale e ricca di negozi grandi magazzini e locali di ritrovo internazionali.

(Le dimensioni della metropoli, e soprattutto il traffico, possono comportare, oltre a uno svolgimento del programma con un ordine diverso da quanto supposto, di dover introdurre variazioni in corso d’opera ora non prevedibili. Per questo sarà necessaria un’attenta gestione e ottimizzazione dei tempi).

 

Pranzo in ristorante locale Da Ma Tou Restaurant e cena in hotel.

(I pasti nei ristoranti locali ed hotel non sempre incontrano il nostro gusto. La loro qualità potrebbe essere inferiore alle attese. Quando non ne indichiamo i nomi è per poterli scegliere in loco anche in base all’andamento delle giornate).

 

La mattinata è dedicata al Giardino del Mandarino (Yu Yuan) al centro della “città vecchia”, fedele ricostruzione dell'antico nucleo cinese della città, risale al XVI secolo. Ospita numerose botteghe, una casa da tè su palafitte, (assai caro gustarvi il costoso infuso), stagni, padiglioni, rocce, bambù, gelsomini. Certamente rappresenta un gradevole esempio artistico dei giardini d’epoca Ming.

Visiteremo anche il Museo di Shanghai, ed eventualmente a quanto non si è riusciti a visitare ancora. Si trova molto vicino alla Nanjing Road nella zona di Renmin Square. Da non perdere, sia per le forme architettoniche esterne che vorrebbero richiamare un vaso, cinese ovviamente, sia per ciò che vi è contenuto. Entrare nel museo significa sfogliare le pagine di un libro di storia cinese. Se non la più importante collezione antica dell’intera Cina, è certo tra le più significative. Monete, costumi, bronzi, ceramiche, dipinti, giade, mobili, opere calligrafiche…

L’elenco non deve richiamare alla mente un insieme indistinto di oggetti che abbiano nella quantità il suo pregio. Le diverse collezioni di oggetti d’arte sono raccolte e presentate in modo razionale ed esaustivo, valorizzate da luci, concezioni espositive e di fruizione adeguate all’importanza del museo.

Nella visita si è accompagnati dagli auricolari disponibili anche in lingua italiana. Ciò consente di rapportarsi autonomamente con le varie sale.

Poi, andiamo a circa trenta chilometri a ovest di Shanghai.

Tutti i luoghi degni di qualche interesse intorno alla metropoli sono normalmente presi d’assalto dal turismo locale e internazionale. Suzhou, per esempio, di cui la tradizione cinese affermava che “come in Cielo c’è il paradiso in terra c’è Suzhou”, sino a qualche tempo fa era piacevole meta a due ore da Shanghai. Negli ultimi anni è infrequentabile per le presenze strabordanti.

Abbiamo quindi scelto come meta Zhujiajiao.

Il posto ha le stesse caratteristiche di Suzhou e risulta gradevole purché si superi senza traumi l’impatto con la sua denominazione. Notizie d'insediamenti umani in questa zona risalgono ad alcuni millenni fa, ma informazioni meno vaghe parlano di un agglomerato con pretese di lasciare qualche segno ai posteri dal IV secolo dopo Cristo. E’ solo con i Ming che il luogo acquista una sua personalità urbanistica e architettonica e si sviluppa attorno a una rete di canali. Oggi l’interesse dei visitatori è legato al borgo antico, alla ragnatela di piccole strade e ponti, oltre che a diversi templi, negozi e graziosi bar. Posto tranquillo che contrasta piacevolmente con Shanghai. Anche il breve tragitto in barca che abbiamo previsto tra i canali, contribuisce a rendere rilassante questa escursione. Molti, e invitanti, i negozi.

Uno dei ponti più notevoli per dimensioni, età, struttura architettonica e fotogenia è il Ponte Fangsheng risalente al XVI secolo. Lungo i canali sono stati realizzati vari templi, tra cui quelli del Dio della Città del XVIII secolo, di Yuanjin e il Padiglione Qinghua che emerge dagli altri tetti per mostrarsi da molti angoli della cittadina.

Pranzo in ristorante locale Jan Nan Cun Restaurant.

Rientro a Shanghai nel tardo pomeriggio, serata.

Cena in hotel, “Gran Central Hotel Shanghai” 5*.

 

Al mattino presto trasferimento in aeroporto. Volo di linea delle 08.30 con arrivo alle 11,15.

Xi’an, antica capitale nota in passato col nome di Chang'An, (la Lunga Pace), è il capoluogo della provincia dello Shaanxi, ed è anche il più grande centro industriale della regione nord-est, area di scambi tra l'Oriente e l'Occidente, ma anche luogo di antica cultura cinese. E' da Xi’an che aveva inizio la "Via della Seta". Era crocevia di carovane e mercanti, di uomini idee e culture differenti. Qui si incontravano e fiorivano religioni molto distanti tra loro in un clima di pacifica coesistenza. La città fu ritrovo in cui vissero poeti e imperatori, pittori e cortigiani, mercanti, soldati. Tutto ciò durò all’incirca sino alla fine del primo millennio. Poi, per Chang’An, l’oblio.

La città conobbe il suo periodo di massima fioritura culturale e artistica durante la dinastia Tang, tra gli inizi dei secoli VII e X, quando fu arricchita con opere architettoniche e edifici religiosi ancora oggi ben conservati.

Il pregio, e il “guaio” di Xi’an è la presenza nelle sue vicinanze dell’Esercito di Terracotta. E’ un “guaio” perché tutto il resto rischia di passare in silenzio senza quasi che ci si accorga della sua esistenza. La permanenza in città ci permette, però, di apprezzare adeguatamente anche aspetti “minori” del posto. Tra questi, il Piccolo Esercito di Terracotta, costruito per proteggere la tomba dell’Imperatore Jingdi (188 a.C.–141 a.C.) della dinastia Han. A differenza del più noto Esercito posto a guardia dell’Imperatore Qin Shi Huang, in questo sito non ancora completamente portato alla luce, visiteremo la tomba principale che conserva un’esposizione di piccole statue di terracotta alte meno di un metro.

Da una lastra in vetro posta sul pavimento è possibile ammirare questo esercito in miniatura composto non solo da soldati e guerrieri, ma anche da donne e animali, utensili di vario genere. Sono anche visibili lembi di stoffa che originariamente rivestivano le statue.

Pranzo  in ristorante nei pressi dell’aeroporto o a bordo (secondo la riconferma dell’orario del volo interno). Cena in hotel.

 

(NB: tutti i voli interni, pur essendo già stati prenotati e confermati, possono essere variati o cancellati anche all’ultima ora dalle competenti autorità ed enti. Nel caso, si apporteranno le modifiche più opportune al programma. I controlli negli aeroporti cinesi possono essere assai accurati. Evitare di trasportare oggetti ritenuti pericolosi. Accendini e cerini a volte vengono sequestrati anche se spediti col bagaglio in stiva).

 

Dopo colazione si parte per la visita a Lintong, circa 50 Km a nord di Xi'an. Qui c’è il celeberrimo Esercito di Terracotta, Patrimonio UNESCO.

(Il termine “terracotta” è oramai entrato nell’uso comune internazionale, tant’è che in genere non viene tradotto neppure nei testi scritti in altre lingue. E’ ciò che succede a tutti quei vocaboli, come per esempio ”tell”, che sono stati usati inizialmente nella lingua di chi per primo ha dovuto indicare un materiale, un luogo…).

Si trova presso il Mausoleo di Qin Shi Huang-di, l'imperatore che unificò la Cina e governò l'intero paese dal 221 al 210 a.C. il cui disegno unitario fu attuato con spietata determinazione. Contribuì a realizzare la Grande Muraglia per difendere lo stato cinese dai barbari del nord, mediante una merlata catena di fortificazioni da est a ovest per migliaia di chilometri. Unificò la lingua, la scrittura e i sistemi di misura. Creò, anche se con inauditi massacri, la struttura portante di quella che oggi è (forse ancora per poco) la nazione più popolosa al mondo.

Come nelle altre occasioni di visite a luoghi ampiamente pubblicizzati e noti, evitiamo descrizioni dettagliate, limitandoci a poche note.

Il mausoleo sorge a circa un chilometro dal gigantesco tumulo, (80 metri d'altezza su con una base di oltre 500), che cela tuttora la tomba del Primo Imperatore. In una serie di gallerie sotterranee sono state portate alla luce, dal 1974 in poi, circa 10.000 statue a grandezza naturale di guerrieri e cavalli. Un intero esercito schierato per la battaglia, con carri e ogni equipaggiamento guerresco secondo le tattiche di quel periodo.

Queste mirabili statue di terracotta, originariamente invetriate e dipinte, misurano circa 1,8 metri d'altezza. Rappresentano ufficiali, soldati di fanteria, arcieri, auriga. Ognuno con espressione differente e specifici tratti somatici. Da ciò si può dedurre che l'esercito imperiale fosse costituito da appartenenti a diverse etnie.

Una visita davvero coinvolgente, nonostante le presenze turistiche.

Nel pomeriggio, a seconda dei tempi, si va alla Grande Moschea, realizzata nel XIII secolo, raro esempio in Cina di edificio con commistione architettonica classica e islamica. Vi si ritrovano, infatti, il tradizionale orientamento verso La Mecca e il “muro degli spiriti”, tipico della cultura cinese, che doveva servire a ostacolare l’ingresso di entità maligne. E’ un bel complesso, con alcuni elementi strutturali diversi dal solito. Non mostra mezzelune e il minareto è poco accentuato. Nei dintorni non mancano numerosi negozi e bancarelle.

Prevediamo una passeggiata panoramica lungo una parte delle antiche mura di cinta, in genere durante l’eventuale tempo libero. Non sono molte le città cinesi che possono vantare una realizzazione difensiva con una struttura così importante, (è alta sino a 12 metri), e molto ben conservata. Risale al XIV secolo. I sostanziosi lavori di “restauro” hanno permesso di rendere interamente percorribili i suoi 14 chilometri.

Pranzo in ristorante locale Tang Palace.

Cena nel ristorante “De Fa Chang” a base di soli ravioli.

 

Al mattino presto trasferimento in aeroporto e volo per la capitale delle 08.30 con arrivo alle 10,25.

Arrivo e incontro con la guida locale.

 

Considerato il traffico e le distanze da percorrere per spostarsi da un luogo all’altro, scegliamo di recarci subito al ristorante per il pranzo e di iniziare subito le visite.

 

Pechino. Moderna, immensa distesa di edifici, ma anche grande scrigno che conserva alcuni siti antichi e maestosi che attraggono da ogni angolo del pianeta. Animata dallo spirito dell’ottimismo, inquinata (forse meno del previsto), attraversata da immensi viali ricavati pure a costo d’abbattere gioie del passato, percorsa da auto di lusso e, sorprendentemente, da motorini solo elettrici…

Riserva ancora spazi alle (poche) biciclette e nel suo cuore urbano nasconde persino residui dei tradizionali “hutong”, le stradine fiancheggiate da case a corte, costruite secondo i criteri del “feng shui”, tipici nella disposizione dei templi religiosi.

Cavalcavia, grattacieli, tecnologiche realizzazioni per le Olimpiadi, (stupefacente lo stadio progettato dall’architetto che è emerso dalle cronache giornalistiche non solo per le sue capacità professionali), con un ritmo vitale e un dinamismo che paiono percorrerla 24 ore al giorno.

Non a caso, forse, il nome della piazza più grande al mondo, “Tien An Men”, “Pace Celeste”, sembrerebbe suggerire che per trovare quiete sarebbe opportuno allontanarsi da questa città e trovare rifugio in cielo.

Pechino è lo specchio della multiforme e anche disomogenea, oltre che certamente interessante, realtà di questo grande, non solo geograficamente, Paese. Non aspettatevi, però, un luogo ricco di ricordi e storia ma con un corpo ancora imbevuto di realismo socialista.

La capitale sembra essere il risultato casuale, ma non per questo anonimo e sgradevole, dell’introduzione in un frullatore dei più disparati elementi attinti alla sua più gloriosa tradizione culturale e architettonica, e al prorompente desiderio di superare, riuscendoci, una cappa di forzato immobilismo. (Così come stanno cercando di diradare la cappa di inquinamento).

Di questa grande concentrazione con circa venti milioni di persone, che qualcuno ha censito come la più estesa area urbana al mondo, percorreremo i luoghi più interessanti e rappresentativi recandoci alla Città Proibita, Palazzo d’Estate, Tempio del Cielo. Ma non mancheremo di cogliere anche altri aspetti come la Piazza Tien An Men.

 

Dopo pranzo iniziamo la visita della capitale recandoci al Palazzo d'Estate alla periferia nord di Pechino. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

L'elegante grandissimo comprensorio mostra padiglioni, giardini, corridoi coperti, colline e un lago in parte artificiale su cui è stata realizzata un’enorme barca in marmo. Fu residenza estiva della dinastia Qing, l’ultima che governò l’Impero dalla metà del XVII all’inizio del XX secolo. I fasti della residenza estiva sono legati in particolare alla nota e contraddittoria imperatrice Ci Xi.

Si susseguono, oltre a schiere di visitatori, edifici, templi e sale con nomi sempre assai aggraziati: Sala della Benevolenza e Longevità, Tempio del Mare della Saggezza, Padiglione del Profumo Buddista…

Al termine della visita trasferimento in Hotel.

 

Pranzo “cinese” in ristorante locale.

 

Cena al prestigioso ristorante TRB Huton, che si trova nella zona vecchia di Pechino in un suggestivo cortile di un tempio storico che risale alla dinastia Qing. In contrasto con l'antico contesto tradizionale, la sala da pranzo è stata trasformata in un elegante ambiente minimalista e contemporaneo dal famoso studio di design e architettura australiano Hassel. Gli chef, talenti locali e internazionali, sempre attenti all'evoluzione di nuove tendenze culinarie, propongono raffinati piatti a base di ingredienti stagionali.

 

 

NOTA BENE: il Capital Hotel di Pechino potrebbe essere sostituito con un altro hotel di pari categoria, in quanto sono previsti dei lavori di preparazione ai festeggiamenti del 70° anniversario della fondazione della Repubblica Cinese del 1° Ottobre, che dovrebbero cominciare alla fine di agosto. L’Hotel potrebbe cancellare le prenotazioni delle camere.

Intero giorno d'escursione fuori città. A circa 90 Km a nord-est di Pechino si raggiunge la località di Mu Tian Yu (Mutianyu), dove si sale sull’antica faraonica “inutile” realizzazione per percorrere a piedi “uno dei tratti meglio conservati” della Grande Muraglia, “l'unica opera fatta dall'uomo visibile ad occhio nudo dalla luna”. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

Abbiamo scelto di non andare nella più rinomata località di Badaling, ma di sceglierne un’altra un poco più distante ma un po’ meno presa d’assalto dalla folla di venditori e soprattutto turisti. Si tratta di persone provenienti non solo dai paesi occidentali ma soprattutto di cinesi, una caratteristica che distingue la Cina da quasi tutti gli altri luoghi turistici del pianeta.

Circa l’aspetto che individuerebbe la Muraglia come “l’unica opera umana visibile dalla luna”, si tratta di una banalità priva d'ogni veridicità, perché pur essendo lunga alcune migliaia di chilometri è larga non oltre 10 metri, quindi meno di una normale autostrada a quattro corsie.

Quello che invece è possibile, ma poco reclamizzato, è che dalla luna sia senz’altro visibile la massa umana che quotidianamente prende d’assalto la Muraglia specie a Badaling. Tanto che è lecito chiedersi se la popolazione cinese stimata intorno al miliardo e trecento milioni d'anime, non sia improvvisamente lievitata. (Ciò a riprova del fatto che Mao non è ancora scomparso dalle suggestioni di un popolo al quale aveva ricordato che “Chi non scala la Grande Muraglia non è un vero uomo”).

A Mutianyu non saremo certamente soli, ci saranno tanti altri visitatori e gli immancabili venditori, ma la visita rimane più piacevole rispetto alla citata Badaling. Il serpentone pietrificato si fa spazio nel verde tra le pieghe dei monti offrendo uno spettacolo di grandiosità antica. Non basta a sminuirne la possanza le opere terminate nel 1983 di ristrutturazioni e la totale ricostruzione di alcune sue parti. Decine di torri di avvistamento, camminamenti, mura di protezione alla via transitabile, strutture poderose che risalgono all’epoca Ming si snodano in un ambiente che desta vero interesse. Per raggiungere la possente struttura è necessario percorrere una salita che possiamo evitare avendo incluso l’uso della funivia.

La visita alla Grande Muraglia, in ogni caso, costituisce un momento rilevante del viaggio.

Ci piace ricordare che uno degli aspetti da non perdere sta anche nella sua visione da lontano. In un ambiente anche aspramente scenico, questo muro megalomane appare e scompare. Sembra penetrare nei profili delle montagne, quasi infinito dragone con tante teste costituite dalle diverse torri di cui è dotato. Uno spettacolo particolare che si perpetua per migliaia di chilometri sino a lambire il Deserto del Gobi.

La prima parte della struttura fu iniziata, pare, nel V secolo a.C. con uno scopo difensivo. Da questo periodo, ogni stato costruì un proprio spezzone di muraglia per la difesa contro gli attacchi di popoli confinanti e tribù nomadi del nord.

In realtà la Grande Muraglia risultò di scarsa efficacia come opera in grado di salvaguardare confini tanto estesi. Rivestì invece un ruolo d'estrema importanza relativamente alla sua capacità di stimolare e fortificare un’identità comune in una regione del mondo tanto vasta. Per la sua edificazione, avendo bisogno di un’immensa forza lavoro, si utilizzava mano d’opera di province annesse all’impero provenienti da luoghi e culture assai distanti. Il contatto fra questi uomini, e donne, favorì certamente in modo significativo l’omogeneizzazione di etnie e tradizioni diverse. Ma, fu usata anche come strada fortificata che permetteva rapidi spostamenti di uomini, merci e informazioni da una regione all'altra dell'Impero. 

Dopo il pranzo in un ristorante locale, proseguimento per la visita del comprensorio delle Tombe Imperiali della dinastia Ming. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

Visita alla tomba più rappresentativa tra quelle che sono state l’ultima dimora di 13 dei 16 imperatori Ming, che hanno fatto la fortuna di vasi e suppellettili vari oltre che di molti commercianti. Sosta lungo la "Via Sacra" che tanto interesse sempre suscita nei visitatori con le sue monumentali statue in pietra d'animali mitici e di mandarini, posti a guardia della necropoli.

Segnaliamo che la sala che normalmente conserva oggetti preziosi e reperti funerari è momentaneamente chiusa per ristrutturazione.

Le caratteristiche architettoniche ed artistiche delle tombe Ming, essendo parte della cultura confuciana, sono meno eclatanti di quelle più smaglianti e colorate spesso tipiche delle opere buddiste o taoiste.

L’architettura delle tombe riflette la tradizione degli edifici imperiali con una porta d’accesso verso un primo insieme di cortili che conducono al padiglione principale, con altri portici che introducono al sepolcro.

La Via dello Spirito è assai lunga e principia dalla Porta Rossa, vicino ad una grande creatura fantastica, una tartaruga con la testa di drago. (Drago e tartaruga sono rappresentazioni simboliche assai importanti nella tradizione mitologica e culturale cinese). Questo essere immaginario sorregge la stele forse più imponente dell’intero Paese. Si susseguono quindi una dozzina d'altre grandi sculture in pietra che portano sino ai luoghi di sepoltura.

Rientro in città nel tardo pomeriggio.

Pranzo in ristorante locale.

Cena al ristorante Sishitongtang per assaggiare la specialità di Pechino: l’anatra laccata.

Al mattino visita della Piazza Tien An Men, la Piazza della Porta della Pace Celeste che, lo ricordiamo, è a soli dieci minuti a piedi dal nostro hotel.

La fantasia e la conoscenza dei fatti che questo spazio narra, possono presentarcela di volta in volta come un deserto lastricato, il cuore di Pechino, la piazza più grande del mondo, il vuoto che disorienta, il centro simbolico dell’universo cinese, la megalomania del regime, il luogo con l’ultimo ritratto di Mao, la piazza della protesta e delle repressioni.

Per Mao era il simbolo dell’eroicità del partito comunista cinese, anche se il modello architettonico, nonostante i non idilliaci rapporti con l’allora Unione Sovietica, riflette certamente i canoni artistico-ideologici del “realismo socialista” di matrice sovietica.

Noi preferiamo, nonostante i tanti palazzi, il mausoleo, strutture istituzionali e musei che ne riempiono il perimetro e vorrebbero dare il senso della grandiosità e della forza del regime, ricordarla come un immenso spazio vuoto in cui a volte è possibile acquistare fragili aquiloni. (Se i venditori riusciranno a resistere agli interventi delle autorità che tendono ad averne lo stretto controllo e mantenere “pulito” questo luogo simbolo).

La sua prima sistemazione a piazza pare risalga al XVII secolo, ma la sua fama è legata essenzialmente alla storia contemporanea della Cina. Qui il 1° ottobre del 1949 Mao proclamò la fondazione della Repubblica Popolare, e quasi tutti gli edifici che vi sorgono appartengono a questo periodo: il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il Museo Storico Nazionale, il Monumento agli Eroi del Popolo.

In epoca più recente, nel 1989, sulla stessa spianata si consumò una delle pagine meno onorevoli del regime.

La porta della Pace Celeste domina il lato nord della piazza. Realizzata in parte nel XV secolo, era la più maestosa delle quattro grandi porte nelle Mura Imperiali. È una struttura con un doppio tetto e una delle sue particolarità sta nel fatto che è sormontata da un enorme ritratto del Grande Timoniere, come era definito Mao per la sua capacità di indirizzare sulla giusta via immense masse popolari.

A sud della piazza, dietro il mausoleo, vi è la monumentale Porta Qianmen, la Porta Anteriore, che delimitava la cinta muraria della Città Imperiale, costruita nel XV secolo. Attraverso essa l'imperatore usciva per andare al Tempio del Cielo. Sul lato Nord, superata la grande via della Lunga Pace, (una delle strade più larghe al mondo, dove sta lo storico Beijing Hotel, per la cui realizzazione sono stati abbattuti consistenti spezzoni delle antiche mura), si trova l'ingresso principale della Città Proibita, strettamente riservata alla corte fino al 1911, oggi immenso museo all’aria aperta.

La Città Proibita (Patrimonio dell’Umanità UNESCO), si chiama così proprio perché il suo accesso per oltre cinquecento anni è stato vietato ai comuni mortali.

(In verità occorrerebbe rivelare che ora la Città si chiama Proibita perché, dopo che per una sorta di legge del contrappasso si è liberalizzato l’ingresso a tutti quelli che dispongano di due gambe, la visita è sconsigliata fortemente a coloro che manifestino insofferenza per luoghi dove si concentrino 333 visitatori al metro quadro).

È stata l’esilio dorato delle dinastie Ming e Qing ed è il complesso architettonico meglio conservato e importante dell’intera Cina, risparmiato anche dalla furia distruttrice degli eccessi emersi dopo la conquista del potere da parte del partito unico.

Gli edifici e gli spazi aperti sono dislocati accuratamente secondo i tradizionali canoni. La disposizione segue un asse nord-sud che inizia dalla Porta del Sud e giunge sino alla Porta della Grandezza Divina.

Difficile elencare la serie di padiglioni, giardini, ampi cortili, più modesti snodi, sale, luoghi per riunioni banchetti e ricevimenti, aree abitative private e quant’altro abbisognasse a una famiglia imperiale che solo in caso di grave bisogno se ne allontanava. Il tutto è indicato con nomi fantasiosi e gradevoli che richiamano agiatezza e rapporto con realtà eteree e ultraterrene, come si confaceva alla dimora di personaggi con forti addentellati divini. Così possiamo bearci di avvicinare la Sala dell’Armonia Suprema, il Palazzo della Purezza Celeste…

Molte di queste imponenti realizzazioni risalgono al XV secolo, anche se hanno subìto vari rimaneggiamenti nei periodi successivi.

Non sempre, però, tali interventi sono stati adeguati e rispettosi dei criteri artistici, per lo meno di quelli osservati in Occidente. È diffusa la consapevolezza che a volte non si è intervenuto con restauri mirati e limitati alle specifiche parti che avessero subìto i torti del tempo o dell’incuria. Per esemplificare, è più volte successo che a fronte della necessità di ritoccare uno spigolo alla base di una colonna, si sia proceduto ricolorando l’intera base, non tralasciando, pur non essendo necessario, di intervenire su tutta la colonna e magari anche su quella vicina per evitare che potessero riscontrarsi differenze cromatiche tra la zona ritoccata e l’intera struttura d’appartenenza.

I primi padiglioni sono stati edificati nel 1407 dal III imperatore Yong Le della dinastia Ming. Nella costruzione della Città Proibita fu impiegato circa un milione di operai, per erigere gli 800 padiglioni e le 9000 stanze. (Il numero 9 ed i suoi multipli erano, come noto, molto cari all’Imperatore). Le strutture sono circondate da un fossato largo 50 metri, ove scorre un corso d’acqua navigabile in barca, e da una cinta muraria di 13 metri d'altezza.

Da notare che Il giallo oro spesso caratterizza i tetti in ceramica, tonalità riservata all'imperatore.

Nel pomeriggio, andremo nel parco del Tempio del Cielo, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Si tratta di un manufatto in purissimo stile Ming divenuto uno dei simboli più riconosciuti della capitale. È la massima rappresentazione stilistica della famosa dinastia e si trova racchiusa da una cinta muraria con porte d'ingresso orientate verso i quattro punti cardinali. Qui, a ogni solstizio, gli imperatori proprio perché Figli del Cielo, celebravano i riti per propiziare il buon raccolto, condizione prima per mantenere la stabilità, la pace sociale e perpetuare la loro potestà. I templi presentano architetture che sono la trasposizione delle teorie cosmologiche tradizionali cinesi per le quali il cielo è rotondo e la terra su cui poggia è quadrata. (Concetti ben evidenti anche nel guscio della tartaruga, non a caso tenuta da sempre in gran considerazione). Per questo l’Altare circolare del XVI secolo è formato da una base quadrata su cui si elevano tre piattaforme circolari decrescenti che poggiano una sull’altra.

Nella realizzazione di questa grande ma graziosa struttura, il numero nove ricorre spesso in molti suoi aspetti, perché tale numero possiede un altissimo valore simbolico essendo associato al potere imperiale. Più in generale nella cosmologia antica i numeri dispari sono ritenuti espressione della sfera divina, e il nove è particolarmente rilevante perché è “l’ultimo dei numeri dispari a una sola cifra”.

Nel parco, gli edifici degni d’attenzione sono diversi. Tra questi, il Tempio della Volta Celeste Imperale e il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto.

 

Aver previsto di fruire delle camere in hotel fino alla partenza per l’aeroporto, sarà certamente apprezzato dai nostri compagni di viaggio.

 

Pranzo in ristorante locale. Cena in hotel.

Trasferimento in aeroporto.

 

 

Trasferimento dall’hotel in aeroporto. Il volo diretto di linea Air China per Malpensa CA949 è alle ore 1,30. Arrivo a Milano alle 6,30.


 

 

 

 

1. Ingresso Città Proibita  2. Shanghai  3. Grande Muraglia

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Il visto: ricordiamo che sono necessari il passaporto con validità non inferiore a sei mesi, il modulo Kel 12 e il modulo del consolato cinese debitamente compilati e una fototessera a colori. Suggeriamo di dotarsi anche di due altre foto formato tessera, oltre a quella necessaria per il visto, e della fotocopia del passaporto. (Ciò potrebbe rivelarsi utile nel caso di smarrimento del documento). Ogni partecipante è tenuto a verificare personalmente la validità e le caratteristiche - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12 National Geographic Expeditions
  • Il viaggio include le mete classiche (Pechino e dintorni, Xi'an e dintorni, Shanghai), ma anche luoghi meno noti come Zhujiajiao

ESPERTI