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RENDEZ VOUS: IL SACRO E IL BELLO, DA GERUSALEMME A PETRA

GIORDANIA ISRAELE

icona orologio 11 GIORNI
minimo 15 massimo 25 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   7  ottobre    al   17  ottobre  

Chi abbia immaginato di recarsi a Petra, ma anche chi vi sia già stato, potrebbe avere un desiderio. Vederla di notte, magari in pochi. Chi, come noi, conosce bene la “Piccola Petra”, ne ha pure un altro. Trasformare quello spazio di architetture nabatee in un salotto con torce e candele che illuminano tappeti e tavole imbandite, accolti da un flautare discreto che non si sa bene da dove origini. Nel nostro inusuale viaggio, abbiamo voluto materializzare questi piccoli - continua -

A PARTIRE DA: 4.400 €


ITINERARIO

Partenza con Lufthansa LH 279 da Malpensa alle 7,30. L’accompagnatore attende il gruppo a Milano al banco accettazione. Arrivo a Francoforte alle 8,45. Volo LH 686 per Tel Aviv alle 10,20 con arrivo 15,25. Incontro con guida locale e trasferimento in hotel.

Tempo libero per relax o primo approccio individuale con una città che si offre per essere vissuta a tutte le ore.

Cena in hotel.

 

Il nostro hotel a Tel Aviv, “Herods” 5* 

(www.herods-hotels.com/herods-hotels/herods-tel-aviv/), 5*.

E’ un moderno grande albergo con stanze e servizi accoglienti Spa, palestra, Wi-Fi. Non è un piccolo hotel di charme ma è assai funzionale. Da apprezzare la posizione sul lungomare che può essere il primo spicchio di Tel Aviv da incontrare.

 

 

 

Qualcuno chiama Tel Aviv la “città del sushi e delle spiagge”. Forse l’accento posto sulla parte goduriosa è eccessivo, ma ben si presta a introdurre un aspetto di Israele che certo troverà meno rispondenza durante il resto del nostro itinerario.

E’ una città moderna in continuo fermento. Mescola il centro economico del Paese e Jaffa (Giaffa), un quartiere che costituì l’iniziale nucleo cittadino da cui si allontanarono i primi gruppi di ebrei per creare comunità proprie in nuovi quartieri, diversi da quelli abitati prevalentemente da arabi.

Architetture moderne ed edifici degli anni ’50 fanno da cornice al lungomare che si stende fino al vecchio porto. Non è raro osservare costruzioni in stile Bauhaus con criteri architettonici particolari, ed elementi legati ad aspetti di ideali socialisti cui si rifacevano sia gli architetti che hanno promosso tale stile in Europa, sia altri che emigrarono in Israele. (Il tema del rapporto tra ebrei e socialismo è assai interessante e lo ritroviamo pure nelle esperienze dei kibbutz).

Tel Aviv è detta Città Bianca grazie ad alcuni edifici nel citato stile Bauhaus, parte di quel Movimento Moderno, noto anche come International Style, che è valsa alla capitale l’inclusione tra i Patrimoni UNESCO.

Tutto pare in perenne movimento. Auto, pedoni, bici, motorini, gente che pratica jogging. Le strade sono formicolanti a qualsiasi ora di giorno e notte. Qui in ogni momento è possibile mangiare, comprare, divertirsi, studiare, passeggiare. Tel Aviv non conosce il significato del termine pausa. Anche il porto, ristrutturato di recente, è pieno di bar, ristoranti, negozi e ampi spazi per camminare e correre.

La nostra breve permanenza a Tel Aviv prevede un incontro con la città per coglierne alcuni aspetti legati alla sua poliedricità. In bus attraversiamo quartieri interessanti in cui, oltre alle citate architetture noteremo vie prestigiose come Dizingoff Street. Sosteremo poi a Jaffa per passeggiare tra i vicoli dove ebraico e arabo si mescolano nelle lingue dei passanti e nelle insegne delle attività commerciali.

Pranzo in un ristorante a Jaffa.

Nel pomeriggio partenza verso Gerusalemme che dista poco più di 60 chilometri.

La città, oltre ogni altra concreta o astratta definizione, è innanzitutto ed essenzialmente il luogo sacro dove, sin da piccoli, abbiamo appreso che si sono svolti fatti legati a una tradizione che vede Cristo soffrire, morire e risorgere. La stessa pesantezza religiosa hanno questi luoghi pure per chi professi le altre due fedi monoteiste. Da ciò deriva il rapporto di amore forte e complicato che queste tre religioni e i relativi fedeli hanno con la Terra Santa. Ebraismo, Cristianesimo e Islam, qui, in pochi metri quadrati trovano quanto di più simbolico è impossibile trovare insieme in altri spicchi di mondo.

Il Muro del Pianto, il Santo Sepolcro e la Moschea di Al-Aqsa, testimoniano affetti, fanatismi, universalità e piccolezze umane. Noi avremo occasione di poggiare le mani su alcune di questi templi per toccare le pietre di cui sono fatti. E verificheremo che solo a Gerusalemme le “pietre” sono in grado di spogliarsi della loro estetica e materialità, per divenire “sacre” emozioni per tutti.

Le quattro notti di permanenza permettono di articolare opportunamente le visite in città e nella regione circostante tenendo conto della concreta situazione.

 

(Dal tramonto dell’8 a quello del 9 ottobre ricorre lo Yom Kippur. Si onora in modo particolare essendo tra le scadenze religiose più sentite. La tradizione prevede digiunare, non bere, astenersi da qualsiasi lavoro o divertimento, pregare. Quasi tutti i negozi, ristoranti, musei,  siti culturali chiudono e i trasporti si bloccano. Sono però fruibili i mercati negozi e bancarelle per le attività legate al turismo e sono accessibili alcuni luoghi come il Santo Sepolcro. Lo visiteremo arrivandoci a piedi dal nostro hotel essendo a circa un chilometro dalla Porta di Damasco che introduce al centro storico.

Le cene dell’8 e 9 ottobre sono in hotel pur con orari e menù da verificare in loco, vista la coincidenza con inizio e fine ritualità religiosa.

In generale, indichiamo visite e tempi di trasferimento che potrebbero avere, secondo le condizioni che riscontreremo, un ordine diverso da quello ora previsto. Sono quindi possibili variazioni pure nelle visite e ristoranti per motivi ora non noti.

Anche in Giordania qualche pasto potrà consumarsi in ore diverse dal solito per non subordinare lo svolgimento del programma ai pasti stessi.

L’esperienza del tour leader e guida locale, suggerirà gli eventuali cambiamenti per ottimizzare i tempi e cogliere il meglio di quanto i luoghi offrano).

Pranzo a Jaffa nel ristorante Jasia. Cena in hotel.

 

Il nostro hotel a Gerusalemme, “Leonardo” 4* Sup

https://www.leonardo-hotels.it/leonardo-hotel-jerusalem

Grande albergo. Stanze con balcone e servizi adeguati a soddisfare la permanenza a Gerusalemme, nonostante alcuni aspetti abbisognerebbero di più adeguata manutenzione. Non ha il fascino di un piccolo boutique hotel ma la sua posizione, a un chilometro dalla Porta di Damasco, lo rende appetibile.

 

(Oggi, come detto, le attività risentono della ricorrenza religiosa, ma la posizione del nostro hotel ci fa arrivare in una decina di minuti a piedi alla Porta Damasco. Da lì iniziamo una sostanziosa passeggiata per incontrare il cuore di Gerusalemme,  gustandolo a piedi sino a che ne avremo voglia.

Entreremo nel complesso del Santo Sepolcro provenendo dalla Via Dolorosa e vedremo dall’esterno alcuni luoghi indicati, oltre ad approfittare dei mercati negozi e bancarelle aperti. Completeremo le visite degli altri evidenziati in grassetto i giorni successivi, anche se descritti nel programma di oggi per comodità espositive. Tenendo conto delle specificità del periodo e della regione, abbiamo costruito il programma riservandoci sufficiente tempo per terminare in seguito le visite distribuendole nell’arco della permanenza).

 

La nobile e complessa storia che la tradizione attribuisce a Gerusalemme, La Città Santa per eccellenza, inizia nel X secolo prima dell’era cristiana. La Città di David, proprio per sua iniziativa assume il ruolo di capitale delle dodici tribù di Israele fino a quel punto divise fra loro. In questa città David porta L’Arca dell’Alleanza, la cassa che conteneva le tavole dei Dieci Comandamenti. A Salomone tocca il compito di costruire il Tempio che dovrà conservare proprio l’Arca.

Seguono divisioni all’interno delle comunità ebraiche tra diverse tribù, conflittualità con gli assiri, arrivo di Nabucodonosor che distrugge il Tempio. Poi, i persiani, la ricostruzione del Tempio nel VI secolo a.C. e la presenza dei romani. Sarà la madre di Costantino nel IV secolo d.C. a far iniziare i lavori per l’edificazione della Basilica del Santo Sepolcro. Successivamente, ancora i persiani e gli arabi con un’influenza musulmana che dura da circa quattordici secoli. Ma, non sono neppure mancati crociati, mamelucchi, ottomani…

Dopo la prima guerra mondiale, Gerusalemme è sottratta ai turchi dal generale Allenby e trasformata in provvisoria capitale del protettorato britannico. Al piano che prevedeva la successiva divisione della Palestina in due stati, non è data applicazione e Gerusalemme da quel momento è elemento di acerrimo contenzioso tra le comunità araba e israelita.

Per dovere di cronaca, e per appesantire ulteriormente la complessa realtà di questa città ricordiamo che Gerusalemme, pur essendo legittimata capitale dagli israeliani e rivendicata dai palestinesi, continua a essere anche da questo punto di vista centro di controversie. Infatti, il suo status di capitale non è un fatto acclarato dalla comunità internazionale, tanto è vero che quasi tutti i Paesi del mondo mantengono le loro rappresentanze diplomatiche a Tel Aviv. La recente posizione trumpista, che ha appoggiato la posizione meno dialogante israeliana, ha rinfocolato altre aspre polemiche.

Questo è il quadro generale che fa di tale città un luogo certamente particolare di cui apprezzeremo alcuni degli aspetti più rappresentativi. Ne introduciamo una breve descrizione sottolineando ancora che la situazione specifica che si presenterà in loco, indicherà l’itinerario concreto e l’articolazione delle giornate.

Gerusalemme si stende su una vasta area collinare. I luoghi d'interesse storico religioso e turistico sono concentrati nella città vecchia, eccetto Ein Karen che si trova ai margini della capitale nella zona est.

Il centro storico, (la Città Vecchia è Patrimonio UNESCO), è una sorta di quadrilatero irregolare che vede a nord il quartiere islamico, a est la Spianata della Moschea, a sud est troviamo la zona ebraica, a sud ovest quella armena e ad ovest l’area cristiana. Il monte Zion (Sion) e il Monte degli Ulivi stanno poco fuori del centro storico, il primo sul lato meridionale ed il secondo su quello orientale.

Le mura che circondano il centro sono del XVI secolo e la Porta di Damasco, una delle più note, introduce alla parte nord, quella palestinese. Come detto, vi arriviamo a piedi dall’hotel. Varcata la porta, ci si trova immersi in una realtà che dichiara subito la sua appartenenza al mondo arabo islamico.

La Porta di Santo Stefano o dei Leoni (due felini sono immobili ai lati del passaggio), è l’accesso orientale per chi provenga dal Monte degli Ulivi.

Dopo il suo ingresso, a sinistra, si trova il Monte del Tempio che comprende la Cupola della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa. Il luogo è davvero ritenuto assai sacro dagli islamici perché per loro rappresenta il terzo sito religioso più importante al mondo. (Gli altri due sono in Arabia Saudita, Mecca e Medina).

L’area lastricata, nota come la Spianata, è vasta e al centro ospita la Cupola della Roccia.

(L’ingresso alla Moschea non è mai consentito e l’accesso alla Spianata non è certo assicurato, anche se a volte è possibile in alcune ore del mattino. Ci dilunghiamo nella sua descrizione anche perchè, come sottolineato, è difficile recarvisi).

E’ stata realizzata nel VII secolo su una superficie contesa con vigore dagli islamici e dagli ebrei. Qui la tradizione vuole che Abramo stesse per sacrificare il figlio a Dio. Da qui il Profeta ascese in cielo, e il punto esatto sarebbe proprio dove ora sta la cosiddetta cupola d’oro.

Inoltre, il luogo è importante perché qui opereranno le bilance che il giorno del Giudizio Universale peseranno pregi e difetti delle anime, per decidere dove dovranno essere indirizzate per trascorrere l’eternità. La cupola fa parte delle immagini più ricorrenti di Gerusalemme, nonostante il suo splendore dorato non sia più il risultato della presenza di uno strato d’oro ma di vil metallo anodizzato.

La Moschea Al-Aqsa è di grandi dimensioni e può contenere sino a cinquemila fedeli. Quello che si vede oggi è il risultato di successive aggiunte e rifacimenti, anche se, come detto, la parte iniziale risale allo stesso secolo in cui visse il Profeta.

Ma, la spianata è ritenuta imprescindibile anche per gli ebrei perché secondo la loro tradizione qui venne eretto il Primo Tempio che conteneva l’Arca dell’Alleanza, ed in questo luogo secondo il Talmud furono creati il mondo e il primo uomo.

A un tiro di sasso (l’espressione non è puramente casuale), si trova il Muro Occidentale, più noto come Muro del Pianto. Di fatto si tratta di una semplice opera di sostegno a una parte della spianata, quella occidentale appunto, dove sorgeva il Tempio. Dopo la distruzione anche del Secondo Tempio gli ebrei presero l’abitudine di recarsi in prossimità del muro proprio per pregare e piangere la perdita del Tempio stesso. Ciò da origine al nome che ancora oggi indica questo manufatto.

Da notare che l’accesso al muro, a parte poche eccezioni tra cui oggi, è possibile in ogni ora diurna e della notte tutti i giorni dell’anno.

Anche il Monte Sion (Zion), situato all’esterno sud della città vecchia, assume rilevanza perché legato ad eventi che coinvolgono più filoni religiosi, in particolare per cristiani ed ebrei.

I primi venerano la sala dove si svolse l’ultima cena prima dell’arresto del Cristo. Nello stesso luogo gli ebrei ritengono sia stata identificata la Tomba di Re David.

Non si tratta di opere particolarmente apprezzabili dal punto di vista architettonico, ma è ovvio che se si ritiene che lì si sia svolta l’ultima cena e riposino i resti o il ricordo di David, tutti gli aspetti puramente artistici e della godibilità estetica passano in secondo piano.

Nel quartiere cristiano ci si aspetta di trovare un’atmosfera di partecipazione religiosa legata alla presenza della Basilica del Santo Sepolcro. Ciò, però, non riesce a evitare la convivenza con altri aspetti di vita quotidiana più laici, profani e irriverenti, che sembrerebbero contrastare la santità del luogo a beneficio di più umani interessi sempre presenti, da Lourdes a Pietrelcina, dove anche il sacro può essere oggetto di benefici commerciali. Ne sono segno le diverse attività connesse con la vendita di oggettistica legata alla tradizione e alla passione di Cristo, come i crocifissi fosforescenti o le corone di spine che “acquistate a coppia danno diritto ad uno sconto del 25%”. (Così recitava, durante la nostra ultima visita, un cartello in evidenza accanto ad una catasta di corone spinose all’ingresso di un negozio nella Via Dolorosa).

Pellegrini, bancarelle, strutture religiose, turisti, presenza di circa due decine di ritualità cristiane che fanno capo ad altrettanti filoni di culto.

Al centro di tutto ciò sta l’interesse e gli interessi che ruotano attorno alla Basilica del Santo Sepolcro. Qui la tradizione vuole che si trovi il luogo in cui Cristo sia stato crocifisso, sepolto e sia poi risorto. L’importanza della basilica non sta tanto, quindi, nella sua valenza monumentale, peraltro non di estrema rilevanza, ma nel significato che il mondo cristiano nella sua generalità attribuisce a questo complesso di edifici, spesso teatro anche di lotte intestine al mondo clericale per la sua gestione. Tanto è vero che, per evitare diatribe tra le varie confessioni cristiane che si contendono la gestione e gli aspetti legati all’operatività quotidiana, il possesso delle chiavi e il compito di apertura della basilica anni fa sono stati affidati a una famiglia musulmana che riscuote la fiducia della comunità cristiana nel suo complesso.

L’architettura attuale degli edifici si deve a una serie d'interventi iniziati nel IV secolo quando Elena, madre di Costantino, promosse scavi nella zona in cui era presente un tempio pagano. I reperti portati alla luce le diedero certezza che quello fosse il luogo del calvario di Cristo.

La basilica oggi comprende un convento francescano, sacrestia, portici, il carcere di Gesù, varie cappelle, tombe, alcune stazioni della Via Crucis.

Il luogo è spesso affollato e il clima non è sempre quello che ci si aspetterebbe vista la portata degli eventi che qui si sarebbero svolti, ma ciò non toglie nulla alla venerabilità ed emozioni che i credenti possono recepirvi.

Da sottolineare che a Gerusalemme sono così tanti gli elementi di suggestione dei molti luoghi sacri, che nemmeno la permanenza di più giorni sarà in grado di soddisfare pienamente. Ci sarà sempre un aspetto, marginale per alcuni ma importante per altri, che non si potrà includere in un solo viaggio.

Pranzo durante le visite nel Boulgourjhi, ristorante armeno. Cena in hotel, con le avvertenze prima richiamate.

Usciamo presto per ottimizzare la giornata e includere, tra oggi e domani, quanto non visitato ieri.

Betlemme (Patrimonio UNESCO), è a breve distanza da Gerusalemme e vi si giunge dopo aver superato i dovuti controlli. Una decina di chilometri ci conducono in questo piccolo centro che conserva però il ricordo della nascita di Gesù. Antico snodo carovaniero, nel VII secolo diviene parte del territorio islamico, anche se fu lasciata ai cristiani la possibilità di continuare a professare il loro credo. Ancora oggi è località con caratteristiche e presenze cristiane.

La Piazza della Mangiatoia (Manger Square), è lo spazio antistante alla Basilica della Natività. Il complesso religioso si presenta come insieme di strutture che ha ricevuto nel corso dei secoli successivi interventi. La sua iniziale realizzazione pare debba essere attribuita, come per il Santo Sepolcro, a Elena nel IV secolo.

Comprende vari ingressi, colonnati, chiesa, monastero, santuario, cappelle, cortili. Una minuscola porta, non a caso detta dell’Umiltà, permette l’accesso al sacro luogo che tanto posto ha nella devozione dei cristiani di ogni specie. Un colonnato, che potrebbe risalire proprio al IV secolo, conduce verso scale che introducono all’ingresso della Grotta della Natività dove si trova una stella a quattordici punte donata dai francesi nel Settecento, che indicherebbe il luogo esatto della venuta al mondo di Gesù. Tra gli edifici religiosi si trova anche la chiesa di Santa Caterina, nota in tutto il mondo perché è qui che viene celebrata la messa di mezzanotte alla vigilia di Natale.

Nel pomeriggio, dopo il pranzo in un ristorante locale, rientro a Gerusalemme per proseguire le visite.

Il Monte degli Ulivi si trova in prossimità dell’ingresso orientale alla città vecchia.  Il posto è rilevante per le vedute che offre su Gerusalemme e, al pari di altri, per il significato religioso. Il locale cimitero ebraico, pare il più antico tuttora in uso al mondo, è il luogo dove gli ebrei amano essere sepolti perché qui, secondo le loro credenze, Dio inizierà a resuscitare i morti quando giungerà il momento del giudizio universale.

Sul monte e nelle vicinanze si trovano altri luoghi sacri come la Chiesa del Pater Noster e l’Orto di Getsemani con le sue antichissime piante di ulivi.

L’area di Ein Kerem è decentrata e distante dal centro storico. E’ nota soprattutto per la presenza del Santuario di San Giovanni Battista, costruito dove sorgeva la casa dei suoi genitori.

Pranzo nel ristorante locale Tent e cena in hotel.

Dopo colazione lasciamo presto la città per una giornata dedicata a escursioni fuori Gerusalemme. Il piatto forte è senz’altro la fortezza di Masada.

A cinquanta chilometri verso est c’è Gerico. Ciò che rimane è veramente assai poco di quanto le il suo nome evochi, ma avremo la possibilità di ricostruirne la storia attraverso le parole dell’accompagnatore e della guida locale. Gerico è a 250 metri sotto il livello marino e il clima della zona ne risente sensibilmente.

Durante la sua plurimillenaria storia, Gerico, non si è fatta mancare quasi nulla. Ha visto il passaggio più o meno cruento di israeliti, che ne abbatterono le mura con le famose trombe, babilonesi, romani, bizantini, crociati, arabo-musulmani.

Il suo nome richiama una remotissima origine fatta risalire (da certi studiosi) a circa settemila anni fa,  e alcuni episodi cari alla tradizione cristiana. Nelle vicinanze (ma sono più d’uno i posti in cui si presuppone si siano svolti questi eventi) Giovanni Battista avrebbe battezzato Gesù il quale, proprio sulle alture circostanti avrebbe ricevuto le attenzioni tentatrici del demonio.

A una ventina di chilometri direzione sud, quasi a ridosso del grande lago salato, sta Qumran

Anche nell’area di Qumran non vi sono poderosi resti ma ha il merito di aver conservato per tanti secoli i famosi Rotoli del Mar Morto. Nel 1947, casualmente, un pastore entra in una grotta alla ricerca del suo bestiame e scopre alcuni vasi che contenevano i preziosi reperti. Pare sia la scoperta che più di tante altre abbia contribuito a ricostruire e confermare aspetti essenziali della storia ebraica.

Anticamente, nella zona era stanziata una comunità di ebrei appartenente a una particolare setta, nota per la ricerca di modalità di vita austere e rispettose della tradizione. Ritenendo che gli altri fedeli avessero oramai imboccato una strada eccessivamente edulcorata rispetto ai canoni dell’ortodossia tradizionale, trovarono qui il luogo ideale per vivere in modo appartato e praticare forme di convivenza in sintonia con principi di purismo e ascesi. Tra le loro attività vi erano lo studio attento dell’Antico Testamento e la consuetudine di trascriverne i testi anche su supporti alcuni dei quali saranno poi noti come Rotoli del Mar Morto. La loro permanenza nella zona va dal II secolo a.C. al I d.C. quando l’abbandonano per l’arrivo dei romani.

L’importanza del ritrovamento dei rotoli sta nel fatto che confermerebbe la veridicità delle Sacre Scritture perché questi testi, vecchi di duemila anni, coinciderebbero pienamente con quelli di altre fonti e ritrovamenti più recenti.

Oggi la zona è un parco nazionale all’interno del quale oltre a varie grotte si trovano i resti degli antichi insediamenti abitativi con qualche residuo di cisterne, forni, canali, abitazioni private ed edifici comuni.

Masada è distante poco più di cinquanta chilometri ancora più a sud, in prossimità della parte più meridionale del Mar Morto.

E’ un sito particolare, per l’asperrimo desolato e forte fascino del luogo e per il suo significato nella storia, ma anche attuale, dell’identità ebraica. Rappresenta l’eroismo spinto alle estreme conseguenze da parte di chi decise di suicidarsi in massa, pur di non arrendersi e cadere in mani nemiche. La storia è raccontata ed insegnata ad ogni bambino israeliano affinché cresca portando in sé il senso dell’orgoglio nazionale.

La fortezza di Masada è su un’altura che affaccia sul Mar Morto. Nel I secolo a.C. Erode il Grande amplifica e rafforza una struttura preesistente per farne rifugio e residenza. Gli ebrei zeloti espugnano la fortificazione nel 66 d.C. e qui si stabiliscono. I romani con una presenza di quasi diecimila uomini, a fronte degli ebrei che erano meno di mille, tentano di impossessarsi della postazione. Quando gli zeloti capiscono che tutto è perduto, preferiscono suicidarsi in massa con modalità davvero particolari, invece di cadere nella mani dello straniero. Dopo quell’evento, poco si sa del sito e solo negli scorsi anni ’60 il luogo è restaurato per consentirne la valorizzazione simbolica e turistica. La sua importanza trova riscontro nell’essere tra i Patrimoni UNESCO.

L’accesso alla cima è possibile in vari modi. Il più diffuso e praticabile prevede l’uso della funivia.

L’insieme delle strutture originali e dei rifacimenti presenti sulla sommità rendono l’idea di come potessero presentarsi gli edifici nei secoli passati.

La Porta del Sentiero del Serpente, sul lato est, è l’ingresso per quelli che vi giungono percorrendo il sentiero omonimo. Già da qui ci si rende conto della grandiosità della vista che spazia tra paesaggi brulli ostili ma coinvolgenti e il Mar Morto. Da questo lato si trova anche la stazione della funicolare. La visita si snoda lungo il perimetro esterno e include anche alcuni manufatti al centro del complesso fortificato. Il muro orientale conserva parti originali, e da qui si può proseguire verso altri resti di mura residenze cisterne palazzi chiese sinagoga terme magazzini e un altro punto particolarmente panoramico.

Rientro a Gerusalemme dopo aver ripercorso quasi per intero la strada dell’andata per circa cento chilometri.

Pranzo nella zona di Masada nel ristorante Papa Mishel. Cena in hotel.

Lasciamo definitivamente la capitale del sacro per attraversare il confine con la Giordania e arrivare ad Amman.

(Vi sono circa 110 chilometri da percorrere, ma le 2 ore indicate per arrivare, segnalano solo il tempo di percorrenza senza le diverse soste e i sempre possibili imprevisti. Il trasferimento può essere interrotto da posti di controllo).

Attraversiamo un pezzo di territorio che si diversifica notevolmente in breve spazio, ripassando nell’area di Gerico per arrivare alla frontiera del Ponte di Allenby, noto anche come Ponte Re Hussein.

(Gli orari di apertura del confine hanno condizionato l’elaborazione del programma che potrà essere modificato in relazione ad eventuali ulteriori variazioni).

Come in tutti i punti di confine che si rispettino, le procedure per passare dall’altra parte possono essere laboriose. Occorre quindi armarsi della stessa pazienza utilizzata in altre occasioni durante l’itinerario israeliano.

Alla frontiera lasciamo la nostra guida e conosciamo quella giordana.

Poco più di altri 50 chilometri ci portano ad Amman.

Per arrivare nella capitale, situata a un migliaio di metri slm, distante poco più di 100 chilometri da Gerusalemme, avremo superato complessivamente un dislivello di oltre duemila metri. Alle alture su cui si trova Amman si arriva provenendo da Gerusalemme posta a 800 metri, passando per la valle del Giordano che sta mediamente a 200 sotto il livello del mare.

Giunti in hotel, eventuale tempo libero per relax, o per un approccio con Amman, prima o dopo cena. La meta potrebbe essere downtown con i vivaci caffè all’aperto vicino al Teatro Romano.

Amman è capitale della Giordania solo dal 1950. Pur nota nella storia già dal XIII secolo a.C. e conosciuta nell’antichità prima come Rabbat Ammon e poi Filadelfia, alla fine del XIX secolo è ridotta a piccolo villaggio. Per volere del re Hussein (a suo tempo molto noto e apprezzato a livello internazionale, non sempre allo stesso modo in patria), quasi tutti gli edifici pubblici e privati sono rivestititi da una particolare pietra bianca locale che le fornisce caratteristica di lindore ma, forse, anche di asetticità.

Da vari anni si possono notare numerose gru e cantieri aperti, segnali di un intenso sviluppo urbanistico legato a sostanziosi investimenti anche stranieri, oltre che di facoltosi palestinesi.

(Il 60% circa dei giordani è palestinese o di origine palestinese e, per loro fortuna, non tutti vivono nei campi profughi ancora presenti in varie zone del Paese, anche alla periferia di Amman. Negli ultimissimi anni, vi è anche una massiccia presenza di siriani e iracheni, oltre due milioni, che sono stati costretti a fuggire dai loro paesi. Da evidenziare che Giordania e Libano sono i Paesi che hanno accolto più rifugiati e profughi al mondo. Per questo re Abdullah II ha recentemente ricevuto ad Assisi il riconoscimento della Lampada della Pace).

Pranzo in ristorante locale durante le escursioni, cena in hotel ad Amman.

 

Il nostro hotel ad Amman, “Jordan InterContinental Hotel”, 5*. (www.intercontinental.com).

“Anche se non soggiornate qui, potete sempre venire a bere qualcosa nella sua grandiosa lobby…”. Noi vi trascorriamo la prima notte in Giordania. E’ il precursore di tutti i migliori alberghi di Amman e vanta quel pizzico di fascino in più di tutti gli altri, che è il motivo per cui lo frequentiamo da moltissimi anni.

 

La tradizione dell’hammam si ritrova nei servizi del nostro hotel:

 

 

 

Colazione e inizio delle visite nel Regno Hashemita di Giordania. La definizione Hashemita deriva dall’ascendenza rivendicata già da re Abdullah, il fondatore della moderna Giordania, nonno di re Hussein. Affermava infatti di discendere direttamente da Hashim, bisnonno del profeta Maometto. Da ciò i successori di Abdullah hanno tratto un carisma che ha avuto ascendente notevole anche su altri Paesi arabi e musulmani.

Il primo contatto con la storia e il territorio giordano ci porta a circa cinquanta chilometri dalla capitale. Una moderna strada panoramica che corre parallelamente alla Valle del Giordano ci fa giungere nel nord a Jerash.

Jerash conosciuta in passato come Gerasa, è forse la più importante, e in ogni caso la più godibile delle città che formavano la Decapoli. Si visiteranno la Piazza Ovale, l’Arco di Trionfo, l’Ippodromo, la Porta Sud, il Tempio di Zeus, il Teatro, la Via Colonnata, il Tetrapilo, il Tempio di Artemide, che rimandano soprattutto a un periodo compreso tra il I e il IV secolo d.C.

E’ certo uno dei siti più corposi e meglio conservati del Medio Oriente. (Oggi è  ancora più rilevante se si pensa che quasi tutti gli altri che erano massicciamente presenti in Siria sono stati distrutti). Ne apprezzeremo i numerosi edifici, le particolarità architettoniche a cominciare dalla grande piazza ovale circondata dal colonnato, così ben mantenuta perché semi sotterrata sino agli anni ’50 dello scorso secolo ed utilizzata come terreno per la coltivazione del grano. (Poco pregevoli sono, invece, alcuni lavori di restauro operati anche da archeologi italiani).

Pranzo nel ristorante Valle Verde, molto vicino al sito, dove il pane caldo appena sfornato i tradizionali mezzè e spiedini costituiranno il primo gradevole approccio con le specialità culinarie locali.

Pranzeremo molto presto per arrivare nel primo pomeriggio sul Mar Morto. Circa 100 chilometri verso sud ci portano nell’hotel che sta proprio sulle sue rive. Il resto della giornata è dedicato alle particolarità del luogo, fare il bagno o fruire dei servizi nella SPA dell’hotel. Fanghi, sole, sale, massaggi, creme…

Il Mar Morto non è un mare e non è morto. Già dagli anni ’30 dello scorso secolo alcuni ricercatori statunitensi hanno scoperto forme di vita animale e vegetale sul lato dell’attuale parte israeliana. E’ però certo che si tratta del punto più basso della terra a circa 400 metri sotto il livello del mare formatosi, pare, oltre 50.000 anni fa. E’ una posizione che sta rapidamente mutando perché negli ultimi anni il livello delle sue acque si sta abbassando, a causa soprattutto del diminuito apporto del Giordano oramai ridotto a piccolissimo immissario, ma anche del prelievo di acque e fanghi per farne prodotti di cura e cosmetici.

(Esiste un progetto israelo-giordano con l’apporto degli USA, già definito nei particolari, per la costruzione di un canale che potrebbe portare acqua dal Mar Rosso al Mar Morto utilizzando gli oltre 400 metri di dislivello tra i due mari, e compensare così l’abbassamento delle acque di quest’ultimo. Nell’ipotesi del canale sono inseriti anche una centrale idroelettrica e un enorme parco giochi acquatici).

Immergersi nel Mar Morto è un’esperienza da non perdere, per l’impossibilità di affondare e per lo straordinario scenario che circonda queste acque che hanno una salinità di oltre il 30%, circa dieci volte in più della normale acqua marina.

Per il bagno, attenersi ai suggerimenti della guida locale e accompagnatore.

Pranzo (molto presto) nel “Valle Verde” a Jerash. Cena in hotel sul Mar Morto.

*(Per il pernottamento nel deserto, è bene dotarsi di un piccolo contenitore con l’indispensabile per non essere costretti a portare la più ingombrante valigia).

 

Il nostro hotel sulle rive del Mar Morto, “Jordan Valley Marriot Hotel 5*

ttp://www.marriott.com/hotels/travel/qmdjv-jordan-valley-marriott-resort-and-spa/

Sulle rive del Mar Morto scegliamo un hotel per chi, amando il confort, troverà certo soddisfacente fruire dei suoi servizi. Stanze molto accoglienti, piante, fiori, SPA, piscine, fanghi e qualche eccesso di arredo in marmi e ottoni, cascatella. Oasi gratificante nell’aspro scenario del Mar Morto.

Un modo per apprezzare al meglio il panorama duro e coinvolgente in cui è inserito è accomodarsi al bar all’ora del tramonto.

 

Colazione e via col nostro minibus ancora più a sud sino al Wadi Rum.

Percorriamo parte di due delle tre strade, la Wadi Araba e la Desert Highway, che mettono in relazione il nord col sud della Giordania, in modo da variare anche i panorami delle regioni attraversate. La terza, che attraversiamo e che si trova tra le prime due, è nota come la Via dei Re. (Anche se non risultano particolari transiti di teste imbandite neppure nell’antichità). La Wadi Araba è certo la più panoramica e, specie in prossimità del lago salato, lungo cui corre per alcune decine di chilometri, presenta aspetti paesaggistici notevoli.

Sosta all’ingresso del deserto. (Si, c’è un ingresso e si paga pure per entrare).

Ne approfittiamo per osservare quella formazione rocciosa che la fantasia di qualcuno ha definito i sette pilastri da cui il Lawrence, cosiddetto d’Arabia, avrebbe preso spunto per il titolo del suo più famoso, ma non il più significativo, libro.

(Ne “Lo Stampo”, sorprendentemente, T. E. Lawrence si propone in modo molto diverso da quello noto).

Nelle vicinanze si trova la rest house di Hillawi, dove ci fermiamo per il pranzo. È un posto alla buona, ma da qualche decennio è una tappa obbligata. (Chi ami un buon pollo con possibilità di salsa all’aglio, qui potrà soddisfare il desiderio).

Lasciamo il bus e iniziamo l’escursione in jeep. (Tre occupanti più l’autista). Lo riprenderemo domattina e potremo fruire delle valigie all’arrivo nell’hotel di Petra.

(Per la notte nel deserto avremo approntato un bagaglio con l’indispensabile).

Percorriamo con le jeep piste che attraversano scenari coinvolgenti. Qualcuno ha definito questo deserto ”il più bello del mondo”. Non sappiamo se sia così. Certo è che per molto tempo ricorderemo di aver sorseggiato arak e un tè preparato dagli autisti beduini osservando un tramonto che qui sembra effettivamente diverso.

(E forse lo è).

Intorno a noi avremo ampie vallate sabbiose, inframmezzate da arenarie multicolori, alture con bizzarre forme e tonalità definite dal vento in modi certo fantasiosi. Dopo essere saliti sulla duna rossa, osservato i graffiti sulle rocce, fotografato il delfino, la testa coronata e tutto quanto l’immaginazione ci consenta di intravedere scolpito nelle tenere rocce, ci avviamo verso il campo tendato.

 

L’hotel solo per noi nel Wadi Rum, campo tendato Milky Way Camp”. (www.milkywayecolodgecamp.com)

 

Da lontano lo individuiamo per le luci delle candele accanto alle tende.

E’ tutto a nostra disposizione e non è essenziale come in altre occasioni.(Pur non essendo paragonabile ad alcuni campi tendati per esempio namibiani). Certamente tutto si presta a farci trascorrere una notte tra rocce e sabbie del Wadi Rum in modo gratificante. Non vi sono piccole tende, ma stanze in mezzo al deserto arredate semplicemente con veri letti e lenzuola. Vi si accede salendo due scalini e questo riduce la possibilità di introdurre sabbia e dormire in compagnia di insetti. Bagni comuni e docce con acqua calda sono in muratura.

L’arak e il fuoco faranno da contorno ad un’esperienza che dura troppo poco. (Anche se sono possibili piccoli disagi e disfunzioni nei servizi propri del deserto).

Il nostro campo:

 

 

Un campo col privilegio della particolare posizione e della dimensione. Solo 14 tende. Non accanto ad altri attendamenti, per gustare nel modo più opportuno un ambiente che così ha un sapore diverso. Per fruire al meglio della malìa di un deserto in cui esistono tanti campi tendati fissi, alcuni anche più confortevoli ed estrosi ma con caratteristiche e numero di presenze che tolgono molto del fascino tipico dei luoghi che vanno assaporati da soli o lontano da altri gruppi, in modo un po’ esclusivo.

Ascolteremo il silenzio o quello che ci sembrerà latrato di cani lontani, raccontando di altri viaggi, guardando in cielo lo spettacolo garantito dalle stelle, dalla luna o, come più spesso succede, saremo semplicemente attratti dallo scoppiettare del fuoco.

Un’esperienza all’altezza del “deserto più bello del mondo”.

 

Cena e pernottamento nel campo tendato riservato solo per il nostro gruppo.

Ci si potrà svegliare all’alba prima degli altri per un’ultima passeggiata solitaria, tentati dalla duna in fondo al canalone che appare più vicina di quanto effettivamente sia. Dopo colazione, di buon’ora saliremo sui “mezzi semoventi” con cui lasceremo il campo, (non avremo le jeep di ieri) per arrivare presto al minibus.

Petra sta a nord e vi giungiamo dopo circa 2 ore.

 

(La permanenza di due giorni rende possibile variare l’ordine delle visite indicate.

Distante orientative nel sito, senza deviazioni: dall’ingresso al Tesoro 2km, dal Tesoro al ristorante Basin 2km, dal ristorante al Monastero 1,5 km.

Per chi avesse difficoltà di deambulazione potremmo prenotare il giorno prima calessi che dall’ingresso arrivano al Tesoro.

Si raccomanda di prestare opportuna attenzione alla conservazione del biglietto di ingresso, controllato spesso, che costa l’equivalente di varie decine di euro).

 

Iniziamo subito le visite nei molti luoghi degni di grande interesse. In questa prima giornata, normalmente, si va nei “siti bassi” sino all’inizio del sentiero che porta al Monastero. (Quasi tutte le opere nabatee hanno nomi attribuiti arbitrariamente). Qui sta il ristorante Basin dove pranziamo e riposiamo prima di continuare le visite.

Non ci dilunghiamo nella descrizione di Petra perché preferiamo che sia vissuta e assaporata direttamente in loco dai partecipanti.

Ricordiamo solo che la città dei nabatei, che dominarono la regione anche come razziatori dal VI secolo a.C. al II d.C., è inserita nell’elenco UNESCO dei luoghi Patrimonio dell’Umanità, e che l’esistenza di Petra è, indipendentemente dal resto, motivo per inserire la Giordania in uno dei dieci paesi al mondo da visitare.

Pranzo dentro il sito, buffet nel Basin Restaurant. Cena in hotel

 

Visita notturna di Petra, aperta solo per noi.

(L’ora di svolgimento condiziona l’andamento della giornata, inclusa la cena).

Abbiamo scelto di incontrare Petra anche di sera, per avere un impatto assai particolare con la città nabatea. Da soli, senza la presenza dei tantissimi altri che la frequentano di giorno. Siamo certi che sarà di grande suggestione. Lanterne, silenzio e suono di un flauto fanno da cornice a luoghi assai diversi da quelli visti con la luce del sole.

 

Il nostro hotel a Petra, “The Old Village 4* (ex Beith Zaman). oldvillagehotel.com-jordan.com/it/

Pietra, stradine, piccole costruzioni sparse in una vasta area sul fianco di un’altura, qualche ulivo, altra pietra, archi, muretti, un vecchio carretto, legni, nicchie, cortiletti, mole, lampioni, passaggi ombrosi, ancora pietra, terrazze con una vista che mostra un puntino bianco in fondo che è la Tomba di Aronne. È una struttura diversa dal solito posta in alto che domina Wadi Musa, la cittadina sorta intorno al sito di Petra che dista meno di 3 chilometri. Le stanze sono ampie, una diversa dall’altra, con arredi essenziali ma non anonimi e qualche tocco di stile tradizionale. Non è vero, come affermano alcune fonti pubblicitarie che sia stato aperto nel 2015. Lo frequentavamo anche prima, da anni, quando si chiamava Beith Zaman.

Ci torniamo dopo i lavori di ristrutturazione di quattro anni fa.

 

La pietra della hall:

 

 

 

Rendez Vous” a Petra e Piccola Petra il 15 e 16 ottobre

                                              Visita notturna, cena, candele, suoni, ombre…

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggi con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari situazioni di viaggio. Quando, oltre a generali modalità di partecipazione interessanti, come in questo itinerario, si crei la condizione di prendere parte a qualcosa di speciale. Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni.

Perché, a volte, ciò che non trasmetti con gli altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con sfumature normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

Siamo infatti certi che una cena non è solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole. Questa nella Piccola Petra è condivisione di un’occasione che, persino noi che frequentiamo il sito da decenni, abbiamo potuto apprezzare solo un’altra volta.

Tutto è amplificato dalla presenza di compagni di viaggio d'altri due gruppi “Giordania, tra pietre, sabbie, sale facce” e “…e le due Petra sotto le stelle”.

La festa comune inizia oggi all’ingresso di Petra dopo l’imbrunire, accolti da torce e candele che accrescono le suggestioni man mano che la luce lascia posto al buio. La visita notturna l’abbiamo prevista per avere un impatto emotivamente forte con uno dei siti più decantati al mondo.

Entrare a Petra aperta e illuminata da torce solo per noi, è un aspetto non trascurabile di un viaggio che pure ha tanto da proporre. Nulla a che vedere con altre visite aperte a tutti, quando la presenza di troppe centinaia di persone non consente ciò che più conta.

Il privilegio del silenzio e dell’essere in pochi.

Ci si avvia per uno stretto siq che inaspettatamente si apre in uno spiazzo con una delle immagini più note del pianeta. Davanti, nel silenzio aggraziato dal suono di un flauto che non si sa da dove venga, troveremo la facciata debolmente illuminata del Tesoro.

E, nonostante quello che ci aspettiamo di poter gustare nei giorni successivi, si potrebbe essere tentati di terminare il viaggio in questo momento.

Tutto è molto coinvolgente, perché quel luogo, caro a ogni amante della storia archeologia architettura, è solo per noi.

Ma, anche perché, semplicemente e straordinariamente, il posto è “bello”.

Cena nella Piccola Petra, solo nostra

 

Colazione e nuovo ingresso nella città nabatea.

Oggi, dopo aver ripercorso parte dell’itinerario di ieri, si può andare al Monastero (se non si è già fatto il giorno precedente), recarsi alle Tombe dei Nobili, osservare i mosaici bizantini che si trovano sull’altura che domina la Via Colonnata, o salire sino all’Altare Sacrificale da cui si gode una vista non banale su tutto il sito.

Le possibilità sono davvero tante. Guida locale e accompagnatore sceglieranno e suggeriranno quelle ritenute più opportune. Tra queste si potrebbero prendere in considerazione, se il tempo e le gambe lo consentono, anche la scalinata che inizia dopo la Tomba del Palazzo e conduce in alto dalla parte opposta al teatro, addirittura sino di fronte al Tesoro. (L’ultima parte potrebbe essere non adatta a tutti, ma quella iniziale è certo consigliabile).

Oppure, oltrepassare la collinetta col Gran Tempio, per dare un’occhiata a una  Petra assolutamente non frequentata dal turismo che invade i sentieri principali. Vi sono tombe, cisterne, architetture sorprendenti che, pur diverse da quelle presenti nella parte più visitata di Petra, sono certo interessanti.

Nella zona vivono ancora, in ex tombe o tradizionali tende, alcuni dei vecchi abitanti che non hanno voluto abbandonare la città quando, a metà degli anni ’80, la regina propose che i vecchi abitanti lasciassero l’area archeologica per agevolare la presenza dei turisti. Furono obbligati a trasferiti in un nuovo insediamento e in cambio ottennero la gestione dei servizi interni al sito.

(Per questo a volte si comportano come se fossero a casa loro).

Con una camminata di circa un’ora e mezza oltre il Gran Tempio, si può arrivare alla Tomba del Serpente e fare visita ad una vicina casa, anch’essa dentro una tomba nabatea, dove vive una famiglia presso cui sostare per un dolcissimo tè.

Tutte queste possibilità servono essenzialmente a far capire che il sito offre innumerevoli stimoli. Saranno presi in considerazione quelli più opportuni tenendo anche conto delle caratteristiche del gruppo. Ovviamente, accompagnatore e guida conoscono bene le varie alternative ma non altrettanto le capacità dei singoli.

In ogni caso, consumeremo un leggero lunch box in uno dei tanti angoli di Petra che si prestano a farci da ristorante.

Il rientro in hotel, secondo l’andamento della giornata, può avvenire col gruppo o individualmente in modo che ognuno possa gestire come ritenga l’ultima parte della giornata, purché si sia in tempo per il trasferimento alla Piccola Petra per la cena.

Accompagnatore italiano e guida locale sono a disposizione per suggerimenti.

 

Pranzo. Qualsiasi scelta venga fatta, si potrà disporre di lunch box per avere più elasticità nella scelta dell’itinerario odierno.

 

Cena nella Piccola Petra, aperta e illuminata solo per noi

 

Oltre alla visita di ieri, con le autorità giordane abbiamo programmato la cena nella Piccola Petra distante dieci chilometri. L’abbiamo arredata con luci, tappeti, tavole imbandite e musica. L’ambiente è più intimo e meno dispersivo di Petra, solo per poche decine di persone.

È un posto sbalorditivo perché si offre con le stesse caratteristiche architettoniche della sorella più frequentata, ma si presta a essere acconciata nel modo a noi più gradito.

Anche qui si accede per un siq in uno slargo ricoperto da tappeti. Le arenarie opportunamente illuminate per noi, mostrano opere nabatee che ci osservano compiaciute di poter ancor oggi offrire ospitalità, come nel passato, e soddisfare viaggiatori affamati e assetati.

La Piccola Petra, infatti, serviva da ricovero e ristoro per le carovane che vi sostavano, non potendo attraversare Petra.

Stuoie e tappeti, debolmente illuminati, ci indicano il percorso da seguire per giungere in uno spiazzo per l’aperitivo e accomodarsi poi ai tavoli bianchi accanto ad un tempio rischiarato con opportune luci.

Il tutto è condito con qualche accorgimento logistico non scontato.

Indipendentemente dal piacere delle portate, il gusto della cena sarà insaporito da un contorno più apprezzabile di ciò che troveremo nei piatti.

Una cena, questa cena, non è infatti un quadro in cui ciò che importi sia solo la tela, perchè la cornice non è puro intercambiabile accessorio. Questa cena, con sottofondo musicale, sazia di emozioni soprattutto attraverso l’ambiente che ci attornia, e le memorie nabatee sono ulteriormente valorizzate da ombre e luci che fanno intravedere nel buio l’arenaria sapientemente scarnificata. E il tempo, che per secoli ha contribuito a modellare quelle pietre, vorremmo che prolungasse la serata.

Dopo colazione, per andare quasi sino a Madaba, utilizziamo soprattutto la più veloce delle tre strade che collegano il sud col nord della Giordania.

La Desert Highway, l’autostrada del deserto, è la più orientale delle tre vie.

Madaba, a circa un’ora dalla capitale e molto vicina all’aeroporto, è il centro in cui si trova la più numerosa concentrazione di cristiani della Giordania. Qui pacificamente convivono circa due terzi di islamici assieme alla restante parte cristiana. E’ uno dei luoghi noti soprattutto per la presenza di mosaici. Noi osserveremo quello certamente più famoso del Paese, risalente al VI secolo d.C. situato dentro la chiesa di San Giorgio. Rappresenta una rara mappa della Palestina ed è ricco di particolari significativi e curiosi.

Pranzo nel ristorante locale Haret Jdoudna, “il borgo dei nostri nonni”. (www.haretjdoudna.com). Gradevole, situato, come si desume dal nome, in un complesso di antichi edifici restaurati.

Dopo il pranzo, da consumarsi presto, ci si avvia per tempo verso l’aeroporto.

 

Volo di linea Austrian Airlines OS854 alle 16,10 per Vienna. Giungiamo alle 19,05. Poi Austrian OS517 alle 20,30 per Malpensa. Arrivo alle 21,55.