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  • SULLE ORME DELL’IMPERO PERDUTO 2021

    CINA

  • SULLE ORME DELL’IMPERO PERDUTO 2021

    CINA

    icona orologio 16 GIORNI
    minimo 10 massimo 16 partecipanti
    icona valigia PARTENZE:

      2021

    • Dal   19  giugno    al   4  luglio  
    • Dal   9  luglio    al   24  luglio  
    • Dal   14  agosto    al   29  agosto  
    Sistemazioni
    Active Expeditions - Spedizioni, Trekking

    Una "Prima Kel 12 National Geographic Expeditions": Attraverso i grandi deserti della Cina Ningxia, Mongolia Interna e Gansu. Una spedizione originale che si intreccia a percorsi sconosciuti della Via della Seta, sulle orme del misterioso e potente regno buddhista dei Tangut attraverso un’incredibile varietà di deserti. Si parte dal capoluogo della regione autonoma del Ningxia:Yinchuan, sede dei mausolei reali degli imperatori della dinastia barbara, proseguendo - continua -

    A PARTIRE DA: 4.900 €


    ITINERARIO

    Da Milano Malpensa per Pechino con volo diretto Air China delle 13,30. Arrivo la mattina dopo.

     

    Arrivo a Pechino alle 05.30 e volo in coincidenza per Yinchuan (ore 09.10/11.15, orario soggetto a riconferma). All’arrivo trasferimento e sistemazione in hotel per pranzo.

    Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia nelle vicinanze del Fiume Giallo, è protetta a ovest dalle alte vette dello Helan Shan, che la separano dai deserti della Mongolia.

    Il suo apogeo culturale e politico si colloca tra il 1038 e il 1227, quando è stata la più importante città del regno degli Xia Occidentali. Alla fine del X secolo i Tangut, semi-dipendenti dall’impero cinese Song, stabilirono uno stato completamente indipendente che gli stessi abitanti chiamavano “Grande Stato di Xia” (dalla stirpe oriunda delle bianche alture).

    Il loro regno ebbe vita breve, ma all'apice dello splendore abbracciava un'area che comprendeva le attuali province del Gansu e dello Shaanxi, le regioni autonome del Ningxia e della Mongolia Interna.  L’impero Tangut ebbe una durata di circa 250 anni, cioè dal 982 fino al 1227, anno in cui l’imperatore mongolo Gengis Khan pare li avesse sterminati.

    Uno dei fenomeni culturali che maggiormente caratterizza Yinchuan e la regione di Ningxia è la presenza di una cospicua comunità islamica, che qui si trasferì prosperando già alcuni secoli fa. Al contrario di quanto accade in altre regioni della Cina, nel Ningxia questa minoranza è abbastanza tollerata dal governo centrale. Per questo, si vedono numerosi musulmani, riconoscibili in certi casi perché indossano abiti tradizionali islamici, e non poche sono le moschee attive. Inoltre, fin dal passato è testimoniata la presenza in queste zone di ebrei e cristiani, a costituire per tradizione un melting pot non sempre possibile in altre aree della Cina moderna.

    Nel pomeriggio visita del Museo Provinciale. Molto vasto e ben organizzato, si compone di otto sale che conservano una ricca collezione di cui ceramiche risalenti al periodo della Via della Seta, reliquie della dinastia Xia e antichissime copie del Corano. In totale pare ci siano 40.000 reperti.

    Cena e pernottamento in Hotel.

     

    Dopo colazione ci recheremo a circa 30 chilometri verso ovest dalla città di Yinchuan dove si trovano i mausolei reali degli imperatori nella dinastia Xia occidentale (1038-1227). Situate sul versante orientale delle montagne Helan, le tombe sono il patrimonio culturale storico meglio conservato che rappresenta la civiltà Tangut su vasta scala e al più alto grado. Occupando un'area di circa 50 chilometri quadrati, includono 9 mausolei imperiali, 254 tombe subordinate, 1 sito di un grande complesso architettonico e oltre 10 siti di forni in mattoni e piastrelle. Al momento solo tre tombe sono aperte al pubblico, con certezza solo la principale sarà visitabile, le altre due sono a discrezione del Museo. Il sito costituisce una delle 100 maggiori scoperte archeologiche cinesi del XX secolo. Oltre 770 anni fa in Cina esistevano contemporaneamente tre dinastie: la dinastia Song di etnia han, che regnava nella parte centrale del paese, il regno Liao di etnia nuzhen nel nord-est e il regno Xia di etnia dangxiang, nel nord-ovest, da cui la dizione Xixia, ossia Xia Occidentali. L’impero indipendente dei Xixia, con una propria lingua e scrittura, aveva proclamato il buddhismo religione ufficiale del paese. Purtroppo nel 1227, dopo aver sconfitto la dinastia, le truppe mongole di Genghis Khan ne sterminarono la popolazione distruggendo anche tutti i libri e registrazioni del regno. Di conseguenza il regno dei Xixia, un tempo potentissimo, ha lasciato ai posteri molti misteri. Il sito dei mausolei dei re dei Xixia venne casualmente scoperto all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. Nei 30 anni successivi gli archeologi cinesi hanno compiuto più campagne di ricerche, misurazioni e scavi, chiarendo la distribuzione e la struttura delle tombe. Si tratta di una delle maggiori necropoli imperiali in superficie meglio conservate della Cina, equivalente come dimensione alle 13 Tombe dei Ming a Pechino. Ognuno dei 9 mausolei costituisce un complesso indipendente, disposto in direzione nord-sud, di forma rettangolare e di aspetto maestoso. Il mausoleo n.3, tomba del primo imperatore dei Xixia, Li Yuanhao, è il maggiore e meglio conservato. La struttura conica di ogni mausoleo costituisce un’importante e speciale caratteristica mai vista in altre zone del paese, riflettendo le particolari usanze funebri dei nobili Xixia.

    Si prosegue verso nord a circa 50 km da Yinchuan per andare a vedere le pitture rupestri scoperte nel 1969, risalenti a circa 10.000 anni fa e raffiguranti più di 2000 pittogrammi: animali, scene di caccia, volti di persone e anche quello di una strana entità che somiglia a un extraterrestre.

    Prima di rientrare in città ci fermeremo per una degustazione di vino in una cantina locale.

    Il Ningxia rappresenta la realtà vinicola cinese più interessante al momento. Ad oggi vi sono circa 100.000 acri vitati (circa 40.000 ettari) per un totale di 100 cantine e, secondo le stime recenti del dipartimento cinese dell’agricoltura, un totale di 120 milioni di bottiglie prodotte, la stragrande maggioranza provenienti da grandissime aziende, poli produttive.

    Questa zona è sempre stata al centro dell’influenza occidentale. Non dimentichiamoci che già 2000 anni fa era ben conosciuta per esser una tappa importante nella famosissima via della seta, cuore pulsante degli scambi tra Europa e Asia. Non più tardi di 5 anni fa, gli ufficiali del governo hanno ricevuto l’ordine diretto da Pechino di costruire una vera e propria Route de Vins, proprio come a Bordeaux. Le montagne Helan in Ningxia vennero scelte poiché mostravano le qualità necessarie: clima continentale, altitudine, ventilazione costante e suolo sabbioso con terriccio roccioso.

    Al termine della visita ritorno in hotel.

    Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione in hotel. Partenza verso Zhongwei. Sosta lungo la strada alla Moschea Najiahu, una delle più grandi e antiche del Ningxia in stile architettonico tradizionale cinese. La costruzione, risalente alla dinastia Ming (1368 - 1644), nacque dall’esigenza di creare un luogo di culto per i numerosi musulmani presenti ella zona. A causa di terremoti e guerre, purtroppo l’edificio originale non esiste più. La moschea attuale è stata ricostruita sulla base del modello precedente verso la fine della dinastia Qing (1644-1911). Non lontano dalla moschea sorge Il parco della Cultura Hui, un’opera mirata all’integrazione della cultura islamica e quella cinese. La costruzione del parco è iniziata nel 2001 ed è stato aperto al pubblico nel 2005. L'attrazione principale è un edificio bianco in stile islamico circondato da un lungo e rotondo corridoio. Ammireremo solo da fuori, in quanto lo stato di abbandono dei lavori e la pochezza dei contenuti non ne valgono il tempo, per quanto sia un interessante spunto di riflessione sul processo di “integrazione”. Proseguimento per Tongxin.

    Pranzo in ristorante musulmano locale.

    Visita della Grande Moschea di Tongxin, la più antica del Ningxia. Costruita nei primi anni della dinastia Ming (1368-1644) presenta lo stile tradizionale cinese con decorazioni islamiche, sintetizzando la perfetta combinazione delle culture Hui e Han.

    L'Armata Rossa catturò la città fortificata di Tongxin nel giugno del 1936, in uno degli ultimi movimenti della Lunga Marcia prima di stabilirsi nell'area di Yan'an. Nell'ottobre 1936, questa moschea fu sede di un'assemblea generale tenuta per istituire la prima, di breve durata, contea autonoma comunista cinese, chiamata governo autonomo di Yuwang Hui. Grazie a questa fortuita associazione con la storia rivoluzionaria comunista, questa moschea fu l'unico grande edificio islamico del Ningxia a sopravvivere alla Rivoluzione Culturale.

    Da Tongxin si torna indietro verso Zhongwei e si visita il peculiare Tempio Gao, inizialmente costruito durante i primi anni della dinastia Ming (1368-1644), crollato a causa del terremoto nel 1739, successivamente restaurato e ampliato, ancora raso al suolo da un incendio nel 1942 e nuovamente ricostruito. La struttura attuale del tempio è un magnifico miscuglio di stili differenti e, come nel monastero sospeso nei pressi di Datong, si professano i tre culti principali cinesi: buddhismo, confucianesimo e taoismo.

    Al termine delle visite cena e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione in hotel e partenza verso Lanzhou. A circa metà strada, dopo aver lasciato la regione autonoma Hui del Ningxia, ci fermeremo a visitare il Parco geologico nazionale della Foresta di Pietra sul Fiume Giallo nei pressi di Jingtai, la cui storia dura da quattro miliardi di anni. La presenza di molte stalagmiti di sabbia e pilastri di pietra di varie dimensioni e forme, rende l’area, prevalentemente desertica con qualche oasi, particolarmente suggestiva tra scogliere, formatesi dallerosione di acqua e vento, lungo il Fiume Giallo, che scorre da est a ovest, attraversando l'area panoramica per 34 chilometri quadrati. Un paesaggio davvero unico e ricco di contrasti dovuti alle peculiari caratteristiche geologiche del luogo.

    Pranzo in un ristorante locale e proseguimento per il capoluogo della provincia del Gansu. Lanzhou conta oltre i 3 milioni e mezzo di abitanti. La città si è strategicamente sviluppata lungo il corso del Fiume Giallo e ha visto alternarsi al suo governo realtà politiche differenti, sia cinesi sia provenienti dall’Asia Centrale, perennemente in lotta tra di loro. Trovandosi incuneata in una stretta vallata chiusa da ripide montagne a 1.600 metri di quota, Lanzhou è stata costretta a svilupparsi in un lungo corridoio che si estende da est a ovest per oltre 20 chilometri sulla sponda meridionale del Fiume Giallo. Di conseguenza la metropoli è “urbanisticamente” poco funzionale e richiede tempi piuttosto lunghi per gli spostamenti. Costituisce un importante snodo stradale utilizzato da molti viaggiatori per raggiungere altri luoghi del Gansu.

    Cena e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione in Hotel e proseguimento in treno per Zhangye (08:35 Lanzhou / 12:35 Zhangye - orario soggetto a riconferma).

    Pranzo in ristorante locale. Visita del tempio di Zhangye ove risiede il Grande Buddha.

    Costruito nel 1098 d.C., ampliato e rinnovato durante le dinastie Ming e Qing, si tratta del più grande Buddha sdraiato al coperto in Cina, circa 35 metri dalla testa ai piedi. La posa reclinata indica l'ingresso nel nirvana.

    Il tempio presenta diversi stili architettonici e – narra la leggenda - venne edificato dopo che il gerarca del tempo, seguito il suono di una musica celeste, trovò sepolta in questo sito un'antica statua di Buddha in paranirvana, adagiata nella stesso modo.

    Nel pomeriggio escursione al Parco Geologico Zhangye-Danxia (tutelato dall’UNESCO), a circa 35 km dalla città. Trattasi di una vasta area montagnosa e desertica caratterizzata da particolari stratificazioni di rocce colorate, la cui gamma di sfumature e proporzioni creano un caleidoscopio di colori e uno spettacolo mozzafiato. Le montagne si estendono per circa 400 chilometri quadrati creando uno scenario degno di un mondo fantastico, in una vastissima area vicina al deserto del Gobi. La composizione è frutto di depositi successivi di vari minerali di pigmentazione diversa. Le increspature della terra, create dalla collisione della placca indo-australiana con l’Eurasia, hanno portato alla nascita di questo paesaggio surreale. I colori insoliti delle rocce, alte, lisce, taglienti sono dovute ai depositi di arenaria rossa e minerali risalenti a 24 milioni di anni fa. Il risultato è connesso all’azione delle placche tettoniche responsabili anche di alcune montagne himalayane. Il vento e la pioggia hanno poi fatto la loro parte, scolpendo pilastri naturali, valli e cascate, che si differenziano per colore, consistenza e dimensioni. A ricordare la geomorfologia del territorio è il nome stesso “danxia” che in cinese significa “nuvole rosee”. Note come “montagne arcobaleno”, Danxia sono state selezionate da National Geographic come una delle 10 meraviglie geografiche del mondo.

    Cena e pernottamento in un semplice campo di yurte.

     

    Prima colazione al campo. Trasferimento a Matisi dove si trovano le grotte buddhiste tra le più importanti in Cina, anche se le più famose sono a Mogao nei pressi della vicina Dunhuang.

    A circa 60km da Zhangye, incastonate sulle pendici delle montagne Qilian,  sono parte di un'area panoramica chiamata Mati Temple Scenic Area, che comprende le Grotte di Matisi, il Tempio dei Mille Buddha, Grotte di Guanyin (ce ne sono tre: grotta superiore, media e bassa) e il tempio Jinta. Oltre a queste straordinarie costruzioni, il sito merita una visita anche per lo splendido panorama.

    La vista più suggestiva si ha ai piedi del Tempio Matisi, costruito a strapiombo su una parete e disposto su 7 livelli. Tutta la struttura è scavata nella roccia e le varie sale sono collegate da corridoi esterni e cunicoli dentro la roccia. Le vette dei monti Qilian innevate, il profumo di incenso e l'atmosfera di sacralità che si respira è davvero suggestiva.

    Matisi significa "tempio dello zoccolo di cavallo" e questo nome deriva da una leggenda legata all'origine del tempio e delle grotte. Secondo i racconti popolari infatti, una divinità cavallo, decisa a scendere nel mondo dei vivi, lasciò un'impronta in questo luogo. Questa impronta leggendaria è conservata all’interno del tempio come un vero tesoro. Sia la montagna che il tempio furono rinominati dopo questo avvenimento.

    Secondo gli storici, le prime grotte furono costruite da alcuni monaci durante la dinastia Jin tra il IV e V secolo. Lo scopo principale fu la creazione di un luogo dove vivere, studiare e meditare. Si dice che il tempio, tra i suoi cunicoli, ospitasse fino a 1000 monaci, stabilitisi qui a studiare attratti dall'atmosfera di sacralità del luogo.

    Circa 19 delle grotte furono scavate durante la dinastia Yuan (1279-1368), mentre le restanti durante le dinastie dei Sui Settentrionali, Xia Occidentali, Ming e Qing.

    Ritorno a Zhangye per pranzo in ristorante locale e partenza per Alashan Youqi (136 km).

    Lasceremo quindi la provincia del Gansu per entrare nei territori desertici della regione autonoma della Mongolia Interna. Sotto la guida di Genghis Khan, la regione faceva parte del Grande Impero Mongolo che all’epoca si estendeva dalla Corea fino all’Europa dell’Est.

    La Mongolia Interna è tradizionalmente popolata delle tribù nomadi che si spostano con le loro tende da una zona all’altra per allevare il bestiame. Cuscinetto strategico per la Cina, nel corso dei secoli, ha protetto Pechino, prima dalle invasioni barbariche e poi dalla minaccia dell’Unione Sovietica. Allo stesso tempo, questo territorio ha rappresentato per secoli un punto di contatto e di contaminazione culturale con la porzione settentrionale dell’Eurasia.

    Cena e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione in hotel. Partenza con le jeep con cui in circa un’ora e mezza (80km) arriveremo all’entrata del deserto dove trascorreremo una giornata indimenticabile. Dopo una breve sosta nell’albergo dove pernotteremo, ci avventureremo, sempre in jeep, tra salite e discese delle gigantesche dune del Badain Jaran, secondo deserto più grande della Cina, caratterizzato da un’anomalia affascinante, ovvero la presenza di circa 140 laghi permanenti. Sono proprio questi bacini idrici a dare al deserto il nome che in lingua mongola significa “laghi misteriosi”.

    Si trova sull'altopiano di Alashan nella regione desertica iper-arida e temperata della Cina nord-occidentale. La zona nota come “Towers of Sand and Lakes si concentra nell'area del deserto centrale, dove si distribuiscono maggiormente le mega-dune e bacini lacustri inter-dunali, un patrimonio naturale davvero unico di grande bellezza e mistero. Ci sono 74 laghi salini permanenti e 12 di acqua dolce alimentati da sorgenti sotterranee.

    Qui si può inoltre ammirare la duna di sabbia stazionaria più alta del mondo: Bilutu, con un'altitudine di 1611 metri e un'altezza relativa di circa 450 metri il cosiddetto "Everest del Deserto”. Per un deserto sabbioso, un vero e proprio mare di sabbia, il Badain Jaran è sorprendentemente umido, quindi abbondano diversi tipi di arbusti. Ci sono probabilmente più specie di piante qui che in qualsiasi altro deserto al mondo. Anche la fauna è piuttosto ricca, soprattutto notturna. I laghi sono per lo più salini e misteriosamente colorati, essi forniscono un habitat favorevole per diversi invertebrati, molluschi, crostacei e alcuni pesci che supportano uccelli e altre creature. Tutto ciò contribuisce ulteriormente ad accrescere il fascino del deserto.

    Pranzeremo presso una delle famiglie nomadi stanziate sui laghi.

     

    Si consiglia per questa giornata di portare solo un piccolo bagaglio a mano con l’indispensabile per la notte in modo tale da non caricare troppo le auto che dovranno viaggiare lungo le piste tra le dune. Il giorno successivo le jeep ci riaccompagneranno all’albergo di Alashan Youqi dove ci attenderà il bus per proseguire il viaggio fino a Khara-Khoto.

     

    Cena e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione in hotel ancora nel deserto e ritorno verso Alashan Youqi, dove saluteremo i nostri autisti mongoli per ritornare sul nostro bus e proseguire il viaggio verso Khara-Khoto. Sosta lungo la strada, sempre in territorio desertico, per visitare la Foresta di Pietra Haisen Chulu, caratterizzata da bizzarre conformazioni rocciose, per lo più di granito, evolutesi naturalmente a causa dell’erosione del vento. Qui faremo un semplice picnic, dopo di che continueremo per Ejina Qi. 150 chilometri prima della città si vedrà da lontano la famosa base di lancio di Jiuquan da dove la Cina ha lanciato la stazione spaziale Tiangong 2, la seconda stazione orbitale. Il modulo è stato progettato per rimanere in orbita due anni, a circa 390 chilometri dalla Terra, la più lunga missione umana nello spazio mai realizzata finora dalla Cina. A bordo della stazione spaziale si trova l'orologio 'atomico' più preciso del mondo, il Cold Atomic Clock in Space (Cacs) realizzato da un gruppo di scienziati di Shanghai, che perde un solo secondo nell'arco di un miliardo di anni.

    La Tiangong 2 - larga 18,4 metri e pesante 8,6 tonnellate - è la seconda stazione orbitale cinese e rientra nel programma spaziale di Pechino che prevede di realizzarne una permanente con personale a bordo entro il 2022. La Cina aveva già mandato in orbita la Tiangong 1, nel settembre 2011, rimasta in servizio per quattro anni e mezzo.

    Cena e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione in hotel e partenza per l’esplorazione del sito di Khara-Khoto: Heicheng, la Città Nera, si trova a circa a circa 30 km dalla città, perduta tra le sabbie del deserto. Oltre alle rovine dell’antica cittadina fortificata, all’interno del sito ci sono anche diverse foreste molto suggestive e laghi disseminati qua e là. La drammaticità della Foresta di Guai Shulin ricorda quasi un campo di battaglia con pioppi dell’Eufrate morti e caduti. La morte degli alberi nella zona è il risultato della diminuzione delle acque sotterranee nell'arido deserto. Nonostante la loro condizione i pioppi paiono mostrare un grande desiderio di vita, alcuni in piedi, altri si rifiutano di cadere, altri giacciono a terra con i tronchi marci.

    Si dice che gli alberi dell’Eufrate esistano per tremila anni: vivono per mille anni, muoiono per mille anni e marciscono per mille anni".

    Raggiungeremo le rovine della città dei tangut prima del tramonto per assaporare l’immensità di questo nulla con la luce migliore. “Qui ci vivono i fantasmi” è ciò che dicono i cinesi. Essi credono  che la fortezza murata della Città Nera sia abitata da demoni e spiriti. E se ne può comprendere il motivo. Vi sono resti di bastioni alti nove metri e pareti esterne spesse più di tre metri e mezzo . Le pareti esterne correvano per circa 421 metri est-ovest di 374 metri nord-sud. Oggi sono sommerse da un mucchio inquietante di sabbia alla deriva, dense di fascino e mistero.

    Il nome tangut designa in turco antico, e poi in mongolo, un popolo che fino alla fine del VII secolo occupava la regione del Sichuan che fu poi costretto, a causa dell’avanzata tibetana, a spostarsi nella regione sud-occidentale dell’attuale Mongolia Interna. Proprio contro lo stato tangut, chiamato dai cinesi Xi Xia, Gengis Khan compì nel 1205 la sua prima campagna militare oltre i confini della Mongolia. Altri attacchi seguirono nel 1209 e nel 1217, fino a che nel 1226 le orde mongole guidate dal Gran Khan in persona, invasero lo stato Tangut dalla frontiera settentrionale, la città di Khara-Khoto fu tra le prime a cadere. Quest’ultima campagna, che vide perire Gengis Khan nel 1227, condusse alla presa della capitale tangut ed allo sterminio, condotto con tremenda ferocia, di gran parte della popolazione dello Xi Xia. Mentre ogni altra traccia dell’impero tangut venne travolta, Khara-Khoto, sede periferica per di più destinata a luogo di deportazione e confino per dissidenti politici, fu l’unico centro a non essere distrutto dalla furia dei mongoli. Nel XIII secolo il territorio di Xi Xia fu annesso all’impero mongolo come provincia e proprio in questo periodo la città di Khara-Khoto venne visitata da Marco Polo. All’avvento dei Ming in Cina gli eredi dei Mongoli costituirono la dinastia degli Yuan Settentrionali che qui appunto stabilì la capitale. Tra il XIII e il XIV secolo la provincia tangut subì un rapido processo di islamizzazione e alla fine del XIV secolo la città venne definitivamente distrutta e abbandonata.

    Gli esploratori russi Grigory Potanin e Vladimir Obruchev riportarono delle voci secondo cui da qualche parte a valle del fiume Ejin si localizzava un'antica città. Questa conoscenza ha dato slancio al Museo asiatico di San Pietroburgo, per finanziare una nuova spedizione Mongol-Sichuan sotto il comando di Pyotr Kuzmich Kozlov.

    Sono stati scoperti oltre 2.000 libri, pergamene e manoscritti in lingua tangut: oggi si trovano nel Museo Ermitage di San Pietroburgo, mentre i libri e la xilografia sono presso l'Istituto di Studi Orientali della stessa città.

    Sir Aurel Stein scavò a Khara-Khoto durante la sua terza spedizione in Asia centrale dal luglio 1913 al febbraio 1916, ed i risultati di questa ricerca sono stati incorporati nel capitolo 13 del primo volume di Stein, Innermost Asia.

    Sven Hedin e Xu Xusheng guidarono la spedizione sino-svedese sugli scavi archeologici del sito tra il 1927 e il 1931. Dopo Hedin, il sinologo John DeFrancis la visitò nel 1935.

    Pranzo e cena in ristoranti locali.

    Pernottamento in Hotel.

     

    Partenza di prima mattina. Lunga giornata di trasferimento per lasciare la Mongolia Interna e rientrare nel Gansu verso Jiayuguan. All’estremo opposto del corridoio del Gansu si trovava uno degli ultimi avamposti cinesi di frontiera: il “Passo Jiayu”, dove, durante l’epoca Ming (1368 - 1644), terminava la Grande Muraglia, la cui estremità occidentale era segnata dalla impressionante fortezza, in solida terra battuta e legno, che domina ancora oggi incontrastata il semi-desertico paesaggio nei pressi di Jiayuguan. Il forte aveva funzione di dogana, entro cui dovevano transitare tutti coloro che uscivano dalla Cina.

    A causa della ricostruzione, dell’eccessiva presenza di turisti e tutto ciò che ne consegue, non riteniamo questa escursione indispensabile quindi ci limiteremo ad ammirare tra le sabbie ciò che è rimasto della Grande Muraglia. A differenza delle altre sezioni famose vicino a Pechino, il segmento di Jiayuguan è costruito con il loess. Il terriccio venne messo insieme creando degli strati rendendo in tal modo le pareti molto solide.

    Pranzo in semplice ristorante locale.

    Cena e pernottamento in hotel.

     

     

    Prima colazione in hotel.

    Trasferimento a Dunhuang. Dunhuang si trova in un'oasi contenente il Lago della Luna Crescente e Mingsha Shan, che significa Singing - Sand Mountain” a causa del suono del vento che sferza le dune: il fenomeno del canto della sabbia. In posizione strategica, all'incrocio tra l'antica via della seta meridionale e la strada principale che conduce dall'India attraverso Lhasa alla Mongolia e alla Siberia meridionale, Dunhuang controllava l'ingresso dello stretto corridoio Hexi, che portava dritto al cuore delle pianure della Cina settentrionale e le antiche capitali di Chang'an (oggi nota come Xi'an) e Luoyang.

    Le dune si estendono per 40 km di lunghezza e 20 km di larghezza rispettivamente, con il punto più alto che raggiunge i 250 metri.

    Dopo pranzo tempo libero a disposizione e salita sulle dune Mingsha Shan per il tramonto, molto suggestivo sebbene molto frequentato dal turismo locale.

    Pensione completa in hotel.

     

    Prima colazione in hotel.

    È in mezzo alle sabbie e alle dune, ai piedi delle propaggini più orientali del massiccio del Kunlun, che sorge quella che all’epoca della via della seta era l’ultima città cinese, sede dal 117 a.C., del comando militare di tutti gli eserciti Han in Occidente: Dunhuang, il cui nome significa “Faro illuminante”. Costituiva l’estremo limite occidentale dell’impero, porta d’entrata e di uscita dalla Cina, oltre la quale si distendevano i tracciati dei percorsi carovanieri interrotti dalle rinfrescanti oasi. Ancora in epoca Han era qui che terminava la Grande Muraglia: alcuni isolati, suggestivi resti delle fortificazioni difensive erette quando Dunhuang venne eletta al rango di prefettura, nel 117a.C., possono essere ammirati nei pressi di Mogao, là dove si trova il complesso artistico delle cosiddette “Grotte dei Mille Buddha”. Un vero e proprio santuario celebrante la fede buddhista attraverso affreschi e sculture entro le cavità aperte nel fianco della collina, realizzate a partire dal IV secolo fino al XIV d.C. Più di mille grotte sono scavate nella roccia del monte Mingsha e se ne sono conservate 492. L’insieme di architettura interna, scultura e pittura murale compone uno spettacolo magnifico: i personaggi principali delle scene sono stati spesso plasmati in tuttotondo e poi dipinti, mentre episodi narrativi della vita del Buddha, figure mitiche, elementi floreali e ornamentali, donatori, paesaggi, sono dipinti con pigmenti minerali sulle pareti, rese uniformi con un miscuglio di fango, sterco, intonaco e poi imbiancate.

    Rientro in hotel per pranzo e nel pomeriggio trasferimento verso il deserto di Yardan e le sue conformazioni rocciose (che ha ospitato diverse pellicole, tra cui Hero del noto regista Zhang Yimou). Visita con jeep private nell’area. I fenomeni di erosione eolica e idrica hanno modellato in maniera spettacolare quello che una volta era il letto di un lago. Innumerevoli yardan, le straordinarie formazioni di fango fossile, si susseguono per chilometri in una piatta e suggestiva distesa desertica. Cena al pittoresco mercato notturno di Shazhou tra spuntini, prodotti artistici e artigiani.

    Rientro e pernottamento in hotel.

     

    Dopo colazione partenza per l’aeroporto nazionale e volo per Pechino 11.00 - 13.45 (orario soggetto a riconferma). All’arrivo trasferimento a Jinshanling (140km – 2 ore circa)

    Pranzo libero.

    Il tratto di Jinshanling è una delle sezioni meglio conservate della Grande Muraglia, perché più autentica, meno affollata e che possiede ancora molte delle caratteristiche originali.

    Si chiama così perché è stata costruita in una zona montuosa chiamata Jinshan, che significa "Montagna Dorata”, a Nord-Est del centro di Pechino. È collegata con la sezione di Simatai a Est e il tratto di Gubeikou a Ovest. Su questa parte di Grande Muraglia è possibile trovare poesie e incisioni che risalgono al periodo in cui il Generale Qi Jiguang diresse i lavori di restauro (1528 - 1588). Le mura misurano 5,1 km di lunghezza, 7 metri di altezza media e 5 metri di larghezza. La peculiarità di questo tratto sono le 31 torri di guardia. A seconda della diversa tipologia di terreno, le torri di guardia vennero costruite con forme e caratteristiche diverse: alte o corte, rettangolari o quadrate, con tre o cinque feritoie, a uno o più piani. All’estremità occidentale del tratto di Jinshanling si trova una torre di tre piani, che però non è visitabile perché si trova in un'area militare, non aperta al pubblico.

    Cena e pernottamento in hotel.

     

    Breve trasferimento a Simatai West dopo colazione. Salita di circa 40 minuti a piedi lungo un percorso che condurrà alla torre di avvistamento East-Five-Eye a Simatai West ed alla vista panoramica mozzafiato di questa incredibile impresa ingegneristica che si snoda all’orizzonte lungo la cresta delle montagne.

    Questa originale sezione, impervia e in rovina, offre tra le migliori escursioni sulla Grande Muraglia e risulta estremamente fotogenica, con torri di avvistamento densamente sparse e pendenze ripide che danno in continua evoluzione prospettive e ampie vedute aperte. In una giornata limpida, è difficile non riuscire a scattare buone fotografie.

    Si tratta di un trekking moderato lungo un percorso ad anello di quasi 8 chilometri in circa 4 ore.

    Non ci sono servizi igienici lungo le mura. Ci sono all'ingresso di Simatai West e Jinshanling. Meglio essere muniti di fazzoletti o carta igienica per l’escursione. Le scarpe da trekking sono consigliate trattandosi di un percorso con gradoni sconnessi.

     

    Dislivelli del percorso:

     

     

    Pranzo in ristorante locale al villaggio al termine dell’escursione e rientro in hotel per un po’ di riposo prima del trasferimento all'aeroporto di Pechino in tempo utile per il volo internazionale. Camere a disposizione fino alle 18.

    Cena libera.

     

    Arrivo a Milano Malpensa al mattino.

     


     

     

     

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