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  • SULLE TRACCE DI MARCO POLO, IN VIAGGIO CON IL FOTOGRAFO

    UZBEKISTAN

  • SULLE TRACCE DI MARCO POLO, IN VIAGGIO CON IL FOTOGRAFO

    UZBEKISTAN

    icona orologio 10 GIORNI
    minimo 8 massimo 12 partecipanti
    icona valigia PARTENZE:

      2020

    • Dal   6  settembre    al   15  settembre  
    • Dal   9  ottobre    al   18  ottobre  
    Sistemazioni
    Photography Expeditions - Viaggi Fotografici

    VIAGGIO DISPONIBILE ANCHE IN INDIVIDUALE

    VIAGGIO NOVITA’ Un viaggio fotografico ideato per portarvi alla scoperta di uno dei Paesi più iconici sulla Via della Seta: l’Uzbekistan. Occupa il territorio anticamente noto con il nome di Transoxiana e possiede il più ricco patrimonio storico e culturale tra i paesi dell’Asia Centrale. Con questo viaggio, dedicato sia a chi è alle prime armi che ha bisogno d’ispirazione e di un aiuto tecnico, sia al fotografo più esperto in cerca di - continua -

    A PARTIRE DA: 2.750 €


    ITINERARIO

    Partenza attorno alle 21.15 da Milano Malpensa con volo di linea Uzbekistan Airways diretto a Urgench, dove si arriva al mattino del giorno successivo. Pernottamento a bordo.

     

    Arrivo all’aeroporto di Urgench alle 05.15, disbrigo delle formalità doganali e di controllo. Accoglienza in aeroporto da parte di un rappresentante del nostro corrispondente e della guida locale e trasferimento a Khiva distante 40 chilometri, dove si giunge dopo circa un’ora. Arrivo in hotel per il deposito bagagli e prima colazione. Iniziamo quindi a conoscere questa città, da molti considerata la più suggestiva dell’Asia Centrale, senz’altro la più isolata delle oasi carovaniere uzbeke sulla Via della Seta. Secondo la leggenda la città fu fondata da Sem, figlio di Noè, che scavò un pozzo proprio dove sorge ora. Di sicuro abbiamo notizie del luogo fin dall’VIII secolo, quando Khiva era una piccola fortezza avvolta da poderose mura e una stazione commerciale ai limiti della Via della seta. Perse importanza quando, tra il X e il XIV secolo, capitale della zona divenne l’attuale Urgench, che fu distrutta a sua volta da Tamerlano. La città crebbe d’importanza di nuovo all’inizio del ‘500, quando divenne un importante mercato di schiavi, che per tre secoli segnò la sua storia. All’inizio del ‘700 il khan dell’epoca riuscì a sfuggire alla conquista russa di Pietro il Grande, cosa che invece non riuscì al suo successore nel 1873, quando l’esercito russo annesse definitivamente la città all’impero sovietico.

    La parte antica della città (che è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco dei luoghi considerati “Patrimonio dell’umanità" nel 1991) si chiama Ichan Kala ed è circondata da una lunga e possente cinta di mura di fango, lunghe 2,5 km su cui si aprono quattro porte. La più importante è quella occidentale, detta Ota Darvoza. Khiva in effetti non è una semplice città, ma un vero e proprio museo a cielo aperto: ha mantenuto integra la struttura urbanistica originale all'interno delle mura perimetrali, dove si concentrano la maggior parte dei monumenti. Si visita facilmente a piedi e tutto è a portata di pochi passi.

    Ci addentriamo, quindi, nell’Ichan Kala, percorrendo i suoi vicoli tortuosi, visitando minareti, madrase, palazzi e moschee (l’ordine delle visite della giornata odierna e di quella seguente è puramente indicativo e potrà essere variato dall’accompagnatore e dalla guida locale al fine di ottimizzare le giornate). Entrando in città dalla Ota Darvoza, sulla destra, scopriamo uno dei simboli della città, il Kalta Minor, un immenso minareto rivestito di piastrelle turchesi che però appare interrotto di netto alla sua metà. L’edificio venne iniziato, nel 1881, da Mohammed Amin Khan, che nelle intenzioni voleva erigere una torre colossale, la più alta dell’Asia, ma il khan morì provvisamente e la costruzione fu quindi interrotta. Visitiamo la fortezza Kunya Ark, residenza dei sovrani, costruita nel XII secolo e successivamente ampliata. La tozza sporgenza presso l’ingresso è la prigione dei khan. All’interno dell’Ark si trova una moschea estiva, del XIX secolo, una bellissima moschea all’aperto con splendide piastrelle bianche e blu decorate con motivi vegetali. Accanto la vecchia zecca, oggi un museo. Proseguendo si entra nella sala del trono, dove i khan dispensavano giudizi. Da qui si può salire sui bastioni, avendo una bella vista sui tetti della città. Cena in hotel e pernottamento.

     

    Durante ogni serata del viaggio avremo la possibilità di dedicarci alla fotografia notturna o in alternativa si terrà una lezione fotografica, discutendo quanto realizzato durante la giornata.

     

     

    NB: L’ordine delle visite della città può essere cambiato dal tour leader per gestire al meglio la luce e altri fattori che consentano di effettuare le visite al meglio.

    NB: Consigliamo di portare con sé una torcia, utile se si vuole fare una passeggiata notturna all’interno di Khiva, in quanto le stradine sono buie.

     

    Prima colazione in hotel e continuazione delle visite. Uno degli edifici più affascinanti è senza dubbio la Moschea Juma (del Venerdì), caratterizzata da ben 213 colonne di legno che sostengono il tetto, imitando le antiche moschee arabe. Le poche colonne finemente intarsiate appartengono al colonnato originale, risalente al X secolo, mentre le altre, insieme al resto dell’edificio, sono del 1700.

    A sud della Moschea Juma si trova un mausoleo molto sacro, che, per il suo incantevole cortile e le splendide decorazioni a piastrelle, è uno dei luoghi più suggestivi della città. Pahlavon Mahmud era un filosofo-poeta, oltre che un eccezionale lottatore, divenuto addirittura patrono di Khiva. All’interno, in un ambiente di stile persiano sormontato da una cupola turchese, si trova la tomba del khan Mohammed Rachim II, che regnò dal 1865 al 1910. Il sarcofago e le pareti della tomba di Pahlavon Mahmud, invece, sono decorate con bellissime piastrelle colorate. Per entrare, come sempre nei luoghi sacri musulmani, è necessario togliersi le scarpe.

    Situata sulla parte sud del centro storico, si trova la Madrasa Islam Khodja, la più recente di Khiva, costruita nel 1910. Ospita al suo interno il piccolo, ma interessante Museo di Arti Applicate in cui sono esposti manufatti della Corasmia di epoche diverse: sculture in legno, manufatti in metallo, tappeti uzbeki e turkmeni, pietre scolpite e grandi vasi chiamati hum che servivano per conservare il cibo sottoterra. Accanto alla Madrasa s’innalza il bel minareto di Islam Khodja, il più alto di Khiva. Elegante nelle sue cromie ocra e inserti in ceramica policroma, svetta sulla città e lo si nota da ogni parte. E’ possibile salire in cima (a pagamento, il costo è di 1,40 Euro circa) per ammirare il panorama.

    Nella zona nord-est della città visitiamo il Palazzo Tash Hauli, il cui nome significa “Casa di pietra”, che mostra forse le decorazioni più sontuose della città: piastrelle in ceramica, sculture di pietra e di legno. Il palazzo fu fatto costruire da Alla Kuli Khan tra il 1832 e il 1841, come alternativa molto più lussuosa alla fortezza Ark. Nel pomeriggio prevediamo un po’ di tempo libero per gironzolare lungo le vie in autonomia, cercare gli angoli più suggestivi per una foto o per fare qualche acquisto. Pranzo in ristorante locale.

    Partenza subito dopo per la visita alle fortezze della regione di Khorezm (Corasmia), che impiega circa 2 ore di viaggio.

    Il regno di Corasmia, che si estendeva fino all’odierno Turkmenistan settentrionale, si sviluppò sulla pianura lungo il corso inferiore dell’Amu-Darya, sul ramo settentrionale della Via della Seta, e per migliaia di anni costituì un’importante oasi di civiltà in mezzo ai deserti dell’Asia Centrale. A nord-est di Khiva, nella regione del Karakalpakstan meridionale, si trovano ancora le rovine di molte città e fortezze dell’antica Corasmia, alcune delle quali risalenti a ben più di 2000 anni fa. Il nome tradizionale di questa zona è Elliq Qala, che significa “Cinquanta Fortezze”.

    Le fortezze, interamente realizzate in argilla, si stanno lentamente sgretolando al sole cocente, ma i resti permettono ancora di farsi un’idea del grandioso sistema difensivo e delle singole imponenti strutture.

    Visitiamo quella che riteniamo essere la più suggestiva e interessante delle fortezze: Ayaz Qala, che si sviluppa su tre livelli e che raggiungiamo dopo poco più di un’ora di viaggio. Il percorso attraversa campi coltivati a cotone e ortaggi. La fortezza si trova al margine del deserto del Kyzilkum. La visita implica una breve camminata; vi sono circa duecento metri di sentiero per raggiungere la parte alta del nucleo fortificato. Della fortezza  costruita in mattoni di terra asciugati al sole non restano che gli spazi perimetrali dei vari ambiti interni. Terminata la visita scendiamo ai piedi dei ruderi dove è stato allestito un campo di yurte, le tipiche tende dei nomadi dell’Asia Centrale. Cena e pernottamento al campo.

     

     

    Prima colazione al campo. La giornata di oggi è dedicata al deserto del Kizilkum, che in lingua uzbeka significa “sabbia rossa”, attraverso il nostro lungo viaggio verso Bukhara. Solitamente questo territorio viene completamente ignorato dalle classiche rotte turistiche, che preferiscono sorvolarlo. Ma il pernottamento al campo di yurte e il suo successivo attraversamento, ci consentono di immergerci anche nell’ambiente naturale del Paese; che non solamente ci regala scorci carichi di suggestione, ma ci aiuta anche a comprendere il contesto in cui si sono sviluppate le città carovaniere, ripercorrendo quella che un tempo era una delle principali rotte della Via della Seta. Il deserto è costituito per la maggior parte da dune sabbiose e steppa, delimitato da due fiumi particolarmente evocativi, per i confini che tracciano: il Syr Darya a nord e l’Amu Darya a sud. Pranzo lungo la via.

    A seconda dell’orario di arrivo a Bukhara, avremo un primo approccio con la città. “Se Samarcanda è la meraviglia della terra, Bukhara è la meraviglia dello spirito”. Il centro storico e i dintorni offrono tanto, e l'essere considerata la città più sacra dell’Asia Centrale, emerge anche grazie a restauri che sono stati più attenti che in altri centri. Anch’essa è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

    La città ha vissuto vicende alterne, ma le sue gioie non sono state stravolte negli ultimi duecento anni, anche se il suo periodo migliore l'ha trascorso tra il IX e X secolo quando era capitale di uno stato, quello samanide, che prende nome da Ismail Samani, fondatore della dinastia cui è dedicato uno dei più antichi edifici islamici di Bukhara.

    Più in generale, si è caratterizzata come “pilastro dell’Islam”, “nobile Bukhara”, cuore religioso e culturale dell’Asia Centrale anche grazie alla presenza di personaggi religiosi e scienziati che ne hanno accresciuto il prestigio nei secoli.

    Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.

     

     

    Prima colazione in hotel e intera giornata dedicata alle visita di Bukhara.

    Di madrase e moschee ne racchiude davvero tante, di seguito segnaliamo alcune delle visite previste, segnalando che l’ordine è indicativo e potrà essere variato dalla guida locale e dall’accompagnatore al fine di ottimizzare la giornata.

    Dell’antica rete di canali e vasche che assicuravano rifornimento idrico, ma anche frequenti pestilenze, rimane un’importante testimonianza nella piazza Lyabi-Hauz, adornata da gelsi secolari e dove si affacciano importanti monumenti. Costituisce il cuore del centro storico che si stende tra tre vie che si uniscono formando un triangolo.

    La denominazione indica “intorno alla vasca” e ben rappresenta il ruolo che ancora oggi svolge il posto nonostante lo sviluppo moderno della città.

    Osserviamo gli edifici e le madrase che vi s’innalzano ai lati, tra cui la Madrasa Nadirkhon Devanbegi e la Madrasa Ulugbek.

    La Madrasa di Nadirkhon Devanbegi è del XVII secolo. Originariamente, per il ruolo commerciale e la posizione della città, nasce come caravanserraglio e sull’ampia facciata offre due grandi pavoni rivolti verso un sole con fattezze umane. È uno degli esempi più evidenti della possibilità di non rispettare il tradizionale divieto islamico di raffigurare esseri viventi.

    Poco distante si trova la Moschea Mogaki Attari, la più antica dell’Asia Centrale.

    Risale al IX secolo con aggiunte del XVI. Le sue origini però sono ancora più antiche perché alcuni scavi hanno riportato alla luce parti di templi zoroastriano e buddista. Questo luogo pare esemplificare bene il carattere storicamente tollerante di Bukhara, come conferma anche il fatto che una parte di questo complesso fosse nel passato usata come sinagoga. 

    Il complesso di Poi Kalon con la moschea e l’alto minareto del XII secolo costituiva un tempo il punto di riferimento per le carovane che arrivavano dal deserto circostante. Le sue 14 fasce di mattoncini cotti color sabbia, tutte diverse una dall’altra, sono state per secoli un esempio per l’architettura della regione. Poco a est del centro storico si trova il Chor Minor.

    La colossale fortezza Ark, di cui rimangono impressionanti mura restaurate dai sovietici, è la costruzione più antica di Bukhara. Era una città regale all’interno della città e fu abitata fino al 1920, anno in cui fu bombardata dall’Armata Rossa. La cittadella è circondata da possenti mura, che danno ancora un’ottima idea del suo splendore di un tempo. Parti restaurate e rovine compongono un insieme degno di nota che include una moschea, cortili, passaggi coperti, appartamenti, sale che ospitavano udienze, harem, trono

    Per visitare il Mausoleo di Ismail Samani occorre entrare nel Parco Samani a qualche centinaio di metri dall’Ark, verso ovest. Il parallelepipedo in mattoni di terracotta coperto da una cupola è del X secolo e le sue mura spesse due metri hanno consentito alla poderosa struttura di resistere al tempo.

    Accanto, sempre nel parco, sta un altro mausoleo, quello di Chashma Ayub costruito nel corso di quasi cinque secoli, dal XII al XVI, sopra una sorgente fatta scaturire da Giobbe, secondo la tradizione.

    Tutta la zona a nord ovest della Lyabi-Hauz era dedicata da sempre ai mercati. Oggi ne rimangono tre, destinati soprattutto ai turisti, e tutti in ambienti coperti e sormontati da cupole con i tetti progettati per convogliare all’interno l’aria fresca. Ecco quindi il Taqi-Sarrafon, il bazar destinato ai cambiavalute, il Taqi-Telpak Furushon, quello dei cappellai e il Taqi-Zargaron, occupato dai gioiellieri. Tutti offrono ogni genere di mercanzia, dai tappeti, per i quali la città è celebre, anche se più per il loro commercio che per la loro fabbricazione, agli oggetti di artigianato, per cui il Paese è famoso.

    Pranzo in ristorante, cena nella magnifica Akbar House, una casa-museo del XIX secolo appartenuta a ricchi mercanti ebrei. Rientro in hotel e pernottamento.

     

    Prima colazione. Visita del mercato e a seguire partenza per Shakhrisabz, la città natale di Tamerlano.

    Tamerlano nacque nel 1336 nel villaggio di Kesh; egli non lo dimenticò mai e, salito al potere, lo trasformò in una città monumentale, la cui fama competeva con quella della vicina Samarcanda. Rinominò il suo luogo di nascita Shakhrisabz, “la città verde”. Nel XVI secolo gran parte della città e dei palazzi furono distrutti, ma quello che resta merita comunque una sosta. All’arrivo pranzo in ristorante locale prima delle visite.

    Del Palazzo Ak-Saray (1380), costruito nell'anno seguente alla conquista da parte di Tamerlano di Khorezm, non rimangono che alcuni frammenti dell'entrata, ricoperta di splendidi mosaici blu, bianchi e oro simili a una filigrana, tuttavia le due torri alte circa 50 metri e l'arco ampio 22 metri ci offrono un'idea della grandiosità di questo edificio. Della Moschea del Venerdì, Kok Gumbaz, “cupola blu”, ci rimangono solo la facciata principale e una sala quadrata con una cupola di 12 metri di diametro e con nicchie in corrispondenza degli assi.

    Il complesso Dorus Saidat, destinato alla sepoltura delle famiglie regnanti, conteneva, oltre alle tombe stesse, una sala di preghiera, la Moschea di Kok Gumbaz e alloggi per la comunità religiosa e i pellegrini. La facciata principale era coperta di marmo bianco. La cripta di Tamerlano, progettata per il condottiero, è un capolavoro dell'architettura di quel periodo.

    Proseguimento per Samarcanda e sistemazione in hotel. Cena in ristorante locale e passeggiata notturna a Piazza Registan. Pernottamento in hotel.

     

     

    Prima colazione. La giornata è dedicata alla visita di Samarcanda.

    Specchio del Mondo, Giardino dell’Anima, Gioiello dell’Islam, Perla dell’Est, Centro dell’Universo: sono alcuni dei nomi dati a questa città su cui aleggia ancora l'atmosfera delle leggende di "Arabian nights". Situata nell’oasi del fiume Zarafshan, nel cuore della regione centroasiatica, Samarcanda è una delle più antiche città del pianeta, con più di 2.500 anni di storia.

    Dalla sua fondazione nel V secolo a.C. la città ha alternato momenti di splendida espansione a secoli di decadenza. Fu sottomessa ai persiani durante il VI secolo e conquistata da Alessandro il Grande che, secondo la leggenda, sposò proprio qui Roxana. In seguito le orde di Gengis Khan ebbero la meglio sulle difese della città, ma fu con Tamerlano che la città assunse gli splendori che la resero famosa, dal momento in cui, nel 1369, la nominò capitale del suo vastissimo impero. Grazie ai suoi capolavori architettonici e archeologici, “la città delle cupole azzurre” è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO.

    Molti monumenti oggi non esistono più, rimangono però diverse costruzioni sontuose che ricordano il suo glorioso passato. Visitiamo il sito archeologico di Afrosiab con le rovine dell’antica Samarcanda, abbandonata all’inizio del XIII secolo, dopo la conquista dei mongoli, l’Osservatorio di Ulugbek e il Gur Emir, l'eterna dimora di Tamerlano, con la cupola blu alta oltre 30 metri. Ultimato nei primi anni del XV secolo, è un insieme non particolarmente imponente come ci si aspetterebbe riguardando un così famoso personaggio. Infatti furono le circostanze a far sì che Tamerlano fosse sepolto qui invece che nella cripta di Shakhrisabz. L’area che protegge oltre alla lapide di Tamerlano anche quelle di figli e nipoti, è all’interno di un edificio caratterizzato da una grande cupola scanalata. La tomba vera e propria del condottiero si trova in una cripta inferiore, come era consuetudine delle sepolture islamiche.

    Il complesso del Registan, che in tagiko significa “luogo sabbioso”, è sicuramente una delle immagini più splendide e celebri di tutta l’Asia. Si tratta di un’immensa piazza, su cui prospetta un grandioso complesso architettonico tardo-medievale di madrase e moschee. Nel XIV secolo il complesso era il centro commerciale della città, con la grande piazza adibita a bazar. Il complesso principale è formato da tre immense madrase, Ulugbek, Shir Dar e Tilla Kari, che svettano verso il cielo con le loro splendide decorazioni di piastrelle azzurre. La simmetria delle facciate e l’eleganza delle proporzioni, insieme alle mattonelle smaltate verdi e blu, creano un’apoteosi di colori. Ovunque, motivi decorativi riproducono frasi in caratteri arabi, raffinati mosaici e arabeschi.

    Visita della Moschea di Bibi Khanum, dedicata alla bella moglie di Tamerlano e allo splendido complesso funerario di Shakhi-Zinda, il “Sepolcro del Re Vivente. Per alcuni è il monumento che più rimane impresso di Samarcanda. Si tratta di un’area funeraria composta di alcuni santuari realizzati attorno alla probabile tomba del cugino del profeta Maometto. Il luogo, meta di pellegrinaggio, è molto coinvolgente non solo architettonicamente.

    Non potrà infine mancare una visita al "Bazar della Via della Seta". Pranzo e cena in ristorante locale, pernottamento in hotel.

     

    NB: L’ordine delle visite della città può essere cambiato o spostato al secondo giorno dal tour leader per gestire al meglio la luce e altri fattori che consentano di effettuare le visite al meglio.

     

     

    Prima colazione in hotel e continuazione delle visite di Samarcanda.

    Visita al Mausoleo di Khoja Doniyor, che custodisce le spoglie del profeta Daniele, portate da Susa, in Iran, da Tamerlano. Visita della fabbrica di carta da seta a Konighil, ad una decina di chilometri sa Samarcanda. La leggenda narra che nell’VIII secolo i soldati cinesi invasero il territorio di Samarcanda. Uscendone sconfitti, alcuni di loro furono fatti prigionieri e, in cambio della vita, rivelarono i segreti della fabbricazione di questa tipologia di carta ricavata dal gelso e dal cotone. Pranzo in ristorante locale a Samarcanda e pomeriggio libero per girare la città in libertà.

    Nel tardo pomeriggio trasferimento alla stazione ferroviaria e partenza con il treno veloce “Afrosiab” per Tashkent.

    Il treno, con standard paragonabili a quelli europei, copre la distanza tra Samarcanda e Tashkent in poco più di due ore, mentre in pullman ci s’impiega circa quattro ore e mezzo. L’impiego del treno ci offre inoltre, in tutta comodità, di mescolarci insieme alla gente del luogo e approcciare a un aspetto della vita reale uzbeka. Durante il tragitto si attraversano ampie coltivazioni di cotone, una delle risorse economiche più importanti per l’Uzbekistan.

    Arrivo nella capitale uzbeka e trasferimento in hotel. Cena e pernottamento in hotel.

     

     

    Prima colazione e visita di Tashkent, la città più importante dell’Asia Centrale, nodo commerciale dell’intero Turkestan.

    Oggi conta oltre 2,5 milioni di abitanti e rappresenta la quarta città dell’ex Unione Sovietica dopo Mosca, San Pietroburgo e Kiev.

    Prima del terremoto del 1966 che la rase al suolo, il canale di Ankhor separava la città vecchia (uzbeka) da quella nuova (russa). La prima consisteva in un dedalo di viuzze intorno al Bazar Chorsu, la seconda in ombrosi viali che s'irradiavano dall'odierna piazza Amir Timur. Il terremoto ne ha stravolto la fisionomia che è stata ricostruita dal periodo post sisma ai giorni nostri.

    Tashkent ha il suo centro nella piazza Amir Timur, caratterizzata da una statua di Tamerlano, appunto. Il traffico, pur notevole, è agevolato da una metropolitana che costituisce motivo di vanto per la ricchezza dei decori delle varie stazioni. Avremo modo di visitarne una.

    La zona vecchia ha invece il cuore nelle vicinanze del Bazar Chorsu, il mercato locale dei contadini. Sotto la cupola verde, la sua natura non è stata completamente stravolta negli ultimi anni.

    Sulla vicina altura, poco più a sud, a poche centinaia di metri, sta la Madrasa di Kulkedash.

    Il centro religioso ufficiale della repubblica è la Piazza Khast Imam, dove si trovano la Madrasa Barak Khan e la Moschea Tila Shaikh (chiamata anche Moschea Khast Imam) nella cui biblioteca è conservato il Corano di Osman del VII secolo, ritenuto il più antico del mondo.

    Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.

    Prima colazione e ultima giornata di viaggio libera per le ultime visite e gli ultimi acquisti, nonché per ripercorrere alcuni luoghi già conosciuti per riprenderli nuovamente con una diversa consapevolezza.

    Pranzo libero e nel pomeriggio trasferimento privato in aeroporto per il volo di rientro in Italia. Arrivo in serata a Milano e fine dei servizi.

     

    NB: per alcune partenze il volo di rientro da Tashkent è diretto a Roma. La bretella Alitalia in coincidenza per Milano Malpensa è già inclusa nella quota base. Per chi parte da Roma, solo in questo caso, è già inclusa la bretella Alitalia in andata per raggiungere Milano.

    Per le partenze in cui i voli Uzbekistan Airways partono e rientrano da Milano Malpensa, il supplemento “Partenza da altre città” include un pernottamento in hotel 4* nei pressi dell’aeroporto di Milano Malpensa al ritorno, essendo impossibile proseguire la sera stessa per un’altra destinazione (trasferimento da/per l’aeroporto di Milano incluso con navetta collettiva dell’hotel).


     

     

     

    1. Mercato di Samarcanda

    2. Particolare della madrasa di Cher-Dor

     

    3. La moschea Kok-Gumbaz a Shahrisabz

    4. Incontri e portoni che si aprono

     

    APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

    Un viaggio che ha come focus la fotografia è un’autentica avventura alla scoperta di nature a volte anche ostili, di società umane lontane dalla nostra realtà, di angoli di mondo remoti e di culture e civiltà in procinto di sparire tra le pieghe del tempo. Ma per vivere queste emozioni è indispensabile una guida esperta che conosca i luoghi, ma soprattutto i segreti per raccontare una storia per immagini Ti piacerebbe fare un'esperienza con un professionista del fotoreportage - CONTINUA -

    PERCHÈ CON KEL 12

    - L'itinerario di 10 giorni ci consente di differenziarci dalle proposte classiche e di uscire dai sentieri più battuti dai turisti

    - Pernottiamo una notte in un campo di yurte e attraversiamo il deserto del Kyzilkum da Khiva a Bukhara

    - Un gruppo di massimo 12 persone ci consente di muoverci ed effettuare le visite in modo più esclusivo

    ESPERTI

      

    EDOARDO MIOLA

    • Dal 6  settembre  2020 al 15  settembre  2020
      

    Esperto Kel 12

    • Dal 9  ottobre  2020 al 18  ottobre  2020

    GALLERY