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RENDEZ VOUS: TRA PIETRE, SABBIE, SALE E FACCE

GIORDANIA

icona orologio 8 GIORNI
minimo 10 massimo 25 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   13  ottobre    al   20  ottobre  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Torniamo in  Giordania col nostro tradizionale e originale itinerario arricchito, in quest’occasione, da una visita notturna a Petra aperta solo per noi, e da una esclusiva cena nella “Piccola Petra” che ci attende arredata come un salotto a lume di torce e candele. Uno “speciale” in luoghi di cui conosciamo bene anche le nicchie meno note.   Tre notti a Petra per scoprire che vi sono aspetti che non tutti quelli che vi si recano hanno modo di - continua -

A PARTIRE DA: 3.150 €


ITINERARIO

Partenza con volo di linea Royal Jordanian da Roma Fiumicino RJ 102 alle 15.50. L’appuntamento con l’accompagnatore Mario Romualdi è a Fiumicino nella sala d’imbarco del volo per Amman. Arrivo dopo tre ore e mezza nella capitale giordana. Incontro con un rappresentante del nostro corrispondente che ci assiste nelle formalità aeroportuali.

Cena in hotel (più tardi del solito, compatibilmente col volo).

 

Il nostro hotel ad Amman, “Jordan InterContinental Hotel” 5*. (www.intercontinental.com).

“Anche se non soggiornate qui, potete sempre venire a bere qualcosa nella sua grandiosa lobby”. La grandiosità della lobby per noi è un optional, visto che nell’hotel trascorriamo le prime due notti in Giordania. E’ il precursore di tutti i migliori alberghi del Paese e vanta quel pizzico di fascino in più degli altri, che è il motivo per cui lo frequentiamo da moltissimi anni.

 

La tradizione dell’hammam si rinnova nella SPA del nostro hotel

 

 

 

Colazione e visita della Cittadella. Poi, partenza per il nord verso Jerash.

Amman è capitale della Giordania solo dal 1950. Pur nota nella storia già dal XIII secolo a.C. e conosciuta nell’antichità prima come Rabbat Ammon e poi Filadelfia, alla fine del XIX secolo è ridotta a piccolo villaggio. Per volere del re Hussein (a suo tempo molto noto e apprezzato a livello internazionale, non sempre allo stesso modo in patria), quasi tutti gli edifici pubblici e privati sono rivestititi da una particolare pietra bianca locale che le fornisce caratteristica di lindore ma, forse, anche di asetticità.

Può essere interessante frequentarne individualmente la sera uno dei quartieri in cui si svolge vita notturna in locali più o meno tradizionali, o andare nella zona centrale col Teatro Romano.

La Giordania è definita “Regno Hashemita”. Ciò deriva dall’ascendenza rivendicata già da re Abdullah, il fondatore della moderna Giordania, che affermava di discendere direttamente da Hashim, bisnonno del profeta Maometto. Da questo legame, i successori di Abdullah hanno tratto un carisma che ha avuto influenza notevole anche su altri Paesi arabi e musulmani. (Specialmente Hussein, padre del re attuale, nonostante le citate contraddizioni).

Da vari anni si possono notare numerose gru e cantieri aperti, segnali di un intenso sviluppo urbanistico legato a sostanziosi investimenti anche stranieri, oltre che di facoltosi palestinesi.

(Il 60% circa dei giordani è palestinese o di origine palestinese e, per loro fortuna, non tutti vivono nei campi profughi ancora presenti in varie zone del Paese, anche alla periferia di Amman. Negli ultimissimi anni, vi è anche una massiccia presenza di siriani e iracheni, oltre due milioni, costretti a fuggire dalle guerre. Da evidenziare che Giordania e Libano, sono i Paesi che hanno accolto più rifugiati e profughi al mondo).

Mantiene una parte antica di qualche fascino.

Ne visitiamo la Cittadella con resti romani, bizantini e islamici (e anche qualche eccessivo intervento di restauro degli spagnoli), il piccolo museo dove, tra l’altro, sino a qualche tempo fa, erano presenti riproduzioni degli affreschi scandalosi i cui originali sono nei Castelli del Deserto, realizzati probabilmente attorno all’VIII secolo. (Opere ritenute assai licenziose perché non solo rappresentano persone, aspetto aborrito da certa tradizione islamica, ma vi appaiono pure nudità).

Dall’altura, con la Cittadella, si osserverà il Teatro Romano, che si trova proprio nel centro cittadino. Avremo occasione di entrare in quello di Jerash.

La mattinata prosegue in bus percorrendo per circa un’ora la strada verso nord ovest che ci porta vicino Salt, dove pranzeremo, e poi ancora un’ora a nord sino a Jerash.

Conosciuta in passato come Gerasa, è la più importante e certo la più coinvolgente delle città che formarono la Decapoli. Si visiteranno la Piazza Ovale, l’Arco di Trionfo, l’Ippodromo, la Porta Sud, il Tempio di Zeus, il Teatro, la Via Colonnata, il Tetrapilo e il Tempio di Artemide che rimandano soprattutto a un periodo compreso tra il I e il IV secolo d.C.

Sicuramente è uno dei siti più corposi e meglio conservati del Medio Oriente. (Ora è ancora più rilevante se si pensa che quasi tutti gli altri che erano massicciamente presenti in Siria sono stati distrutti). Ne apprezzeremo i numerosi edifici, le particolarità architettoniche cominciando dalla grande Piazza Ovale circondata da colonnato, così ben mantenuta perché semisotterrata sino agli anni ’50 dello scorso secolo, utilizzata come campo per la coltivazione del grano. (Poco pregevoli sono alcuni lavori di restauro e di ricostruzione operati anche da archeologi italiani).

Dopo la visita rientro ad Amman che dista poco più di un’ora.

Pranzo nel “Mountain Breeze Country Club”, (www.mountainbreeze.jo)

ll posto è gradevole. Qui, i bravi cuochi siriani preparano tradizionali mezzè e carni alla griglia per un primo gustoso approccio con le specialità mediorientali.

Cena in hotel.

Visita serale del sito aperto solo per noi

 

Durante il trasferimento dalla capitale a Petra, percorreremo parte della Desert Highway e della storica Via dei Re, (anche se non risultano particolari transiti di teste imbandite neppure nell’antichità),  la strada che dal nord al sud scorre tra le altre due vie che consentono di giungere all’estremità meridionale giordana.

Tra le due arterie si trova Umm Rasas che mostra i più importanti mosaici del Paese. Per questo è Patrimonio UNESCO. Letteralmente Umm Rasas significa “Madre del Piombo”. Da notare le motivazioni nella cultura araba che stanno dietro agli appellativi “Umm” e soprattutto “abu”, “papà”, che fanno riferimento ad aspetti legati alla tradizione più autentica, e anche maschilista, arabo-musulmana.

Le opere che osserveremo sono quelle più interessanti ritrovate nella Chiesa di Santo Stefano, dell’VIII secolo. Richiamano, oltre ad alcune città della regione, scene di vita quotidiana legate alla caccia, pesca, agricoltura, con particolari anche curiosi, come quello famoso che rappresenta un uomo che cavalca uno struzzo.

Sulla Desert Highway, la più orientale e veloce delle tre vie che mettono in comunicazione il nord col sud, pranziamo in un ristorante locale, modesto ma comodo perché proprio sul nostro itinerario.

 

(I pasti durante il viaggio, potrebbero non potersi consumare nelle ore canoniche, per non dover subordinare lo svolgimento del programma ai pasti stessi).

 

Poi si rientra sulla Via dei Re per arrivare nel pomeriggio a Shobak.

Shobak, è per noi il più significativo castello della Giordania dal punto di vista strutturale e per la localizzazione. E’ meno artefatto e certo anche meno frequentato di quello più noto, e pure più anonimo, di Kerak fagocitato in parte da recenti costruzioni. Situato sul pendio di un’altura, è isolato da ogni centro abitato. Appare intrigante già in lontananza, e si erge su un altipiano caratterizzato da molte caverne. Risale al XII secolo e fu costruito da Baldovino, conquistato da Saladino, ampliato dai turchi. Presenta torri, pozzi, passaggi più o meno segreti, cortili, catacombe, chiesa, iscrizioni…anche se non tutti gli ambienti del castello sono aperti al pubblico. A volte, come in altri siti giordani (Monte Nebo, Kerak, Castelli del Deserto…), possono essere in corso lavori di scavi e manutenzioni che ne impediscono in parte o in toto le visite.

Petra è a poche decine di chilometri.

Secondo l’ora di arrivo si potrà prima cenare, com’è più probabile, oppure andare nel sito per la visita serale di Petra.

 

Pranzo nel ristorante “Hasa Rest House” lungo la Desert Highway, cena in hotel.

 

Visita notturna di Petra, aperta solo per noi.

 

(L’ora di svolgimento condiziona l’andamento della giornata, inclusa la cena).

Abbiamo scelto di incontrare per la prima volta Petra subito, e di sera, per avere un impatto assai particolare con la città nabatea. Da soli, prima di poterla osservare il giorno dopo assieme a tantissimi altri.

Siamo certi che sarà di grande suggestione. Lanterne, silenzio e suono di un flauto fanno da cornice a luoghi che scopriremo assai diversi quando li attraverseremo domani con la luce del giorno.


 

Il nostro hotel a Petra, “The Old Village 4* (ex Beith Zaman). www.oldvillagehotel.com-jordan.com  

Pietra, stradine, piccole costruzioni sparse in una vasta area sul fianco di un’altura, qualche ulivo, altra pietra, archi, muretti, un vecchio carretto, legni, nicchie, cortiletti, mole, lampioni, passaggi ombrosi, ancora pietra, terrazze con una vista che mostra un puntino bianco in fondo al panorama che è la Tomba di Aronne. È una struttura diversa dalle solite posta in alto che domina Wadi Musa, la cittadina sorta intorno al sito di Petra che dista meno di 3 chilometri. Le stanze sono ampie, una diversa dall’altra, con arredi essenziali ma non anonimi e qualche tocco di stile tradizionale. Non è vero, come affermano alcune fonti pubblicitarie che è stato aperto nel 2015. Lo frequentavamo anche prima, da anni, quando si chiamava Beith Zaman.

Ci torniamo dopo i lavori di ristrutturazione di quattro anni fa.

 

La pietra della hall

 

 

“Rendez Vous” a Petra il 15 e 16 ottobre

Visita notturna, cena, candele, suoni, ombre…

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggi con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari situazioni di viaggio. Quando, oltre a generali modalità di partecipazione interessanti, come in questo itinerario, si crei la condizione di prendere parte a qualcosa di speciale. Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni.

Perché, a volte, ciò che non trasmetti con gli altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con sfumature normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

Siamo infatti certi che una cena non è solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole. Questa nella Piccola Petra è condivisione di un’occasione che, persino noi che frequentiamo il sito da decenni, abbiamo potuto apprezzare solo un’altra volta.

Tutto è amplificato dalla presenza di compagni di viaggio d'altri due gruppi “Israele e Giordania. Il Sacro e il Bello” e “Le due Petra sotto le stelle”.

La festa comune inizia oggi all’ingresso di Petra dopo l’imbrunire, accolti da torce e candele che accrescono le suggestioni man mano che la luce lascia posto al buio. La visita notturna l’abbiamo prevista subito, la prima sera dell’arrivo a Petra, per avere immediatamente un impatto emotivamente forte con uno dei siti più decantati al mondo.

Entrare a Petra aperta e illuminata da torce solo per noi, è un aspetto non trascurabile di un viaggio che pure ha tanto da proporre. Nulla a che vedere con altre visite aperte a tutti, quando la presenza di troppe centinaia di persone non consente ciò che più conta.

Il privilegio del silenzio e dell’essere in pochi.

Ci si avvia per uno stretto siq che inaspettatamente si apre in uno spiazzo con una delle immagini più note del pianeta. Davanti, nel silenzio aggraziato dal suono di un flauto che non si sa da dove venga, troveremo la facciata debolmente illuminata del “Tesoro”.

E, nonostante quello che ci aspettiamo di poter gustare nei giorni successivi, si potrebbe essere tentati di terminare il viaggio in quel momento.

Tutto è molto coinvolgente, perché quel luogo, caro a ogni amante della storia archeologia architettura, è solo per noi.

Ma, anche perché, semplicemente e straordinariamente, il posto è “bello”.

Cena nella Piccola Petra (Siq al-Barid, “la gola fredda”)

 

(Gli oltre due interi giorni di permanenza possono consentirci di variare l’ordine delle visite ora indicate.

A puro titolo orientativo informiamo sulle distanze interne al sito, senza tenere conto delle deviazioni: dall’ingresso al Tesoro 2 km, dal Tesoro al ristorante Basin 2 km, dal ristorante al Monastero 1,5 km. Per chi avesse difficoltà di deambulazione potremmo prenotare il giorno prima calessi che dall’ingresso arrivano al Tesoro.

Si raccomanda di prestare opportuna attenzione alla conservazione del biglietto di ingresso, spesso controllato, che costa l’equivalente di varie decine di euro).

 

Colazione e inizio visite dei molti luoghi di grande interesse.

Da sottolineare gli inevitabili confronti con la sera precedente, che apporteranno ulteriore valore emotivo all’esperienza di ieri.

Il primo giorno ci si reca nei siti bassi giungendo sino al Monastero. (Quasi tutte le opere nabatee hanno nomi attribuiti arbitrariamente).

Pranzo nel ristorante interno all’area archeologica, Petra Basin.

Non ci dilunghiamo nella descrizione di Petra perché preferiamo sia vissuta e assaporata interamente in loco.

Ricordiamo solo che la città dei Nabatei, che dominarono la regione (anche come razziatori) dal VI secolo a.C. al II d.C. è inserita nell’elenco UNESCO dei luoghi Patrimonio dell’Umanità, e che l’esistenza di Petra è, indipendentemente dal resto, motivo per inserire la Giordania in uno dei dieci paesi al mondo da visitare.

Alla fine delle escursioni di gruppo, chi vorrà potrà rientrare autonomamente in hotel, per avere possibilità (soprattutto domani) di altre visite,  frequentare un bagno turco per un meritato relax o assistere al tramonto dal nostro albergo.

 

(Si possono prenotare taxi o ricercarli all’uscita per andare in albergo che dista tre chilometri. Accompagnatore e guida locale sono a disposizione per suggerimenti.

Durante la giornata l’accompagnatore lascerà il gruppo per poter seguire l’approntamento di quanto previsto la sera nella Piccola Petra).

 

Pranzo dentro il sito, nel “Petra Basin Restaurant”.

Cena nella Piccola Petra

 

Oltre alla visita di ieri, con le autorità giordane abbiamo programmato la cena nella Piccola Petra, arredata da luci, tappeti, tavole imbandite e musica. L’ambiente è più intimo e meno dispersivo di Petra. Lo personalizziamo e arrediamo solo per poche decine di persone.

È un posto sbalorditivo perché si offre con le stesse caratteristiche architettoniche della sorella più frequentata, ma si presta a essere acconciata nel modo a noi più gradito.

Anche qui si accede per un siq in uno slargo ricoperto da tappeti. Le arenarie opportunamente illuminate per noi, mostrano opere nabatee che ci osservano compiaciute di poter ancor oggi offrire ospitalità, come nel passato, e soddisfare viaggiatori affamati e assetati.

La Piccola Petra, infatti, serviva da ricovero e ristoro per le carovane che vi sostavano, non potendo transitare attraverso Petra.

Altri tappeti e stuoie, debolmente illuminati, ci indicano il percorso da seguire per giungere in uno spiazzo per l’aperitivo e accomodarsi poi ai tavoli bianchi accanto ad un tempio rischiarato con opportune luci. Il tutto è condito con qualche accorgimento logistico non scontato.

 

Indipendentemente dal piacere delle portate, il gusto della cena sarà insaporito da un contorno più apprezzabile di ciò che troveremo nei piatti.

Una cena, questa cena, non è infatti un quadro in cui ciò che importi sia solo la tela, perchè la cornice non è puro intercambiabile accessorio. Questa cena, con sottofondo musicale, sazia di emozioni soprattutto attraverso l’ambiente che ci attornia, e le memorie nabatee sono ulteriormente valorizzate da ombre e luci che fanno intravedere nel buio l’arenaria sapientemente scarnificata. E il tempo, che per secoli ha contribuito a modellare quelle pietre, vorremmo che in questa occasione rallentasse un poco.

Colazione e nuovo ingresso, presto, nella città nabatea. Oggi si potrà scegliere tra due proposte di visite.

Si può arrivare sino alla Tomba di Aronne, fratello di Mosè, situata nel punto più alto e panoramico della vastissima area archeologica. (Si tratta di una delle giornate fisicamente più impegnative ma coinvolgenti del viaggio).

Si attraversano luoghi con tombe, cisterne, architetture che arricchiscono quanto è presente nella parte più frequentata di Petra. Rarissimamente s'incontrano altri turisti diretti verso il Jebel Harun che domina la zona. Quel punto bianco che si può vedere anche dal nostro hotel, indica un santuario risalente al XIV secolo che pare sia stato costruito proprio sul luogo in cui fosse la tomba di Aronne, personaggio caro a musulmani ed ebrei. Fino al alcuni anni fa vi stazionavano guardie armate proprio per presidiare un luogo assai sacro a tutto il Popolo del Libro.

Qui vivono ancora, in tende o ex tombe, alcuni dei vecchi abitanti di Petra che non hanno voluto abbandonare la città quando, alla metà degli anni ’80, la regina si fece promotrice di una proposta che prevedeva che i vecchi abitanti lasciassero l’area archeologica per agevolare la presenza dei turisti. Furono obbligati a trasferiti in un nuovo insediamento e in cambio ottennero la gestione dei servizi interni al sito. (Per questo a volte si comportano come se fossero a casa loro).

In particolare, lungo il nostro percorso, nei paraggi della Tomba del Serpente, ci fermiamo presso una tomba nabatea, dove ora vive la famiglia del figlio di una persona che conoscevamo e frequentavamo da anni. Avremo la piacevole opportunità di accomodarci nella loro casa e accettare un dolcissimo tè.

Per utilizzare al meglio la giornata consumiamo un leggero lunch-box. Lo faremo in un posto particolare, vicino alla tomba di Aronne, all’ombra di uno spuntone di roccia che domina un panorama col deserto del Negev.

Il rientro in hotel può avvenire assieme al gruppo o individualmente in modo che ognuno possa gestire come ritenga l’ultima parte della giornata.

(La Tomba di Aronne si raggiunge con una camminata di circa sei ore tra andata e ritorno dal Teatro Romano, salendo un dislivello di circa 400 metri. È a 1.350 metri slm. Dotarsi di calzature adatte. Si possono anche noleggiare asino o dromedario se si pensa di essere in grado di fruirne adeguatamente e in sicurezza.

Vale la pena andarci, ma l’accompagnatore potrà fornire in loco ulteriori dettagliate informazioni utili a decidere).

L’accompagnatore condurrà una parte del gruppo sino al Jebel Haroun. A questi potranno aggiungersi compagni di viaggio degli altri due gruppi. Il resto dei partecipanti fruirà dei loro accompagnatori e guide locali per ulteriori visite a Petra.

 

Chi non vorrà partecipare a questa soddisfacente impegnativa e lunga camminata, potrà approfondire, assieme alla guida, la conoscenza di alcuni dei tanti altri aspetti non secondari del sito. Non si tratta certamente di un ripiego, perché ci si introduce in altri angoli di Petra che dal punto di vista puramente architettonico, sono più apprezzabili di quelli che s’incontrano lungo l’itinerario per la Tomba di Aronne.

Oggi, dopo aver ripercorso parte dell’itinerario di ieri, si può andare al Monastero (se non si è già fatto il giorno precedente), recarsi alle Tombe dei Nobili, osservare i mosaici bizantini che si trovano sull’altura che domina la Via Colonnata, o salire sino all’Altare Sacrificale da cui si gode una vista non banale su tutto il sito.

Le possibilità sono davvero tante. Guida locale e accompagnatore sceglieranno e suggeriranno quelle ritenute più opportune. Tra queste si potrebbero prendere in considerazione, se il tempo e le gambe lo consentono, anche la scalinata che inizia dopo la Tomba del Palazzo e conduce in alto dalla parte opposta al teatro, addirittura sino di fronte al Tesoro. (L’ultima parte potrebbe essere non adatta a tutti, ma quella iniziale è certo consigliabile).

Oppure, oltrepassare la collinetta col Gran Tempio, per dare un’occhiata a una parte di Petra assolutamente non frequentata dal turismo che invade i sentieri principali. Vi sono tombe, cisterne, architetture che, pur diverse da quelle presenti nella parte più visitata di Petra, sono interessanti.

Tutte queste possibilità servono essenzialmente a far capire che il sito offre innumerevoli stimoli. Saranno presi in considerazione quelli più opportuni tenendo anche conto delle caratteristiche del gruppo. Ovviamente, l’accompagnatore e la guida conoscono bene le varie alternative ma non altrettanto le capacità dei singoli.

In ogni caso, si consumerà un leggero lunch box in uno dei tanti angoli di Petra che si prestano a farci da ristorante.

 

Pranzo, leggero lunch box in un posto non banale, cena in hotel.


 

*(Per il pernottamento nel deserto del giorno dopo, consigliamo un piccolo contenitore con l’indispensabile per non portare con sé la più ingombrante valigia).

Pernottiamo nel deserto in un piccolo campo tendato con solo 14 tende, tutto per noi

 

Al mattino, prima di andare a sud sino al Wadi Rum, ripercorriamo la tortuosa e panoramica strada per la visita di Siq al-Barid, la “Piccola Petra” che, come abbiamo appurato nei giorni precedenti, dista assai poco dal più famoso sito archeologico.

Inopportuno il confronto con la più nota sorella, ma riteniamo che sia un luogo interessante dal punto di vista storico, perchè introduce un altro aspetto della città sacra nabatea. Anche a questa, come oramai noto, si accede attraverso un siq.

Di giorno, si apprezzeranno compiutamente e in maniera più esplicita alcune tombe monumentali, canalizzazioni per l’acqua, ambienti ricavati nell’arenaria, scalini scavati nella roccia per raggiungere i punti più alti del sito e manutenere le cisterne. Un aspetto che la distingue dalla sorella maggiore sta nei resti di affreschi.

Il gran numero di locali e caverne, insieme alle molte cisterne e alla non grande presenza di tombe, confermano Siq al-Barid quale centro commerciale e di servizi di Petra, dove le grandi carovane in transito non potevano entrare come  testimonia pure il grande spazio all’ingresso al sito. Qui, si presume che queste potessero sostare in attesa che avvenissero le transazioni commerciali e i carovanieri si riposassero, prima di riprendere il percorso per e dalle regioni mediterranee.

Le circa due ore di trasferimento verso il deserto del Wadi Rum ci portano prima sull’altopiano che domina la vallata in cui si trova Petra, per consentirci di salutarla sino a che il puntino bianco della Tomba di Aronne sia ancora visibile in lontananza. Poi si percorre una parte dell’ampia Desert Highway che conduce alle prime visioni del deserto.

Proseguiamo, direzione sud, sino alle sabbie e rocce del Wadi Rum. Sosta all’ingresso del deserto. (Si, c’è un ingresso e si paga pure un biglietto per entrare). Ne approfittiamo per osservare quella formazione rocciosa che la fantasia di qualcuno ha definito “i sette pilastri” da cui il Lawrence, cosiddetto d’Arabia, avrebbe preso spunto per il titolo del suo più famoso, ma non più significativo libro.

(“Lo Stampo”, ci propone un T. E. Lawrence molto diverso da quello noto).

Nelle vicinanze si trova la rest house di Hillawi, dove ci fermiamo per il pranzo. È un posto alla buona, ma chi ami un buon pollo con possibilità di salsa all’aglio, qui potrà soddisfare il desiderio.

Lasciamo il minibus e iniziamo l’escursione in jeep. Lo riprenderemo il mattino successivo. Potremo fruire delle valigie all’arrivo nell’hotel del Mar Morto.

(Per la notte nel deserto avremo approntato un bagaglio con l’indispensabile).

Lasciato il piccolo centro abitato, percorriamo con le jeep piste che attraversano scenari coinvolgenti. Qualcuno ha definito questo deserto ”il più bello del mondo”. Non sappiamo se sia così. Certo è che per molto tempo ricorderemo di aver sorseggiato arak e un tè preparato dai nostri autisti beduini osservando un tramonto che qui sembra effettivamente diverso. (E forse lo è).

Intorno a noi avremo ampie vallate sabbiose, inframmezzate da arenarie multicolori, alture con bizzarre forme e tonalità definite dal vento in modi assai fantasiosi. Dopo essere saliti sulla duna rossa, osservato i graffiti sulle rocce, fotografato il delfino, la testa coronata e tutto quanto l’immaginazione ci consenta di intravedere scolpito nelle rocce, ci avviamo verso il campo tendato.

 

L’hotel solo per noi nel Wadi Rum, campo tendato “Milky Way Camp”. (www.milkywayecolodgecamp.com)

 

Da lontano lo individuiamo per le luci delle candele accanto alle tende.

E’ tutto a nostra disposizione e non è essenziale come in altre occasioni, pur non essendo paragonabile ad alcuni campi tendati per esempio namibiani. Certamente tutto si presta a farci trascorrere una notte tra rocce e sabbie del Wadi Rum in modo gratificante. Non vi sono piccole tende, ma stanze in mezzo al deserto arredate semplicemente con veri letti e lenzuola. Vi si accede salendo due scalini e questo riduce la possibilità di introdurre sabbia e dormire in compagnia di insetti. Bagni comuni e docce con acqua calda sono in muratura.

Il  suono di un oud, l’arak e il fuoco faranno da contorno ad un’esperienza che dura troppo poco. (Anche se sono possibili i piccoli disagi e disfunzioni nei servizi propri dell’essere nel deserto).

 

Il nostro campo

 

 

 

 

 

 

Un campo col privilegio della particolare posizione e della dimensione. Solo 14 tende. Non accanto ad altri attendamenti, per gustare nel modo più opportuno un ambiente che così ha un sapore diverso. Per fruire al meglio della malìa di un deserto in cui esistono tanti campi tendati fissi, alcuni anche più confortevoli ma con caratteristiche e numero di presenze che tolgono molto del fascino tipico dei luoghi che vanno assaporati da soli o lontano da altri gruppi, in modo un po’ esclusivo.

Ascolteremo il silenzio, il suonatore di oud o quello che ci sembrerà latrato di cani lontani, raccontando di altri viaggi, guardando in cielo lo spettacolo garantito dalle stelle, dalla luna o, come più spesso succede, saremo semplicemente attratti dallo scoppiettare del fuoco.

Un’esperienza all’altezza del “deserto più bello del mondo”.

Cena e pernottamento nel campo tendato riservato solo per il nostro gruppo.

 

Al mattino, ci si potrà svegliare prima degli altri per un’ultima passeggiata solitaria, tentati dalla duna in fondo al canalone che appare più vicina di quanto effettivamente non sia. Presto, dopo colazione saliremo su “mezzi semoventi”, (non avremo più le jeep del giorno prima,) per tornare dove avremo lasciato il nostro minibus.

Il Mar Morto sta a nord e vi giungiamo dopo circa 5 ore.

Questa volta percorriamo anche una strada diversa dalla Via dei Re e dall’autostrada per variare i panorami delle regioni attraversate. La Wadi Araba, che conduce al nostro hotel sul Mar Morto è certo la più scenica e, specie in prossimità del lago salato, presenta aspetti paesaggistici notevoli.

Sistemazione in hotel, proprio sulla riva. Il pomeriggio è dedicato a conoscere le particolarità del luogo, fare il bagno nel sale annacquato o fruire delle vari piscine e servizi nella SPA dell’hotel: fanghi, massaggi, creme…

Il Mar Morto non è un mare e non è morto. Già dagli anni ’30 dello scorso secolo alcuni ricercatori statunitensi hanno scoperto forme di vita animale e vegetale sul lato dell’attuale parte israeliana. E’ però certo che si tratta del punto più basso della terra a circa 400 metri sotto il livello del mare formatosi, pare, oltre 50.000 anni fa. E’ una posizione che sta rapidamente mutando perché negli ultimi anni il livello delle sue acque si sta abbassando, a causa soprattutto del diminuito apporto del Giordano oramai ridotto a piccolissimo immissario, ma anche del prelievo di acque e fanghi per farne prodotti di cura e cosmetici.

(Esiste un progetto israelo-giordano con l’apporto degli USA, già definito nei particolari, per la costruzione di un canale che potrebbe portare acqua dal Mar Rosso al Mar Morto utilizzando gli oltre 400 metri di dislivello tra i due mari, e compensare così l’abbassamento delle acque di quest’ultimo. Nell’ipotesi del canale sono inseriti anche una centrale idroelettrica e un enorme parco giochi acquatici).

Immergersi nel Mar Morto è un’esperienza da non perdere, per l’impossibilità di affondare e per lo scenario che circonda queste acque con una salinità di oltre il 30%, circa dieci volte in più della normale acqua marina).

(Per il bagno attenersi ai suggerimenti della guida locale e accompagnatore).

Pranzo e cena in hotel.

 

Il nostro hotel sulle rive del Mar Morto, “Jordan Valley Marriot Hotel 5*

ttp://www.marriott.com/hotels/travel/qmdjv-jordan-valley-marriott-resort-and-spa/

 

 

Per l’ultima notte in Giordania abbiamo scelto un hotel per chi, amando il confort, troverà certo soddisfacenti i suoi servizi. Stanze assai accoglienti, piante, fiori, SPA, piscine, fanghi, cascatella e qualche eccesso di arredo in marmi e ottoni.

Oasi gratificante nell’aspro scenario del Mar Morto.

Un modo per apprezzare al meglio il panorama duro e coinvolgente in cui è inserito è accomodarsi al bar all’ora del tramonto.

 

La scelta di trascorrere l’ultima notte nel Mar Morto, e non ad Amman, oltre a consentire di gustare meglio le atmosfere di un luogo come questo, permette di ottimizzare i tempi per raggiungere l’aeroporto, considerando che sta ad una trentina di chilometri prima della capitale.

Colazione e trasferimento in aeroporto per il volo di linea della Royal Jordanian RJ 101 delle 12 verso Fiumicino.  L’arrivo è previsto alle 14.50.

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Per i trasferimenti locali usiamo in genere minibus e fuoristrada nel Wadi Rum  (3 occupanti oltre l’autista).  Accompagnatore e guida locale siedono sempre accanto all’autista. I partecipanti possono ruotare nei posti loro riservati.In questo viaggio fruiremo di gratificanti servizi, di un corrispondente assai affidabile, di guide esperte e innamorate del proprio Paese e di un accompagnatore che ha elaborato il programma e conosce bene questi luoghi, e che può contribuire a fare - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

- VISITA NOTTURNA DI PETRA APERTA SOLO PER NOI

- CENA ESCLUSIVA NELLA PICCOLA PETRA ILLUMINATA DA TORCE E CANDELE

- PROGRAMMA COMPLETO CON DE