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TAMIL NADU E KUMBH MELA

INDIA

icona orologio 15 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   23  gennaio    al   6  febbraio  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Chennai, con la sua industria cinematografica in lingua tamil. E Mahabalipuram, ricca di santuari rupestri, architetture monolitiche e sculture. E ancora: Chidambaram, una delle più importanti mete di pellegrinaggio dedicate a Shiva. E Tanjore, celebre per i templi e per una particolare tecnica pittorica. Tappe di un viaggio che porta nel Tamil Nadu, all’estremo sud del Subcontinente indiano. Tra fortezze e sontuose dimore di mercanti, monumenti intagliati nel legno e santuari - continua -

A PARTIRE DA: 4.200 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Malpensa per Chennai (Madras) con voli Emirates via Dubai. Possibilità di partenza anche da Roma e Venezia.

Pasti e pernottamento a bordo.

 

Al mattino arrivo a Chennai e trasferimento in Hotel per qualche ora di risposo.

 

Chennai (già Madras), capitale del Tamil Nadu, è una megalopoli animatissima, inquinata, con attività industriale pesante e leggera decisamente sviluppata. Concorre con Mumbai-Bollywood al titolo di capitale del cinema indiano. È, infatti, anche sede di una fiorente industria cinematografica di lingua tamil.

La città accoglie circa cinque milioni di abitanti, che divengono oltre sette, se si considera l’intero agglomerato urbano, esteso su un’area di oltre 70 chilometri. È quindi la quarta città dell’India per ordine di grandezza ed è formata da un agglomerato di villaggi, come si evince tuttora dalla sua topografia. Chennai ha una storia antica, fatta di scambi e di commerci. Già duemila anni fa gli abitanti dei villaggi portuali che, insieme, diverranno Chennai, commerciavano con cinesi, greci, fenici, romani e babilonesi.

Noi approfitteremo della sosta a Chennai per iniziare a conoscere una parte così importante della storia, dell’arte e della tradizione ancora vivente, recandoci al Museo Nazionale per visitare la sala dedicata ai bronzi dell’epoca Chola. Sarà occasione non solo di ammirare una superba collezione di opere d’arte, ma anche di incontrare “a tu per tu”, nella calma di un museo, quei personaggi divini che sono tuttora ospitati e venerati, oltre che nelle case, negli animati templi che visiteremo a Chennai e durante l’itinerario.

Pranzo e cena e pernottamento in hotel.

 

 

Partenza per Kanchipuram, la ”città della seta”, ma anche una delle sette città più sacre dell’India, meta di pellegrinaggi, sede d’innumerevoli templi di varie epoche e appartenenze religiose.

Proseguimento per Mahabalipuram sulla costa del Coromandel.

Pranzo in ristorante. Cena e pernottamento in Hotel.

 

Mahabalipuram (o Mamallapuram, “la città di Malla”), sito archeologico di primaria importanza, antico porto commerciale noto ai Greci e frequentato dai Romani, fra il VI e VII secolo DC, sotto la dinastia dei Pallava, giocò un ruolo notevole nella diffusione della cultura indiana nel sud-est asiatico e nella penisola indocinese. Oggi è una piacevole località posta in riva al mare, ai piedi di colline tondeggianti, eccezionalmente ricca di santuari rupestri, di architetture monolitiche e di capolavori scultorei, nonché un centro ove ancora si pratica attivamente l’arte della scultura. 

Fra i capolavori conservati a Mahabalipuram e considerati patrimonio UNESCO, spicca per eleganza e bellezza “la discesa del Gange” (o “Penitenza di Arjuna”, dato che gli studiosi non sono concordi nell’identificare il soggetto), gigantesco bassorilievo scolpito su due enormi monoliti.

Pranzo al Radisson Resort Temple Bay. Nel pomeriggio proseguimento delle visite e tempo libero.

Cena in albergo.

 

 

Al mattino ci trasferiremo a Chidambaram, una delle più importanti mete di pellegrinaggio shivaita. Nella geografia mistica dell’India si riteneva corrispondesse al chakra del cuore, la sede ove il dio Shiva compie la sua danza della beatitudine, con cui eternamente conserva crea e distrugge il mondo. È il luogo ove si trova il linga d’etere, composto di puro spazio, dove si può ottenere la meta suprema, la liberazione finale. Molte sono le leggende connesse al sito e molti gli inni ad esso dedicati.

In particolare, un mito vuole che qui si sia svolta la contesa di danza fra Kali e Shiva per avere la supremazia sul luogo. Gara che fu vinta da Shiva Nataraja (Re della Danza). Ora il suo grande tempio troneggia al centro della città mentre quello della Dea in posizione baricentrica.  

Noi visiteremo ambedue i templi, con la loro ricchezza iconografica e rituale, avendo occasione non solo di ammirarne la bellezza ma anche di conoscerne la tradizione vivente, che vede attivi ben 350 sacerdoti appartenenti a uno specifico gruppo castale strettamente endogamico che conserva tradizioni antiche di millenni.

Al termine delle visite proseguimento per Kumbakonam, la città santuario del periodo Chola situata sulla strada per Tanjore, che si stende lungo le rive del fiume Cauvery, ovvero sulle rive del “Gange del Sud”.

Pranzo, cena e pernottamento in Hotel.

 

Kumbakonam e i suoi dintorni sono caratterizzati dalla presenza di numerosi templi. Alcuni spiccano per la loro bellezza, altri per l’importanza nella tradizione tamil. Per noi sarà occasione di conoscere un aspetto fondamentale della cultura indiana: l’importanza accordata all’astrologia.

Ci inseriremo quindi nel circuito dei nove templi connessi ai nove pianeti, percorso ben noto ai devoti tamil ma totalmente sconosciuto ai turisti occidentali, avendo così occasione di ammirare non solo la grandiosità dell’architettura dravidica, ma anche la devozione tamil e l’importanza che essi attribuiscono all’influsso di astri e corpi celesti. Noi visiteremo alcuni dei templi dei nove pianeti.

Proseguimento per il villaggio di Darasuram. Andremo al tempio di Airatesvara, Patrimonio dell’Umanità, splendido esempio di architettura Chola del XII secolo, capace di coniugare la simbologia del carro celeste degli dei a quella della montagna sacra al centro dell’universo.

In seguito ci dirigiamo verso Thanjavur (Tanjore), antica capitale dei Chola, oggi una piccola città attraversata dal canale Anicut, posta nella regione del fertile delta del Cauvery, famosa non solo per il suo tesoro architettonico ma anche per essere il luogo ove si è sviluppata una particolare tecnica pittorica.

Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in hotel.

 

Al mattino si prosegue per la vicina Trichy (Tiruchirappalli), sede del tempio di Rock Fort, posto su un panoramico affioramento roccioso, e del tempio di Sri Ranganathaswami, situato su un’isola formata da due bracci del fiume Kaveri.  

Per raggiungere il Rock Fort Temple bisogna salire circa quattrocento cinquanta gradini ricavati nella pietra, ma il panorama giustifica ampiamente la faticaccia. Gli ottantatre metri di altezza consentono, dopo aver percorso la scalinata ricavata direttamente nella pietra, di affacciarsi su una vista gradevole caratterizzata dalla presenza del Kaveri (o Cauvery River), della città vecchia e del monumentale complesso templare dedicato a Ranganathaswami, che coi suoi sessanta ettari di superficie è probabilmente il più grande dell’India.

Il richiamo principale di Trichy per pellegrini e visitatori è infatti il tempio Ranganathaswamy: grande, maestoso, ricco, esteso, brulicante… Si trova poco fuori del centro di Trichy, a Srirangam, è dedicato a Vishnu nella forma di Ranganatha, ovvero giacente sul serpente Ananda.  Quello che si può osservare oggi è il risultato di successive aggiunte e rifacimenti: il tempio fu fondato nel periodo Chola (IX-XII) e poi rimaneggiato e ampliata col contribuito molte delle dinastie regnanti succedutesi nell’ultimo millennio, sino ad interventi attuati nei recenti decenni.

Rientro a Tanjore e visita del Tempio Brihadeshwara, che nel periodo del suo splendore ospitava centinaia di brahmani, quattrocento danzatrici sacre, cinquantasette musici e centinaia di domestici, come raccontano le iscrizioni che lo costellano.  Il tempio è incluso in due cinte sovrastate da statue di Nandi (il veicolo di Shiva). Gli ingressi sono sovrastati da torri monumentali e la corte è bordata da un doppio colonnato affrescato. Ma, la grandiosità del tempio si esprime nella perfezione della sua torre-copertura centrale (vimana) che si conclude con una cupola monolitica del peso di ottanta tonnellate. Come tale struttura abbia potuto essere messa in loco è ancora oggetto di ipotesi.

Pranzo in ristorante e cena in Hotel.

 

Si parte per Karaikudi, il centro principale del Chettinad, la terra dei Chettiar, regione pressoché non ancora toccata dai tour organizzati, che custodisce abitazioni da sogno, con un’architettura capace di fondere decori in stile art déco occidentale con la maestria della lavorazione lignea propria del sudest asiatico. I Chettiar hanno avuto, e sovente hanno ancora, un ruolo predominante nell’economia dell’area tamil. Esperti mercanti, seguirono le rotte marittime degli imperi Chola e Pandya, facendo prosperare il commercio di sale, seta, spezie, legnami pregiati e gemme preziose e divenendo così la classe dirigente mercantile dell'India del Sud. Tale ricchezza, sia materiale che di contatti internazionali, si riflette nelle magioni che fecero costruire nella loro terra d’origine, il Chettinad, abitazioni che vennero denominate Fortezze terriere (Nattukottai) e che talvolta hanno un’estensione tale da coprire più isolati.

Durante il viaggio faremo una breve sosta a Pudukkottai, centro archeologico dell’area, per visitare il delizioso museo che custodisce nell’atmosfera un po’ assonnata e polverosa delle sue sale autentici capolavori dimenticati.

Il viaggio prosegue alla volta di Madurai, “la Dolce”. Culla della cultura dravidica e della cultura tamil, Madurai è una delle città più antiche e animate dell’India. Citata già nella letteratura greca, Madurai è oggi affollata di pellegrini, mendicanti e uomini di affari. Visitata ogni giorno da ben diecimila persone, pare quasi un gigantesco bazar stipato di negozi, mercati, alloggi per pellegrini, ristoranti, conducenti di risciò e bancarelle di fortuna. 

A Madurai visiteremo il Palazzo di Thirumalai Nayak nonché il famoso Tempio di Sri Minakshi, fulcro storico, urbanistico e spirituale della città.

Il Palazzo di Thirumalai Nayak (Thirumalai Nayakkar Mahal) costruito come residenza reale nella prima metà del XVII sec., periodo in cui si ebbe nella città una fioritura senza precedenti di arte e cultura, fonde insieme elementi dell’architettura dravidica con quelli propri dello stile islamico. Si ipotizza che possa addirittura essere opera di un architetto italiano. Parzialmente distrutto, fu restaurato nella seconda metà dell’ottocento per volere di Lord Napier, governatore di Madras ed è oggi considerato monumento nazionale.

Il Tempio di Minakshi testimonia l’importanza che la Dea assume nell’India meridionale. La parte centrale del tempio, interdetta ai non hindu, infatti, è dedicata alla Dea e non al dio Shiva, suo sposo. Il tempio ha origine antiche, forse pre-hindu, ma deve la sua attuale configurazione all’epoca di Thirumalai Nayak ed è un’autentica città nella città coprendo un’area di sei ettari. Ospita al suo interno anche un bazar e un museo.

Alla sera, nella città-tempio, si assisterà ad una suggestiva cerimonia religiosa officiata dai brahmini.

Pranzo in ristorante e cena in Hotel.

 

Trasferimento all’aeroporto in tempo utile per il volo previsto da Madurai a Delhi (durata circa 4 ore più mezz’ora di scalo tecnico a Chennai che non comporta il cambio di aeromobile). Pranzo a bordo.

Arrivo a Delhi e sistemazione in Hotel.

 

Volo da Delhi a Varanasi in mattinata.

Varanasi, la più sacra città dell’India, dove l’induismo intero cerca la strada della salvezza.

Si assisterà da una piccola barca alla cerimonia dell’Aarti che poco dopo il tramonto si tiene tutte le sere sulle rive del Gange: i sacerdoti al suono di cimbali innalzano canti agli dei e la folla di pellegrini offre alle sacre acque del fiume una miriade di lumini ad olio.

 

Varanasi non è solo una città. Non è un posto più o meno affollato, più o meno povero, più o meno pittoresco e colorito in cui vivono e muoiono uomini e donne. Il Gange per gli indiani non è solo un fiume. Non è un flusso d’acqua inquinato, grande, navigabile. Varanasi è il Gange, anzi è Ganga, la dea che impersonifica il Gange.

Varanasi non è terra e il fiume sacro non è acqua.

Varanasi è la terra di Shiva, il più potente fra gli dei indù. Il Gange feconda Varanasi ed insieme costruiscono quello spazio in cui terra e cielo s’incontrano, per dare la possibilità agli indiani che decidono di venire qui a morire di acquisire la moksha.

Date queste premesse, come stupirsi che si lavino e bevano sorsi d’acque assolutamente malsane? Che importanza può avere sapere che nel Gange vi sia una presenza di batteri fecali coliformi, oltre tremila volte quella compatibile con la possibilità di immergersi senza rischio per la salute?

Varanasi è eccessiva, coinvolgente, caotica. È la “città della morte” perché è il posto più ricercato in cui morire. Ma, è anche un “luogo celeste”. Non a caso in passato si chiamava, oltre a Benares, anche Kashi che vuol dire “Città della Vita”.

Oggi è Varanasi, nome che deriva dall’unione di due fiumi che proprio qui si fondono col Gange, Varuna e Asi.

Varanasi, che Mark Twain definisce “più antica della storia”, in realtà non ha memorie tanto antiche quanto il suo prestigio spirituale farebbe pensare. È solo nell’VIII secolo che la città di Shiva diviene davvero importante grazie ad un riformatore induista, Shankaracharya, che fa di Shiva la principale divinità religiosa. Ciò però non servì a salvarla dalle distruzioni islamiche degli Afghani nel XIV secolo e poi da Aurangzeb, controverso regnante moghul del XVII secolo, figlio del costruttore del Taj Mahal. Ciò che si vede oggi risale per la maggior parte ad un paio di secoli fa. Ma, non si viene a Varanasi soprattutto per ammirare antichità, anche se non mancano monumenti e templi.

Un viaggio come questo non può che approfittare di ogni occasione per avvicinarsi al Fiume per cercare di coglierne più aspetti possibili. Noi lo faremo camminando sulle rive ma anche osservandole navigando la sera e all’alba.

Sulle piccole barche l’acqua a volte amplifica i rumori che provengono dalla riva. Parole, preghiere, suoni, voci, addirittura gli odori sembrano poter giungere sino a noi, e noteremo i piccoli chiarori e bagliori che indicano fuochi di pire o più modesti lumicini.

Verso l’ora del tramonto, in tutti i luoghi in cui scorra acqua ritenuta sacra, si svolge il “Ganga Aarti”. Consiste in tante piccole ritualità che ogni individuo, non solo l’induista, può compiere in qualsiasi punto sulla riva semplicemente rivolgendo un pensiero, una parola, una preghiera alla Grande Madre Gange. Spesso accendono candele poggiandole su una base di foglie per farle galleggiare sulle acque che di notte non appaiono tanto nere quanto sono.  Come altrove, non si tratta di un evento memorabile, ma di semplici gesti che però introducono nel clima che ci si aspetta di trovare in questa città.  (Per questo, anche se può apparire ripetitivo riproponiamo alcuni aspetti perché sono centrali nella religiosità degli indiani, ogni giorno, in ogni luogo).

Pranzo, cena e pernottamento in Hotel.

 

 

Secondo le condizioni che riscontreremo in loco, decideremo se trascorre a Varanasi tutta la mattinata e come impegnare il tempo a disposizione. Per ora prevediamo di andare presto in barca sul Gange.

All’alba saremo di nuovo ad osservare uomini e donne sui ghat.

I ghat sono il centro della vita non solo spirituale specie di questa città. Ve ne sono tantissimi che sbucano dai vicoli di Varanasi, per arrivare sino alle non chiare e fresche ma sacre acque sulla sponda occidentale del Gange. Si trovano tra i punti di confluenza del Varuna, che incontra il Gange a nord, e del più piccolo Asi che si getta a sud.

Riti funebri, offerte, abluzioni, semplice bucato, preghiere, cataste di legna pronte per essere date alle fiamme, corpi coperti di sari in attesa vicino l’acqua, intoccabili che svolgono il lavoro più ingrato di accudire i cadaveri e lavarli, pulire dai resti le piattaforme su cui bruciano legna e corpi, gente che fa yoga, altri che si fanno massaggiare, mendicanti, templi di varie dimensioni e ritualità religiose, piccoli cortei funebri che si arrestano al limitare dell’acqua osservando i corpi dei loro cari che vengono immersi nella Grande Madre per la purificazione finale, facciate di palazzi nobiliari anche in rovina, barelle che trasportano cadaveri coperti da veli coloratissimi, odori, grandi cumuli di diverso legname per poterne scegliere la qualità in base alle risorse economiche e bilance per pesarne la quantità opportuna a ridurre un corpo in cenere, fotografi spesso invadenti, olezzi, gente che guarda con interesse le cremazioni e altri che proprio accanto si fanno lo shampoo o lavano i denti...

(Volutamente associamo aspetti così contrastanti, come nel loro quotidiano).

Giorno e notte, all’alba e al tramonto, sempre, qualcuno veglia dorme muore, spera di abbandonare definitivamente questa “valle di lacrime”.

Rientro in hotel per la colazione.

Il resto della mattinata si dedica al relax, massaggi o pratiche ayurvediche in hotel, o a una passeggiata sui ghat per attraversarli e osservarli da vicino. La città è il cuore, ma anche l’anima e il corpo, la materialità e l’acqua di tutto l’universo indù, e camminare tra i ghat, non necessariamente fotografando, è un’esperienza.

È un viaggio tra gestualità quotidiane e riti, per pulire indumenti o mondarsi dai peccati, cercando la morte a contatto con quel liquido che facilita la moksha.

 

Dopo il pranzo in hotel, partenza per Allahabad dove arriveremo in serata.

È l’occasione in cui sarà inutile chiedere all’autista a che ora il nostro bus ci porterà a destinazione. Per avere una risposta attendibile bisognerebbe chiederlo a tutti quelli, crediamo tantissimi, che andranno nella nostra stessa direzione.

Solitamente, è possibile percorrere i 135 Km in circa 4 ore ma, considerata la concomitanza con l’evento, si presuppone un traffico assai intenso, che potrà rendere necessarie più ore del previsto. (In ogni caso, anche in assenza di condizioni straordinarie come questa, il traffico in India è sempre assai intenso, come si desume anche dal fatto che normalmente occorrano circa 4 ore per 135 chilometri).

Letture, le parole della guida e accompagnatore, musica nelle orecchie, qualche momento sonnacchioso, osservare ciò che proiettano fuori del finestrino, molta pazienza, consentiranno di arrivare. Prima o poi. L’unico aspetto certo è che ritardi e eccessi di traffico faranno parte del nostro itinerario.

Si va decisamente verso ovest, percorrendo la AH1, a meno che le condizioni riscontrabili quel giorno non consiglino altro itinerario.

Giunti ad Allahabad, il nostro bus si avvicinerà il più possibile all’area col campo tendato, anche se occorrerà camminare per arrivarvi e la distanza da percorrere a piedi dipenderà dal traffico. Sarà un utile allenamento per i giorni successivi. Infatti, la presenza di tante persone non consente il transito di auto, e gli spostamenti in andata e ritorno dal campo sino ai luoghi in cui si svolgono le ritualità sono a piedi, con percorrenze che possono essere anche di un’ora circa.

 

Stiamo tre giorni in un campo e consumiamo i pasti in una tenda-ristorante a disposizione solo dei nostri gruppi, fruendo di tende   con più ambienti, veri letti, lenzuola, coperte, bagno privato, doccia, veranda, elettricità…

Qui incontriamo gli altri gruppi giunti con itinerari diversi. Ovviamente, ogni gruppo continua ad avere autonomia nella gestione delle giornate, tranne i momenti dei pasti, anche nelle ore non dedicate al Kumbh Mela. Vi sono, infatti, aspetti di Allahabad da conoscere durante l’eventuale tempo non riservato alle ritualità.

La città sacra è schematicamente caratterizzata dal più recente Civil Lines, un quartiere con viali, edifici anche coloniali, ristoranti e negozi moderni, e dalla città vecchia, Chowk, di cui segnaliamo alcuni punti di interesse.

Il massiccio Forte di Akbar, costruito dall’omonimo imperatore della dinastia Moghul nel XVI secolo sulle rive dello Yamuna, è interdetto al pubblico essendo sede militare. Solo il Patalpuiru Temple è a volte accessibile. L’Anand Bhavan e lo Swara Bhavan, richiamano invece memorie della potente famiglia Nehru. Il Khusru Bagh, un parco con edifici e tombe del periodo moghul legate alla storia del Taj Mahal.

Sono tutti luoghi e architetture nella zona a nord dello Yamuna.

 

Pranzo in hotel a Varanasi o, secondo quanto riscontreremo lì, leggero lunch box.

Cena ad Allahabad in un nostro tendone. (Piatti vegetariani e divieto di alcolici).

 

Esempio di tenda utilizzata dai nostri gruppi nell’ultimo Kumbh Mela.

Ad Allahabad saranno simili.

 

 

 

Il possesso del Nettare dell’Immortalità, in sanscrito Amrita, fu motivo di lotta fra le forze del bene e del male, dei e demoni, durata dodici giorni e dodici notti.  Durante lo scontro, dalla Kumbh (urna vaso brocca o coppa) contenente l’Amrita, si dispersero a terra quattro gocce del nettare nei luoghi dove sono sorte le città sacre di Allahabad, Haridwar, Ujjain e Nasik. Qui si svolgono periodicamente feste religiose, Mela, assai partecipate. Ad Allahabad, in particolare, oltre ad altre ricorrenze, ogni sei anni si assiste al raduno di milioni di fedeli per la grande “Festa dell’urna”, in sanscrito Kumbh Mela. I dodici giorni divini di guerra tra dei e demoni corrispondono a dodici anni per gli umani. Sei anni sono la metà di dodici.

Ardh, in sanscrito, indica metà. Per questo ogni sei anni l’incontro religioso è chiamato “Ardh Kumbh Mela”, “Festa di medio termine dell’Urna”.

Allahabad è perennemente meta di fedeli che riempiono templi ashram dharamsala centri per la medicina ayurvedica e ghat. Il più famoso ricercato venerato è il Sangam il punto esatto dove, secondo la tradizione, sarebbe caduta una delle quattro gocce.

In questa zona il Gange viene alimentato nella sua portata, ma soprattutto nella sacralità, dalla confluenza dello Yamuna. È proprio da questo connubio tra due dei più venerati fiumi, in assoluto, che nasce il desiderio dei fedeli di accostarsi alle acque, perchè forniscono le condizioni più propizie per liberarsi dalla condanna delle inesauribili reincarnazioni. Se a questi due corsi d’acqua con cui ci si può rapportare fisicamente, si aggiunge la presenza di un terzo mitico fiume sotterraneo invisibile, il Saraswati, quello dell’Illuminazione, si capisce perché tanti milioni di persone si assembrino continuamente ad Allahabad. Ogni giorno, ogni stagione, ogni anno affollano i ghat non solo all’ora del Ganga Aarti, per immergersi nelle sue torbide acque con fede, per ricevere la benedizione della triade induista.

All’imbrunire, sempre, anche qui si celebra il Ganga Aarti, con immersioni e offerte di candele disposte su grandi foglie che galleggiano e seguono la corrente del fiume. Intanto, il sole scende, campanelli rintoccano, si accendono torce, il profumo d’incenso si spande assieme al vocio di preghiere… una cornice idilliaca che non deve far dimenticare un quadro denso di “amore o paura”.

L’acqua del Gange, è limacciosa, a tratti nerastra, appena schiarita da quelle più limpide, ma non per questo più sacre, dello Yamuna.

Vi galleggiano impurità, ma trasporta soprattutto passioni, speranza, ritualità, illusioni.

Una mano, tante mani di uomo o donna, tozze, dita grandi, pelle rugosa o tesa, quasi trasparente, vene sporgenti, affidano all’acqua foglie sagomate a mo’ di barchette che contengono fiori e fiammelle, per farle arrivare dove la corrente deciderà.

La speranza è che il fluire della Madre Gange porti le offerte il più lontano possibile.

Noi abbiamo deciso di fare un viaggio sin qui per seguire con gli occhi quelle fiammelle, assai numerose, infinite in occasione dell’Ardh Kumbh Mela. Coglieremo per lo meno un frammento di quella spiritualità che spinge tutti quegli uomini ad aggrapparsi al Cielo e immergersi nell’Acqua Sacra per sopravvivere su questa Terra dove, per definizione, l’esistenza è sofferenza, anelando la grazia della moksha.

 

Sono passati oltre centoventi anni da quando Mark Twain, dopo aver assistito a un Kumbh Mela, restò tanto impressionato da tale convegno d’anime e corpi, da osservare quanto fosse “meraviglioso che una fede come quella riuscisse a mettere insieme moltitudini e moltitudini di vecchi e giovani, di forti e fragili”, e partecipare a tali viaggi di fede, “sopportandone le difficoltà che ne derivano, senza esitazioni o rimpianti”. Lui non sapeva se lo facessero “per amore o per paura”.

Anche noi potremo fare riflessioni simili e non importa se non capiremo appieno gli impulsi che spingono qui tanti uomini. Ma, anche per noi “tutto sarà oltre l’immaginazione” e ogni cosa ci apparirà “meravigliosa, con un coinvolgimento inimmaginabile, soprattutto per quelli come noi, bianchi e freddi”.

 

Ad Allahabad, poco ad ovest di Varanasi, dove il Gange basso e limaccioso riceve le acque più limpide dello Yamuna e quelle meno visibili del fiume sotterraneo dell’Illuminazione, assistiamo all’arrivo di fedeli e sadhu, yogi e maghi, danzatori e asceti, auto e camion, animali e biciclette, pellegrini e risciò, corpi colorati, uomini vestiti di cielo e altri anch’essi più o meno nudi, ipnotizzati, mendicanti, vacche sacre e ricchi uomini, risciò, autobus e malati…

Qui si fondono, confondono, quasi si compenetrano sino ad avvicinarsi all’acqua che redime.

Tutto ciò, uomini, animali e cose che sembrano in moto perpetuo, sempre, giorno e notte, ad Allahabad, in vicinanza dei liquidi sacri, pare che vadano più piano. Le atmosfere che normalmente si vivono in India, che la fanno apparire un fiume in piena, sul fiume vero, quello della Madre Gange, perdono velocità e violenza emotiva, quasi frenate dalla particolare sacralità dell’Ardh Kumbh Mela.

Ma, forse, è proprio Gangadhara, Shiva nelle vesti di colui che porta il Gange, parola non a caso suadente e musicale, a far si che sul Gange l’India si rilassi e della sua carica emotiva si viva un eco più pacato.

Sulle rive, in realtà affollate ammassate pressate caotiche, tutto sembra più dolce e si trova persino la fantasia per sentire l’odore di incenso offerto dai fedeli.

E, pur non esistendo una sola India, quella fecondata dal Gange in quest'occasione, ci appiccica addosso un briciolo di emozione in più di quella che si può assorbire in altri pezzi di mondo e in altre regioni della stessa India.

Allahabad non è uno dei tanti posti in cui gli indiani trovino sacralità. È uno dei quattro luoghi più sacri legati alla tradizione più sentita e vissuta. Ogni sei anni, alternandosi con Haridwar, si ripropone l’Ardh Kumbh Mela, mentre altri eventi minori, Magh Mela, sempre con grande partecipazione e di elevata suggestione, si tengono annualmente nelle quattro città.

I fedeli arrivano sicuri di potersi liberare dai condizionamenti dell'esistenza materiale purificandosi attraverso il bagno. Nelle scritture vediche pare stabilito che, recandosi per almeno tre giorni alla confluenza dei tre fiumi sacri e immergendosi nei momenti più propizi specie durante le Mela più importanti, si ottenga la liberazione dall’interminabile ciclo di morte e rinascita, il samsara.

Qui, si accavallano vocii e immagini, colori e suoni, parole e urla, odori e preghiere, disperazioni e speranze, richieste e rassegnazione, invocazioni e delusioni. Tutto ciò lo avremo negli occhi naso e orecchie, e ci sbatterà addosso, senza mediazioni, i diversi volti di un Paese che, per quanto si frequenti, non consente mai di dire che lo si conosca.

 

Infatti, per esemplificare, in India qual è il punto di equilibrio individuale, sociale, etico tra il valore della vacca e dell’uomo? Molto difficile per noi individuarlo. A meno di non scoprire che il loro punto di equilibrio stia proprio in ciò che non condividiamo o, a volte, semplicemente non capiamo.

Grandiosa, coinvolgente, eccessiva, gioiosa, caotica, spirituale, incomprensibile, folgorante, ascetica, dolorosa, formicolante, fotogenica, interessante, strumentale, folcloristica, rinunciataria, oppiacea, liberatoria, consolatoria… la scena dell’Ardh Kumbh Mela che attraverseremo, non solo come spettatori che guardano da lontano con un potente tele, ci si offrirà così.

Ricca e contraddittoria.

Lontana da ogni sfumatura di banalità.

Ci sono esperienze che si presentano solo in alcuni luoghi e non frequentemente. Ci sono pochi momenti di esistenza terrena e spirituale che si mescolino in modo così vero trascendentale scenico ed eclatante come nell’Ardh Kumbh Mela.

È una sintesi di quella perenne e onnipresente aspirazione alla spiritualità connessa a teorie e pratiche sconosciute al cristianesimo e più in generale alla morale, alla filosofia e cultura occidentale che tendono a separare nettamente il sacro dal profano, la terra dal cielo, il godimento dalla sofferenza, la vita dalla morte.

Ovviamente anche qui tale palcoscenico di vita reale è pieno di quelle comparse che mostrano anche il folclore di queste forme di religiosità. Venditori di benedizioni e asceti a pagamento, impostori e semplici fumatori di hashish a buon mercato, tardo hippy e figure colorate con tariffe prestabilite per ogni clic, che si mescolano a moltitudini di pellegrini speranzosi e veri uomini di fede, tuttavia nulla tolgono al valore del luogo e dell’evento.

Qui tutto sembra possibile. Il miracolo, la liberazione, non è più occasione straordinaria riservata a pochi, ma quotidianità accessibile a tutti, effetto del carattere popolare, forte e gassoso, universale dell’induismo, capace di coinvolgere in maniera attiva da millenni una moltitudine infinita di indiani.

Ma, pure curiosi e sensibili viaggiatori, che giungono sino ad Allahabad armati non solo di macchine fotografiche ma pure dal desiderio di capire.

Almeno un po’.

 

I due giorni sono dedicati ad assistere a eventi di cui non si può dettagliare il programma perché legati a variabili rituali e organizzative non sempre note, o non note in anticipo. (Sembrerà strano, ma anche in queste occasioni intervengono aspetti che influenzano modalità dei riti e la presenza stessa di numeri più o meno consistenti di fedeli, legati alle diverse organizzazioni e filoni religiosi).

Purana, Sole, Luna, Brahma, Shiva, Vishnu, Devi, Asura, Amrita, Gange, Acquario, credenze tradizionali, allineamenti di astri, saggi cui è demandato il compito di individuare date propizie…

Tutto ciò concorre a complicare, nel senso di arricchire, eventi mai scontati nelle manifestazioni delle forme di fede e nelle loro sequenze temporali. Ma, proprio questo permette che milioni di uomini e donne, speranzosi, sconcertati, penitenti, si mescolino in ritualità individuali e di gruppo per creare la più incredibile, ma vera, scena di immensa eccessiva umana magnifica follia.

E anche a noi, pur non essendo scontato che si diventi diversi dopo aver respirato sotto il cielo indiano, sarà concessa una sentita esperienza, forse non solo visiva.

 

 

Dopo la colazione al campo, riprendiamo il bus per rientrare a Varanasi. (La durata della percorrenza dovrebbe essere più breve di quella dell’andata, ma per prudenza partiremo presto, in relazione al presunto andamento del traffico).

Pranzo durante il trasferimento (in ristorante locale/leggero lunch box).

 

Arrivo in aeroporto e volo per Delhi.

Arrivati a Delhi ci rechiamo al terminal dei voli internazionali per l’imbarco sul volo di rientro diretto a Dubai.  Coincidenza volo per l’Italia e pernottamento a bordo.

Pranzo lungo il percorso, cena libera in aeroporto e pernottamento a bordo.

 

Volo Dubai – Milano Malpensa con arrivo al mattino.

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Per questioni operative o di forza maggiore l’itinerario e i luoghi di pernottamento potrebbero subire variazioni, pur lasciando sostanzialmente invariata la qualità del programma e dei servizi.  I voli interni sono soggetti a modifiche o cancellazioni. Nel programma non indichiamo dettagli circa gli eventi religiosi più o meno eclatanti e partecipati ad Allahabad, perché non sono prevedibili con esattezza. Questi sono infatti legati a molte variabili religiose e tecniche - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Il viaggio prevede una sosta di tre giorni ad Allahabad per assistere alle celebrazioni del Kumbh Mela
  • Ad Allahabad si dorme in tende di lusso in “stile indiano”, allestite in un’area riservata Kel 12, dotate di tutti i comfort

 

ESPERTI

  

PAOLO GHIRELLI

  • Dal 23  gennaio  2019 al 6  febbraio  2019

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