• SPEDIZIONE ALLA CIUDAD PERDIDA E LA GUAJIRA

    COLOMBIA

  • SPEDIZIONE ALLA CIUDAD PERDIDA E LA GUAJIRA

    COLOMBIA

    Active Expeditions - Spedizioni, Trekking

    Durata 15 GIORNI
    Partecipanti MINIMO 6 MASSIMO 12  PARTECIPANTI
    Partenze

      2021

    • Dal 13  marzo  al 27  marzo  
    • Dal 10  luglio  al 24  luglio  
    • Dal 27  novembre  al 11  dicembre  

    A PARTIRE DA:  

    3.980€

    RICHIEDI UN PREVENTIVO

    Colombia

    SPEDIZIONE ALLA CIUDAD PERDIDA E LA GUAJIRA

    Cinque giorni di cammino, tra andata e ritorno, nella giungla. Nel silenzio più assoluto, interrotto solo dal verso degli animali e dallo scrosciare dei fiumi. Un trekking impegnativo, dove essere disposti a faticare, rinunciando agli agi di un viaggio comodo. Tra sentieri che, con il caldo, diventano fangosi e scivolosi e guadi con l’acqua che arriva alla vita.

    La ricompensa per chi sceglie quest’avventura, però, non ha prezzo. È il raggiungimento della leggendaria Ciudad Perdida, sito archeologico dove un tempo sorgeva l’antica Teyuna, nella Sierra Nevada. Una città fondata attorno al 700 d.C., circa 650 anni prima di Machu Picchu, scoperta nel 1972 da un gruppo di saccheggiatori di tesori.

    Un viaggio nel cuore del Parco Nazionale Tayrona, circondati da una lussureggiante natura tropicale. Tra oltre cento specie di mammiferi e di uccelli, condor e aquile compresi. E insediamenti indigeni dei discendenti dei Tayrona, la popolazione autoctona più rilevante del Paese. Conclude il trekking un breve soggiorno sulle spiagge del parco e una visita di Cartagena de Indias, il gioiello coloniale della Colombia.

     

    ITINERARIO

    Partenza da Milano/Roma con volo di linea via scalo internazionale. Arrivo in serata a Cartagena de Indias, disbrigo delle formalità doganali, accoglienza e trasferimento privato in hotel. Cena libera e pernottamento all’Hotel Capellan de Getsemani 5* o similare. 
    Dopo la prima colazione, iniziamo con la visita guidata della zona moderna di Cartagena per poi continuare con il centro storico dentro le mura, fra le antiche strade, piazze, chiese e palazzi dai colori pastello. Cartagena è ricca di cultura, di storia, di fascino e di mistero, davvero un museo a cielo aperto. L'Unesco ha dichiarato più volte il suo amore per questa città definendola una delle più belle del mondo. È una città da percorrere lentamente, a piedi, alla luce del giorno e di notte, quando i lampioni illuminano le piazze. Solo così si può apprezzarne tutta la bellezza. Fondata nel 1533 da don Pedro de Heredia, Cartagena fu il porto d’imbarco dei tesori della Corona durante la dominazione spagnola. Soffrì costanti assedi che determinarono la sua straordinaria architettura militare, caratterizzata da grosse muraglie, fortini e bastion che le conferì la fama di inespugnabile. Su tutto spicca l’imponente mole di pietra del Castello di San Felipe de Barajas, considerato il capolavoro dell’ingegneria militare spagnola in America. Nella Plaza de la Aduana si può apprezzare il Palazzo Municipale, sede del Comune, di grande interesse la chiesa e il chiostro di San Pedro Claver e il bel palazzo che fu la sede principale del tribunale dell’Inquisizione. Nel settore nord della città si trova la Plaza de las Bòvedas, sotto le cui arcate, oggi occupate da negozietti per turisti, nel passato s’immagazzinarono munizioni e armi e alloggiarono le truppe. Dalla Puerta del Reloy si arriva alla Plaza de los Coches, dove anticamente si svolgeva il mercato degli schiavi. Oltre c’è il quartiere di Getsemani, parte del centro storico, ma ancora più giovane e vivace, con magnifici murales e tanti locali dove ascoltare musica e bere un drink. Pomeriggio a disposizione per passeggiate in autonomia nei luoghi più suggestivi, per acquisti o relax.Pasti liberi e pernottamento in hotel. 
    Prima colazione in hotel e partenza con mezzo privato verso Santa Marta, percorrendo la strada che corre lungo la costa che si affaccia sul Mar dei Caraibi. Arrivo e sistemazione in hotel.L’anno di fondazione, il 1525, fa di Santa Marta la più antica città tuttora esistente del continente sudamericano. Anche se non può competere con la più blasonata hermana del Caribe con cui esiste una rivalità di vecchia data, Santa Marta è comunque una tappa importante di un viaggio in Colombia per il nucleo storico con gli edifici antichi e la splendida baia. Alcuni viaggiatori ne apprezzano il fascino più autentico rispetto alla più turistica Cartagena, nonostante il traffico e lo sviluppo urbano poco armonico. Nel pomeriggio facciamo un tour panoramico della città. Visitiamo appena fuori dal centro la Quinta de San Pedro Alejandrino, un antico zuccherificio perfettamente restaurato dove Bolívar morì il 17 dicembre 1830, deluso, solo e prigioniero del labirinto dei suoi ricordi, come scrive Márquez in “Il generale nel suo labirinto”, il racconto dell’ultimo viaggio del Libertador. Oggi vi si trova un museo di arte contemporanea all’interno di un giardino botanico con alberi centenari. Un’altra visita degna di nota è la splendida Casa de la Aduana che ospita il piccolo, ma curato, Museo del Oro, con manufatti e preziosi oggetti tayrona. Alcune sale sono dedicate alle popolazioni indigene Kogui, Wiwa e Arhuaco, a un interessante excursus storico sulla città con l’auge della ferrovia e della compagnia bananera e a Simón Bolívar, che qui fu vegliato dopo la sua morte.In serata potremo fare una piacevole passeggiata lungo il malecón pedonale che costeggia la baia e la spiaggia di Santa Ana unendo lo storico porto di Santa Marta con la Marina Internacional. Pasti liberi e pernottamento in hotel. NB: sarà possibile lasciare in deposito in hotel il bagaglio principale e partire solo con uno zaino, muniti dello stretto indispensabile per il trekking alla Ciudad Perdida. Il bagaglio principale sarà recuperato al rientro dal trekking. 
    Dopo la colazione, partenza in fuoristrada per la Sierra Nevada di Santa Marta. Percorriamo la strada Panamericana per circa due ore prima di entrare nella selva e raggiungere il villaggio di Machete Pelao, da dove inizia il nostro trekking. Qui incontriamo la guida nativa che ci accompagnerà d’ora in poi e facciamo un pranzo veloce prima di iniziare la nostra avventura.Il percorso odierno è di 8 km (circa 3,5/4 ore di camminata), seguendo il corso del fiume El Machete (o Mamey).Durante le prime due ore di camminata si attraversano diverse zone agricole coltivate a yucca. Sebbene i chilometri non siano molti, il trekking di oggi è piuttosto impegnativo. Il sentiero infatti è abbastanza ripido, pietroso e può essere scivoloso. Non mancheranno brevi soste di relax e avremo anche la possibilità di fare un bagno tonificante nelle fresche acque delle piscine naturali formate dal fiume per poi ripartire, rinvigoriti, lungo il sentiero che penetra la foresta. Raggiungiamo il primo campo indigeno (Cabaña de Adan o Alfredo, 450 m sul livello del mare). Cena semplice e sistemazione in amaca per la notte.  
    Sveglia al levar del sole e colazione al campo.Partenza per la seconda giornata di trekking seguendo il corso del fiume Buritaca. Oggi percorriamo 15 km fino al secondo campo, che si trova a 850 metri di altitudine. Lungo il cammino incontriamo diverse capanne della comunità indigena Kogui di Mutanzhi. I Kogui vivono ancora oggi in perfetta armonia con la natura circostante, seguendo le antiche tradizioni e proteggendo fortemente i loro usi e le loro credenze. Discendono, come le altre etnie che s’incontrano in quest’area, dall’antico popolo Tayrona che, ai tempi della conquista spagnola, fuggì dalle fertili pianure della costa caraibica per trovare rifugio sulle montagne. L’isolamento li protesse permettendo loro di sfuggire agli effetti più devastanti della colonizzazione e preservandone le tradizioni.Le capanne dove abitano sono come quelle che costruivano gli antichi Tayrona. Circolari, fatte di legno e fango solidificato su una base di pietre. Hanno il tetto di paglia annerito dal fumo che arde costantemente al centro dell’unica stanza. Il fuoco riscalda il freddo della notte e il fumo allontana gli insetti. La veste tradizionale è una tunica bianca di tela grezza.Gli uomini masticano foglie di coca e polvere di conchiglia che tengono in bocca per non sentire la fame, per spingere oltre la spiritualità e per camminare senza fatica su quelle aspre montagne.I Kogui basano il loro stile di vita sulla loro fede in "Aluna" o “La Grande Madre", la figura creatrice. Per i Kogui la Terra è un essere vivente e l'umanità i suoi figli. Essi pensano che le nostre azioni di sfruttamento, devastazione, saccheggio delle risorse stia indebolendo "La Grande Madre" e portandoci verso la distruzione. Per questo è importante stabilire un rapporto di equilibrio con la natura.La loro guida spirituale è il Mamo, il saggio, l’uomo che è in contatto con le forze della natura, quello che saprà scegliere il ragazzino che dovrà sostituirlo, quello a cui insegnerà a meditare e mantenere l’ordine naturale del mondo attraverso canti e offerte perché il suo compito sarà sempre quello di ripristinare l’armonia fra uomini e natura, comprendendone i messaggi.la guancia destra rigonfia per il bolo di foglie di coca e polvere di conchiglia che tutti i Kogui tengono in bocca e continuano a masticare per non sentire la fame, per spingere oltre la spiritualità e per camminare senza fatica su quelle aspre montagne.Raggiunto il campo dove pernottiamo, avremo del tempo libero per riposare, per goderci la natura e, perché no, per fare un bagno rinfrescante nel fiume. Pensione completa. Pernottamento in amaca alla Cabaña Paraiso Teyuna o similare. 
    Oggi ci attende una giornata impegnativa, ma sempre ricca di emozioni.Sveglia di primo mattino, colazione e partenza per la Ciudad Perdida! Il percorso è impegnativo: ci separano 1200 scalini di pietra dissestati, costruiti dagli antichi Tayrona, per raggiungere la leggendaria Teyuna.Camminiamo avvolti solo dal rumore dell’acqua e delle foglie e accompagnati dai versi di più specie di uccelli di quante se ne possano contare.Una volta arrivati lassù, ci si gode il panorama, mentre la nostra guida indigena ci porterà in viaggio nel tempo e nella storia alla scoperta dell’antica civiltà Tayrona, spiegandoci le tradizioni, le credenze e le leggende che ancora oggi vengono tramandate di generazione in generazione… La Ciudad Perdida è il sito archeologico dove sorgeva un tempo una città antica. Si pensa che sia stata fondata attorno all’800, circa 650 anni prima di Machu Picchu. Come spesso accade, venne scoperta per caso da alcuni huaqueros, (tombaroli) che cominciarono a scavare al centro di una serie di cerchi di pietre che avevano ritrovato in mezzo alla giungla più fitta. Quei cerchi erano le basi sulle quali i Tayrona avevano costruito le loro capanne di legno e foglie e dove, proprio al centro, seppellivano insieme ai resti dei loro antenati anche il cibo, gli oggetti e i tesori che servivano per il viaggio verso l’oltretomba.Uno dei primi tombaroli si chiamava Florentino Sepúlveda e diede a quel luogo un nome che raccontava tutte le sue sensazioni, El Infierno Verde.Florentino insieme ai suoi due figli, César e Jacobo, dopo un terribile viaggio fra pietre scivolose, foreste impenetrabili, fango, pioggia, salite durissime e giorni e notti di accampamenti di fortuna, si ritrovò su quelle pietre antiche in mezzo alle montagne e in quei buchi iniziò a trovare ciotole di ceramica, anfore, ma anche monili e maschere d’oro. Era il 1972 e da quel momento in poi iniziò tutto quello che accade quando si ritrova qualcosa di prezioso: scavi, distruzioni, rivalità, spedizioni agguerrite, furti e spargimenti di sangue fino a quando il governo non decise di proteggere, almeno in parte, la città sacra del popolo Tayrona.Il resto fa parte della storia della Colombia perché la Sierra Nevada di Santa Marta e quindi tutto l’attuale percorso per salire da Machete Pelao alla Ciudad Perdida vide l’inizio del disboscamento degli alberi secolari compiuto negli anni 50 dai campesiños per vendere a valle il legno necessario per costruire le case dei ricchi. Era molto più redditizio vendere legno che coltivare caffè e cioccolata. In seguito, negli anni 60/70, in quei vasti spazi disboscati iniziò la coltivazione sempre più massiccia della marijuana, sostituita in seguito dalla coca che un tempo le popolazioni locali coltivavano a puro scopo religioso, per arrivare alla conoscenza.Con tutti i soldi che giravano, i tesori della Ciudad Perdida non facevano più gola a nessuno, né ai narcotrafficanti, né alle truppe paramilitari, né ai guerriglieri rivoluzionari e perfino per i tombaroli quelle zone erano diventate troppe pericolose.Oggi, dopo anni di lavori di sistemazione, studio e protezione dei circa 170 terrazzamenti e delle scalinate che salgono con gli ultimi ripidi gradini fino alla cima della Ciudad Perdida, e dopo il processo di pacificazione fra il governo colombiano e i guerriglieri delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucianarias de Colombia), qui è tutto molto tranquillo e sicuro. I popoli locali si occupano di allestire gli accampamenti con tutto il necessario, effettuare i trasporti dei materiali con i muli e guidare i turisti alla Ciudad Perdida. Nel mese di settembre, per un certo periodo, nessun turista può accedervi. La Ciudad Perdida ritorna ai Tayrona che arrivano dalle montagne più alte, dalle foreste più lontane e si riuniscono nel loro luogo dello spirito per assorbirne e restituirne la sacralità, attraverso riti e offerte.Dopo aver gironzolato tra i terrazzamenti, in tarda mattinata rientriamo al campo da cui siamo partiti per il pranzo.Nel pomeriggio inizia la discesa di circa 10 km fino al prossimo campo, dove pernottiamo.La discesa è lunga e difficile come l’andata, specie se piove e il terreno diventa molto scivoloso, ma dopo aver raggiunto la meta tutto diventa più accettabile e ci si gode maggiormente la natura selvaggia che ci circonda.Cena e pernottamento alla Cabaña Wiwa (450 m slm) o similare. 
    Sveglia e prima colazione. La tappa odierna è l’ultima del nostro trekking e ci condurrà al punto di partenza. Camminiamo in mezzo alla lussureggiante natura tropicale, ascoltando i rumori della foresta, cercando di indovinarne i rumori, stando attenti a non scivolare. Su e giù attraverso vallate e panorami mozzafiato, fiumi e cascate dove riposarsi un po’ e rinfrescarsi.Finalmente, dopo aver percorso circa 13 km, arriviamo a Machete Pelao, da dove tutto ha avuto inizio. Pranzo e trasferimento in fuoristrada all’eco hotel Villa Maria Tayrona (o similare), ubicato nelle vicinanze dell’entrata del Parco Tayrona. Cena libera e pernottamento. 
    Sveglia a piacere e colazione in hotel. Lasciamo opportunamente la giornata di oggi libera, in modo che ognuno possa disporne come meglio preferisce.Il nostro hotel si trova immerso nel bosco tropicale a poca distanza dall’entrata del Parco Nazionale Tayrona ed è certamente un posto tranquillo e gradevole per rilassarsi dopo le fatiche del trekking e prima di iniziare la seconda parte del viaggio. Si può camminare in mezzo alla natura lungo i sentieri e raggiungere la spiaggia privata in circa 10 minuti di cammino, prendere la navetta gratuita per raggiungere l’entrata del Parco Tayrona, o semplicemente oziare a bordo piscina o in riva al mare.Il Parco Nazionale Tayrona è un’area naturale protetta di 15.000 ettari, di cui 3.000 sono area marina. Il parco infatti copre una vasta zona che si estende dalla Baia di Taganga, poco più a est di Santa Marta, alla foce del Rio Pedras. Qui la natura si manifesta in tutta la sua varietà, passando dalla rigogliosa foresta pluviale che ricopre i declivi della Sierra Nevada, al litorale roccioso e alle spiagge di sabbia bianca del Mar dei Caraibi.Pasti liberi e pernottamento in hotel. 
    Prima colazione. Dopo esserci riposati, siamo pronti per la seconda parte del nostro viaggio che ci condurrà alla scoperta della penisola della Guajira. Lasciamo la zona del Parco Tayrona e con il nostro mezzo privato partiamo verso nord-est seguendo sempre la costa caraibica in direzione di Rioacha, il capoluogo della Guajira Bassa, nonché la porta di accesso a un ambiente di natura selvaggia e paesaggi desertici in cui vive il fiero e indipendente popolo Wayuu. All’arrivo faremo visita a una famiglia indigena per conoscere la cultura Wayuu. Un indigeno locale ci racconterà i costumi, i miti e le leggende di questo popolo e potremo anche degustare il piatto tipico locale, il “frichi”, a base di carne di capra e mais.I Wayuu sono circa 500.000, un terzo di loro vive in questa zona della Colombia e in particolare nell’Alta Guajira, gli altri sono dislocati in Venezuela intorno al lago di Maracaibo o sulle coste caraibiche. Non hanno mai riconosciuto i confini fra i due Paesi e continuano da sempre a spostarsi e a migrare dall’uno all’altro seguendo le piogge, incuranti delle bandiere perché rispondono soltanto a una serie di codici non scritti che regolano la loro convivenza e che in qualche modo Colombia e Venezuela hanno dovuto accettare.I Wayuu sono sempre stati un popolo orgoglioso e guerriero e, anche grazie alle caratteristiche del loro territorio arido e inospitale, non sono mai stati conquistati né soggiogati da nessuno, anzi hanno spesso approfittato dei traffici e commerci che attraversavano continuamente i loro territori per allearsi con i vari trafficanti, per sopravvivere e combattere, ma soprattutto per conservare la loro libertà e indipendenza totale.Sono organizzati in grandi clan familiari. formati da cinque o sei case, chiamati rancherias. Le regole fondamentali della convivenza sono sempre state dettate storicamente da un uomo, il palabrero, l’uomo della parola, un saggio scelto con cura da tutta la popolazione. Il punto fondamentale che regge l’armonia e la giustizia di questo popolo è proprio la parola. Attraverso di essa si tramandano le regole di questa società matrilineare, una società in cui le donne sono sacre e amministrano le grandi famiglie, mentre gli uomini si occupano di pascolare capre e vacche o di pescare. Quando sopravvengono dispute, discordie, ingiustizie, gelosie, tradimenti o scontri d’affari interviene il palabrero che ascolta tutte le ragioni per cercare di riportare l’intesa con la sua saggezza ed esperienza. Quando questo non riesce, il palabrero stabilisce un accordo, un rimborso o la giusta pena e a quel punto la sua parola diventa legge indiscutibile che tutti s’impegnano a rispettare.La figura della donna riveste un ruolo di primo piano nella comunità che non a caso viene definita come una società matrilineare. Il prestigio della donna è intimamente connesso alla procreazione che le conferisce il potere di garantire la continuità della comunità e nella maggior parte dei casi i figli assumono il cognome della madre, anziché quello del padre.Le donne wayuu sono abili tessitrici e confezionano a mano delle borse (o mochilas) facilmente riconoscibili grazie ai colori accesi e ai disegni caratteristici dal significato simbolico. Sistemazione all’Hotel Taroa o similare per il pernottamento.Cena libera. 
    Prima colazione in hotel e partenza in fuoristrada verso Cabo de la Vela, situato nella Guajira Alta. Lungo il percorso sosta per la visita delle saline di Manaure, enormi paludi di acqua salata, che evapora a causa del vento e del sole, le cui tonalità di colore virano dal bianco al viola intenso. Dopo le saline di Manure ci addentriamo all’interno del deserto per raggiungere Uribia, principlae centro commerciale e culturale dei Wayuu, dove facciamo una sosta prima di affrontare il vuoto del deserto. Qui si trova quello che serve per proseguire il viaggio: benzina, gomme di scorta, acqua fresca e cibo per affrontare le piste della Guajira più selvaggia, quelle che portano fino al Cabo de la Vela e a Punta Gallinas, al faro più settentrionale di tutto il Sudamerica.Lungo il percorso ci fermiamo nel deserto di Carrizal, luogo ideale per scattare fotografie.Arrivo nel villaggio di pescatori di Cabo de la Vela, poco più di una comunità rurale abitata dai Wayuu, che vivono nelle capanne tradizionali costruite con lo yotojoro, la parte interna del cactus cardon che cresce rigoglioso nelle zone desertiche. Il villaggio prende il nome dal promontorio roccioso che incombe sulle spiagge sottostanti e sul mare, con lo sfondo dei colori del deserto, uno dei luoghi più belli di La Guajira Alta. Pranzo e sistemazione in spartana rancheria locale. Nel pomeriggio escursione alla spiaggia Ojo del Agua, con impervie scogliere che incombono alle spalle di spiagge color ruggine. Si raggiunge il Pilòn de Azucar, il belvedere più pittoresco della zona, per godere di una spettacolare vista che spazia sull’intera Guajira Alta. Concludiamo la giornata al tramonto nei pressi di El Faro, una piccola struttura sul bordo di un promontorio roccioso che offre un superbo panoram Si continua verso nord per Cabo de la Vela lungo una strada  sterrata  che  corre  parallela  alla  linea  ferroviaria  usata  per  il  trasporto  del carbone.  Arrivo  nel  villaggio  di  pescatori  di Cabo  de  la  Vela,  poco  più  di  una comunità rurale abitata dai wayuu, che vivono nelle capanne tradizionali costruite con lo yotojoro, la parte interna del cactus cardon che cresce rigoglioso nelle zone desertiche. Il villaggio prende il nome dal promontorio roccioso che incombe sulle spiagge  sottostanti  e  sul  mare,  con  lo  sfondo  dei  meravigliosi  colori  del  deserto, uno dei luoghi più belli di La Guajira Alta. Nel pomeriggio escursione alla Playa del Pilòn, la spiaggia più bella del Cabo, con impervie scogliere dalla tonalità blu-verdastra  che  incombono  alle  spalle  di  magnifiche  spiagge  color  ruggine.  Si raggiunge il Pilòn de Azucar, il belvedere più pittoresco della zona, per godere di una  spettacolare  vista  che  spazia  sull’intera Guajira  Alta.  Per  avere  una’idea  di questo spettacolo paesaggistico bisogna immaginare una spiaggia tropicale lungo la costa rocciosa dell’Irlanda! Si conclude la giornata con un tramonto da cartolina nei  pressi  di El  Faro,  una  piccola  struttura  sul  bordo  di  un  promontorio  roccioso che  offre  un  superbo  panorama.  Pensione  completa.  Pernottamento  in  spartana rancheria locale 
     
     
     
    Dopo la prima colazione partenza per l’aeroporto Simon Bolivar di Santa Marta e imbarco sul volo per l’Italia via Bogotà. Pasti e pernottamento a bordo. 
    Arrivo al mattino in Europa e proseguimento per l’Italia dove si prevede di arrivare nel tardo pomeriggio o in serata.Trekking alla Ciudad Perdida – Foto di Elena Sabella 

    Perchè con Kel12?

    • Durante il viaggio si visitano insediamenti Kogui, Arhuaca e Wiwa
     

    I nostri esperti

    GIOVANNI CONTE

    Dal 13  marzo  2021 al 27  marzo  2021

    Dal 10  luglio  2021 al 24  luglio  2021

    Dal 27  novembre  2021 al 11  dicembre  2021

    Approfondimenti di viaggio

    Organizzazione del trekking  Durante le giornate di cammino per raggiungere la Ciudad Perdida, i pasti sono semplici e preparati con prodotti locali. A una colazione di tipo occidentale seguono un pasto freddo o box lunch (a metà giornata) e una cena calda al campo. I materiali comuni saranno caricati e trasportati dai muli. Se si vorranno trasportare anche i bagagli personali bisognerà prevedere l’utilizzo di altri muli a proprie spese in questo caso i partecipanti devono portare solo [...]