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TAMIL NADU, TERRA DI TEMPLI DURANTE IL FESTIVAL DI MAHA SHIVARATRI

INDIA

icona orologio 16 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2020

  • Dal   10  febbraio    al   25  febbraio  

Un itinerario ricco ed insolito pensato per far vedere i luoghi più straordinario di questa regione del sud dell’India, il Tamil Nadu, uno dei quattro stati Dravidici con oltre 4000 anni di storia. Definito spesso la culla della cultura dravidica, una civiltà antichissima che possiede idiomi, religioni e usanze particolari e trova espressione negli enormi templi con i loro alti gopuram (torri d’ingresso), nelle intricate sculture rupestri, nella musica evocativa e - continua -

A PARTIRE DA: 3.650 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Malpensa con voli di linea per Chennai (Madras). Arrivo durante la notte e trasferimento in Hotel.

 

Chennai (già Madras), capitale del Tamil Nadu, è una megalopoli animatissima, spesso orribilmente inquinata, con un’attività industriale, sia pesante che leggera, decisamente sviluppata, concorre con Mumbai-Bollywood al titolo di capitale del cinema indiano; essa è, infatti, anche sede di una fiorente industria cinematografica di lingua tamil.

La città accoglie ben quattro milioni e duecentomila abitanti (4.216.268 nel censimento del 2011) che divengono più di sei milioni e mezzo, se si considera l’intero agglomerato urbano, esteso su un’area di oltre 70 chilometri; essa è quindi la quarta città dell’India per ordine di grandezza ed è formata da un agglomerato di villaggi, come si evince tuttora dalla sua topografia. Chennai ha una storia antica, fatta di scambi e di commerci: già duemila anni fa gli abitanti dei villaggi portuali che, insieme, diverranno Chennai commerciavano già con mercanti cinesi, greci, fenici, romani e babilonesi.

La mattinata sarà dedicata al riposo. Nel pomeriggio inizieremo a conoscere una parte così importante della storia, dell’arte e della tradizione ancora vivente, recandoci al Museo Nazionale per visitare la sala dedicata ai magnifici bronzi dell’epoca Chola; sarà l’occasione non solo di ammirare una superba collezione di opere d’arte, ma anche di incontrare “a tu per tu”, nella calma di un museo, quei personaggi divini che sono tuttora ospitati e venerati negli animati templi che visiteremo in seguito.

Rientro in hotel per la cena ed il pernottamento.

 

Dopo la colazione, partenza per Mahabalipuram seguendo la costa verso sud. Lungo la strada ci fermiamo a Dakshina Chitra, dove è stato portato avanti un progetto della Madras Craft Foundation. La creazione di questo villaggio ha lo scopo di tenere vive le arti, l’artigianato, l’architettura e lo stile di vita tradizionale dei quattro stati del Sud dell’India. Le abitazioni ottocentesche, sapientemente ricostruite, riproducono la vita del tipico villaggio e gli artigiani che vivono e lavorano nel complesso producono ceramiche, vetri e sculture di ottima qualità.

Sistemazione in Hotel a Mahabalipuram e pranzo.

Mahabalipuram, è una cittadina che risale al VII secolo d.C., quando vi regnavano i re Pallava, la prima dinastia tamil di una certa importanza dopo la caduta dell’impero dei Gupta. Gli edifici, quasi tutti ricavati dal granito, sono tra i più antichi esempi di architettura Dravidica. Le sculture di Mahabalipuram rappresentano con spontaneità e naturalezza scene della vita quotidiana, come donne che mungono le bufale, i dignitari della città, ragazze adornate, in posa agli angoli delle vie e tutto ciò è in contrasto con le opere scultoree che si trovano nel resto dello Stato e che normalmente raffigurano divinità maschili e femminili. L’arte della scultura è ancora molto vitale a Mahabalipuram, come si deduce dalle molte botteghe che si affacciano lungo le vie.

Situata ai piedi di una bassa collina sulla quale si trovano la maggior parte dei templi e delle sculture, la cittadina è una località molto piacevole.

Sicuramente l’edificio più famoso della città è il Shore Temple che rappresenta la fase finale dell’arte pallava. Tutto il sito in cui sorge il tempio è famoso per le rocce scolpite e gli altri edifici religiosi scolpiti nella pietra, oltre a due enormi bassorilievi rappresentanti divinità dell'Induismo. Dal 1984 questa zona archeologica è stata inserita nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Il Tempio della spiaggia, al contrario delle altre strutture monolitiche circostanti, è composto da più blocchi di granito, disposti su cinque piani di altezza. Esso è il più antico tempio di questo tipo nell'India meridionale. La sua struttura piramidale si sviluppa per circa 20 metri d'altezza con una base quadrata di circa 17 metri di lato. Davanti al tempio si trova una piccola costruzione, che in origine era il portico. Tutta la struttura è fatta di granito locale finemente tagliato e scolpito. All'interno del tempio si trova il cosiddetto garbhagriha, la zona più sacra il cui accesso era riservato ai soli sacerdoti e dove si trova l'immagine della divinità, in questo caso il lingam, una delle forme di Shiva. Davanti al garbhagriha si trova un piccolo mandapa, cioè una sala delle preghiere, circondata a sua volta da un possente muro perimetrale. Nella parte posteriore si trovano due piccoli santuari rivolti in direzioni contrapposte: quello più interno è dedicato a Ksatriyasimnesvara, mentre l'altro è dedicato a Vishnu. Il muro esterno del santuario dedicato a Vishnu e la parte interna della parete divisoria sono ricchi di decorazioni, nella cui parte sommitale vi sono immagini dedicate a Nandi (la cavalcatura di Shiva). All'esterno si trovano numerose sculture di leoni seduti. Una di queste statue rappresenta Durga (una forma di Devi, la madre Divina che assume molte altre forme), seduta su di un leone usato come mezzo di trasporto; nello stomaco del leone vi è una nicchia in cui probabilmente si trovava un tempo una piccola teca.

Sulla collina principale ci sono molti piccoli templi e mandapam (padiglione sostenuto da pilastri situato di fronte ad un tempio), interessanti soprattutto per le lor sculture.

Cena e pernottamento in Hotel.

(Sistemazione l’Intercontinental Chennai Mahbalipuram Resort oppure presso il Taj Fishermans Cove).

 

Partenza da Mahabalipuram per un’escursione a Kanchipuram, ‘fantasia di pietra’. E’ una delle sette città sacre dell’India che sono tutte nel nord ad eccezione di questa e che sono generalmente dedicate ad una divinità, mentre Kanchi ha la particolarità di essere dedicata a due divinità, Shiva e Vishnu. Qui è venerata anche la dea Shakti, che qui è chiamata Kamakshi e riveste un ruolo molto importante. E’ stata capitale della dinastia Pallava dal VI all’VIII secolo, periodo nel quale sono stati creati i grandi monumenti in pietra.

Questo luogo ha un legame con quattro altri luoghi che rappresentano ognuno i cinque elementi: il Tempio di Nataraja di Chidambaran (spazio), il Tempio di Sri Jambukeshwara di Trichy (acqua), il Tempio di Arunachaleswar di Tiruvannamalai (fuoco) e il Tempio di Sri Kalahasti dell’Andra Pradesh (aria). E’ il Tempio di Sri Ekambaranathar che rappresenta la terra, simboleggiata da un lingam, fatto di terra, ricoperto di metallo.

Nell’area sono presenti circa 200 templi, dei 1000 che si pensa sorgessero nel passato.

Il Tempio di Kailasanatha, dedicato a Shiva, è il più antico di Kanchi. Costruito alla fine del VII secolo per volere del re Pallava Rayasimha, presenta ancora dei frammenti di dipinti murali che stanno a testimoniare la sontuosità dell’edificio all’epoca della sua costruzione. Nella zone sacra interna si trova una pietra nera di granito a sedici facce che rappresenta i sedici aspetti della divinità (Shiva) e che pare sia molto più antica del tempio.

Kanchipuram è famosa anche per i suoi sari nuziali in seta che sono considerati tra i più belli ed ambiti dell’India. Sono ancora oggi tessuti a mano e i più costosi sono intessuti con fili d’oro e d’argento. Circa l’80% della popolazione della cittadina è impiegata nel settore tessile e per il momento, questa lavorazione non è stata sostituita dai telai meccanici.

Al termine delle nostre visite, rientro a Mahabalipuram.

Pranzo in ristorante a Kanchipuram, cena  e pernottamento in Hotel a Mahabalipuram.

 

Dopo la colazione, lasciamo Mahabalipuram in direzione Pondicherry e lungo la strada faremo una breve deviazione per arrivare ad Auroville, la città universale fondata nel 1968. Frutto dell’idea di The Mother e progettata dall’architetto francese Roger Anger, è stata concepita come una città universale per un massimo di 50.000 abitanti provenienti da tutto il mondo. Auroville oggi ha una popolazione che supera i 2.000 volontari residenti, originari sia dell'India che da più di 40 nazioni. I suoi abitanti che rappresentano un mix incredibile di lingue e culture provengono da un ampio spettro di contesti educativi e socio-economici. Vivere armonicamente insieme in una società multiculturale e lavorare a stretto contatto con la popolazione locale in un ambiente perlopiù rurale pone sfide importanti e, nello stesso tempo, fornisce un campo di prova unico per la realizzazione di una unità umana reale che rispetti e sostenga la diversità. Il Matrimandir è stato progettato per essere il centro fisico e spirituale di Auroville.

Dopo la visita, proseguimento per Pondicherry. Colonizzata dai francesi all’inizio del XVIII secolo, è un’attraente città costiera, con un forte retaggio culturale francese. Vi sono ancora molte tracce dell’era coloniale: il municipio di chiama hotel de ville, i poliziotti indossano il kepi e la cintura di colore rosso e per le vie della città si sente spesso parlare francese. L’influenza francese è molto evidente nella cucina e in molti ristoranti della città si può gustare un’ottima bouillabaisse o un autentico crème caramel.

Pensione completa.

 

La cittadina di Pondicherry è famosa per via dell’Ashram di Aurobindo, una comunità spirituale, fondata dal grande filosofo e maestro spirituale indiano nel 1926, che oggi ospita anche il samadhi, cioè la sua tomba. Sri Aurobindo fu uno dei precursori dei movimenti di liberazione dell’India dal gioco degli inglesi.

Al momento della sua fondazione c'erano pochi discepoli che vivevano con Sri Aurobindo. Successivamente, Sri Aurobindo decideva di ritirarsi dalla vita pubblica per continuare la sua opera spirituale in ritiro e consegnando la responsabilità dei Sadhaks (aspiranti spirituali) e la conduzione dell'Ashram stesso alla sua controparte spirituale "La Madre", in precedenza nota come Mirra Alfassa Richard. Sri Aurobindo e la Madre, accettando con sé dei discepoli, uomini e donne, davano la possibilità di praticare il loro Yoga Integrale sotto la propria immediata direzione. Venivano accettati solo coloro che, secondo Sri Aurobindo e la Madre, sentivano un richiamo interiore per il Divino. Ogni altra considerazione era secondaria. Una volta accettato, il ricercatore offriva la propria persona e beni alla Madre che prendeva in carica il discepolo materialmente e spiritualmente. Viene posto l'accento sulla trasformazione della coscienza e della natura in vista di preparare l'uomo e la società alla tappa successiva dell'evoluzione. Tutte le attività dell'Ashram sono centrate su questa fede e su questa verità. La disciplina è innanzitutto interiore e ognuno gode della libertà necessaria per svilupparsi e trasformarsi spontaneamente. In sintesi, la sadhana consiste in una sottomissione progressiva di se stessi al Divino. Meditazione, concentrazione, lavoro, servizio, tutto viene utilizzato come un mezzo per perfezionarsi. Per funzionare, una comunità così vasta esige un lavoro e un impegno sostenuti da parte di tutti i suoi membri. Ognuno accetta il lavoro che gli viene assegnato in funzione delle sue capacità e delle sue aspirazioni, tenendo conto dei bisogni della comunità; per ognuno è un'occasione per imparare a servire senza egoismo, per tentare di giungere alla perfezione nel lavoro e farne un'offerta al Divino. Non esiste alcuna gerarchia nel lavoro, né dirigenti né subalterni. In tutti i settori della vita dell'Ashram, vi è una perfetta uguaglianza fra uomini e donne. Le regole esteriori di vita sono assai poche. Chi viene accettato deve osservare la disciplina seguente:

a) non fumare;

b) non bere alcolici;

c) non occuparsi di attività politica;

d) astenersi dall'avere rapporti sessuali.

Un altro sito d’interesse nella città è il Manakula Vinayagar Temple un tempio, dedicato al dio Ganesh e un popolare sito di pellegrinaggio e una destinazione turistica. Il tempio è piuttosto antico e precede l’occupazione inglese. Secondo la mitologia, Lord Ganesh è chiamato in 16 modi diversi a seconda delle sue varie forme e in questo caso, il dio che si trova sulla costa est vicino al Baia del Bengala è stato chiamato Bhuvaneshar Ganapathy, ora conosciuto come Manakula Vinayagar. In Tamil 'Manal' significa ‘sabbia’ e ‘Kulam’ pozza d’acqua vicino al mare, dato che un tempo attorno alla pozza c’era molta sabbia. Questo è il motivo per cui la gente ha chiamato il dio Manal Kulathu Vinayagar.

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Dopo la colazione, partenza per Chidambaram, una delle città artistiche e spirituali più importanti di tutta l’India: la città dello Shiva Nataraja, lo Shiva danzante. Il culto di Shiva Nataraja ha essenzialmente due significati: il primo è legato alla vittoria di Shiva sul demone Tripura ed alla danza tandava, che la divinità compie sul corpo del demone e l’altro rappresenta la complessità della figura di Shiva nella sua interezza ed è legato alla danza universale cosmica. Nella danza Nataraja, Shiva danza nell’eterno presente e attraverso il movimento crea l’universo, lo preserva e lo dissolve fino alla liberazione dal ciclo del samsara. L’obiettivo della danza è la liberazione dell’uomo dall’ignoranza e il luogo dove questa danza si compie è il cuore dell’uomo, il centro dell’universo. La raffigurazione classica di Shiva Nataraja lo mette al centro del cosmo, nel prabhamandala, cerchio di fiamme con quattro braccia e con i capelli al vento mentre balla sul nano Apasmarapurusa, simbolo dell’ignoranza. Nella mano destra inferiore Nataraja stringe il dammaru (tamburello); la mano destra superiore è nella posizione di abhaya (il gesto di raffigurazione); la mano sinistra inferiore regge il fuoco, agni; la mano sinistra superiore con le dita puntate verso il basso indica il piede sinistro alzato, la liberazione.

Chidambaram fu un importante centro d’arte nel periodo dei Chola e crebbe successivamente sotto le altre dinastie. Il Sabhanayaka Nataraja Mandir è composto da quattro cortili concentrici circondati da imponenti mura di fortificazione che conducono al sancta sanctorum principale che ospita l’immagine di Nataraja.

Nel silenzio della campagna ci appare il tempio di Gangaikuanda Cholapuram, uno dei massimi esempi del primo periodo dell’arte Chola. Il grande vimana a nove piani è decorato esternamente con notevoli statue e bassorilievi di un livello stilistico molto elaborato e raffinato.

Dopo le visite, proseguiamo per Kumbakonam, una piacevole cittadina immersa nel verde ed una località religiosa molto cara agli Hindu. La leggenda racconta che qui arrivò una brocca di amrita, il nettare dell’immortalità custodito sul Monte meru dagli dei e che Shiva ruppe con un dardo e con i suoi cocci costruì lo shavalingam che è custodito nel Tempio di Kumbareshvara. La città è ricca di altri luoghi di culto tra cui un tempio dedicato a Vishnu, il Sarngapani Mandir, il tempio di Nageshvara Swami Shiva che vanta una splendida collezione di statue in pietra molto antiche.

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Dopo la colazione, partiamo verso sud alla volta di Tanjore, con una sosta lungo la strada per visitare il Tempio di Darasuram. Il tempio è un insieme di arte ed architettura. Il vimana è alto 26 m e la stessa facciata del mandapam (portico) ha la forma di un grande carro trainato da cavalli. La leggenda racconta che Airavata, l’elefante bianco di Indra, venerava Lord Shiva in questo tempio e così anche il Re della Morte, Yama. La tradizione vuole che la divinità Airavateshwarar curasse lo stesso Yama che soffriva per una maledizione di Rishi che gli dava una sensazione di bruciore in tutto il corpo. Yama fece un bagno nella cisterna sacra e il bruciore sparì. Da allora la cisterna è conosciuta come Yanateerthan. Riceve l’acqua dal fiume Kaveri e i pellegrini ci tengono particolarmente a bagnarsi qui.

Al termine della visita, proseguiamo alla volta di Thanjavur (Tanjore), la capitale culturale del Tamil Nadu che vanta il soprannome di “ciotola di riso”, in quanto situata al centro di un’ampia e fertile regione agricola coperta di risaie. Un tempo capitale dell’impero Chola, lega la sua storia agli imperatori Rajaraja I e Rajendra I e all’epoca il simbolo della città era rappresentato dal Brihadeshvara Mandir. Edificato dal re Rajaraja I dopo l’anno 1000 è considerato uno dei massimi esempi dell’arte dravidica di tutta l’India. Il tempio fu costruito in soli 6 anni (tra il 1004 e il 1014 d.C.), interante in granito, materiale che non esiste nelle vicinanze. Tutto è grandioso – il disegno architettonico, i materiali usati, le proporzioni meticolosamente studiate, la dimensione, l’esercizio di capacità ingegneristiche, lo sforzo umano per la costruzione. Già il primo scorcio sul tempio lascia senza fiato, come fosse l’unico capolavoro che l’India regala – anche se ce ne sono diversi anche solo nel tragitto tra Chennai e Tanjore. La torre del tempio si nota da lontano, ma si rivela poco per volta, aggiungendo un pizzico di fascino passo dopo passo. Superato il centro caotico della città, attraversato il ponte delle mura di difesa in stile occidentale (un’aggiunta del XVIII sec.) ci si trova davanti a due massicci gopuram. Il sito archeologico è Patrimonio Universale dell’Umanità Unesco. Oltre la soglia lo sguardo è catturato dall’imponente torre del tempio (detta vimana), posata su un’alta piattaforma che la slancia ulteriormente verso il cielo. L’inusuale vuoto attorno –ci sono solo un paio di alberi e templi minori- la sobrietà delle mura, l’ordinato prato, il granito per terra e un enorme Nandi (toro) di pietra nera, accentuano la sua grandezza. Il vimana rappresenta la superiorità del dio Shiva sugli atri dei e quella del re che lo elesse a divinità per unificare il suo impero sugli altri re. La torre è alta 66 m, la lastra di granito su cui poggia la cupola di pietra ha le stesse dimensioni della base della torre (8x8 m) e pesa 80 tonnellate. La cupola è un monolite di pietra, alto 6m che pesa 300 tonnellate. Come abbiano fatto a trasportare le due enormi pietre lassù rimane un mistero. Secondo i calcoli d’ingegneri moderni sarebbe servita una rampa lunga 6 km, probabilmente fatta di terra e sabbia.

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Lungo la strada per raggiungere Madurai, ci fermiamo a visitare la cittadina di Trichy e il suo più famoso punto di riferimento, il Rock Fort Temple, il Kailash del sud costruito dai Nayaks di Madurai. Dei numerosi templi scavati nella roccia della montagna sacra non resta molto, ma la vista di cui si può godere, guardando verso nord-ovest, dove svettano gli alti gopuram della città di Vishnu, Srirangam. Il termine è composto di due parole: Shri significa il signore, il bello; Arangam è la terra situata tra due fiumi. Letteralmente: il bel signore che si trova sulla terra tra i due fiumi. Costruito su un’isola ricoperta di palmeti, il Tempio di Shri Ranganathaswami, dalla forma rettangolare, vanta un passato quasi epico in cui si sono succedute grandi civiltà ed è considerato il più importante dei 108 templi dedicati a Vishnu. La sua fondazione risale al XIV secolo, fine del periodo Chola. Il complesso è costituito da sette mura concentriche, dette prakara, che per i vishnuiti rappresentano i sette elementi che compongono il corpo umano, con ingressi ai quattro punti cardinali, sormontati da alti gopuram. Prima di entrare nel terzo prakara si trova il bellissimo Tempio di Venugopala Krishnan, decorato con le statue delle Gopi, compagne di Radha, sposa di Krishna, che suonano la veena, precursore del sitar.

Salire al Rock Fort di Trichy richiede fare molti scalini (344) e spesso sotto il sole. Si valuterà in loco se percorrere la salita o se avvicinarsi con il pullman al punto migliore per fotografarlo.

Dopo le nostre visite, proseguiamo per Madurai, la città del madhu, il nettare divino caduto dai capelli è considerata la capitale culturale del Tamil Nadu, antico centro di pellegrinaggio e sito artistico importante. Già conosciuta al tempo degli egizi, dei greci e dei romani, la capitale dei Pandya, ha prosperato per molti secoli grazie alle sue capacità commerciali, alle sue spezie e alle sue sete.

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Giornata dedicata alla scoperta della città di Madurai e dei suoi luoghi d’interesse culturale. E’ conosciuta anche come la città del sangam (assemblea dei poeti) l’antica Accademia Letteraria in lingua Tamil sorta nel II secolo a.C. sotto la dinastia dei Pandya e fiorente fino al VI secolo d.C. L’accademia contava 473 poeti e rappresentava il meglio della tradizione letteraria Tamil, in contrapposizione con le tradizioni letterarie sanscrito e pali. La grande ricchezza della tradizione Tamil è racchiusa nel concetto di muttamil espresso in tre sezioni: Lyal la letteratura, Isai la musica e Natakam il teatro. Si tratta di un complesso sistema di studi che approfondirono le principali forme espressive, spesso legate alla religione.

Madurai è nota come la città dei festival e soprattutto della Dea Meenakshi che qui è venerata da oltre 2000 anni nello splendido tempio a lei dedicato. Il tempio richiama pellegrini da tutta l’India ed è considerato l’evoluzione massima dell’architettura dravidica. L’immenso complesso conta 12 gopuram. Al tramonto, da un numero imprecisato di anni Shiva, dio della distruzione, si reca alla dimora della Dea Meenakshi per trascorrere la notte con lei. Una processione di fedeli, vestiti di bianco, accompagnata dai brahmini e suonatori, prelevano la piccola statua di bronzo di Shiva, la adagiano su un baldacchino e al suono di tamburi, trombe e cembali, attraversano la città-tempio di Madurai.

Risalente alla prima metà del XVII secolo, il Palazzo di Tirumalai Nayak, rappresenta un perfetto esempio di sincretismo architettonico tra l’architettura islamica del nord dell’India e l’architettura dravidica del sud. Nel “padiglione del paradiso”, si trovano il grande cortile centrale con gli archi maestosi e le massicce colonne di granito, la Durbar Hall con la Sala del Trono la cupola in stile Moghul, che rappresentano i punti di maggior interesse artistico.

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Dopo la colazione, partiamo alla volta di Rameshwaram, nell’isola di Pamban, situata nel Golfo di Mannar e uno dei quattro centri di santità dell’India, dimore degli dei, chiamate dham di cui troviamo menzione nel poema epico Mahabarata e che si trovano nei quattro punti cardinali. E’ un luogo ritenuto sacro perché, secondo la mitologia, fu qui che Rama – un’avatar (incarnazione) del dio Vishnu – al ritorno dalla vittoriosa battaglia in Sri Lanka contro il demone Ravana che gli aveva rapito la moglie Sita, chiese perdono per l’uccisione compiuta e rese grazie a Shiva per la vittoria.

L’isola è collegata con Mandapam, nel continente, da una ferrovia e da un capolavoro d’ingegneria, l’Annai Indira Gandhi Bridge. Inizialmente il nome si riferiva solo al collegamento ferroviario tra l’isola e la terraferma che si può aprire per il passaggio delle navi. Di fianco a questo è stato costruito successivamente il ponte stradale dal quale si può ammirare il ponte ferroviario vecchio di cent’anni e che è composto di 143 pilastri.

La città di Rameshwaram si trova nella parte orientale dell’isola ed era il porto da cui partiva il traghetto per lo Sri Lanka, che fu sospeso durante la guerra civile e poi ripristinato nel 2011.

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Il Tempio di Ramalingeshwara, oltre ad essere uno dei quattro centri si santità è anche uno dei dodici luoghi di venerazione del Jytir lingam, il lingam della luce della verità e dell’illuminazione, luogo in cui Shiva si è manifestato nella forma del fuoco e nel tempio sono presenti due lingam. E’ un bell’esempio di tarda architettura dravidica, eretto nel XII secolo dai Chola ed è famoso per i suoi gopuram alti oltre 30 metri, i suoi lunghi corridoi (circa 200 metri) fiancheggiati da centinaia di colonne superbamente scolpite e decorate con fiori di loto, sculture e affreschi che raccontano le gesta di Rama, eroe del poema epico Ramayana e 22 vasche sacre, ognuna che si dice abbia poteri benefici diversi, dove si immergono i pellegrini prima di recarsi al sancta sanctorum dei due shivalingam. Narra la leggenda tratta dal Ramayana che in questo luogo Rama e la moglie Sita decisero di edificare uno shilingam per farsi perdonare da Shiva per aver ucciso Ravana che oltre ad essere il re dei demoni, era membro della casta dei brahmini. Rama inviò Hanuman, il re dell’esercito delle scimmie, sul Monte Kailash, dimora di Shiva, a prendere un lingam, ma nella lunga attesa Sita costruì un lingam di sabbia. Quando Hanuman tornò con lo shivalingam dal Monte Kailash fu sorpreso di trovare un altro lingam ma Rama, in segno di ringraziamento collocò lo shivalingam di Hanumam davanti a quello di sabbia e ordinò che da quel momento i devoti avrebbero venerato prima lo shivalingm portato da Hanumam e soltanto dopo il lingam di sabbia fatto da Sita.

Ogni anno in questo tempio si celebra il Maha Shivaratri, ovvero la “Grande notte di Shiva“, una festività indù che cade nella quattordicesima notte di luna nuova del mese lunare di febbraio-marzo (Phalgun). Ad aleggiare sulla sacralità del caso è la particolare posizione della luna che in questa giornata viene a trovarsi nel punto della sua orbita più distante della terra e, dunque, l’effetto del suo magnetismo sull’uomo è ridotto al minimo. Questa notte speciale, dunque, dona alle pratiche spirituali un potere che in nessun altro giorno dell’anno può essere raggiunto, complice anche la ricorrenza che si celebra (più di una per la verità, stando alle varie leggende) e cioè il matrimonio del dio Shiva con la sposa Parvati, evento che simboleggia l’Unione cosmica per antonomasia. Unione di maschile e femminile che, dal punto di vista più esoterico, è un raggiungimento della completezza e integrità dell’essere da ricercarsi all’interno della propria anima. Durante questa ricorrenza accorrono migliaia di pellegrini, soprattutto dal nord dell’India.

A circa dodici chilometri dalla città sorge il Tempio di Kothandaraswamy, l’unico edificio sopravvissuto al ciclone del 1964 che ha distrutto il resto del villaggio. La leggenda vuole che questo sia il luogo in cui Vibhishana, fratello di Ravana, si arrese a Rama. Il tempio sorge nell’antico villaggio di pescatori di Dhanushkodi, situato all’estremità orientale, famoso per essere uno dei principali Thirta (una parola sanscrita che ha un doppio significato: uno letterale, a designare un luogo di passaggio, un guado agevole da attraversare in un fiume, l'altro legato al sacro, in cui questo passaggio conduce alla profondità dell'essere umano, alla sua sostanza interiore. Il nome del tempio significa ‘estremità dell’arco’ ed il riferimento è di nuovo a Rama che con il suo arco avrebbe distrutto il ponte (il ponte di Adamo), usato dal suo esercito per raggiungere lo Sri Lanka e combattere il demone Ravana.

Il Ponte di Adamo è il nome attribuito alla serie di scogli, banchi di sabbia e isolotti che creano quasi un ponte tra l’India e lo Sri Lanka.

Al termine delle visite rientro a Rameshwaram. Pensione completa.

 

Oggi ci aspetta una lunga mattinata per raggiungere Kanyakumari (conosciuta nel passato come Cape Comorin), sulla punta estrema del subcontinente indiano, nel luogo dove le acque dell’Oceano Indiano si fondono con quelle del Golfo del Bengala e del Mare Arabico. Durante il percorso, che si snoda principalmente lungo la costa, ci fermeremo nel villaggio di pescatori di Manapad. E’ un piccolo paesino circondato su un lato da dune naturali e sugli altri tre da un mare limpido color blu. La collina naturale, di origine vulcanica, converge poi nell’oceano. Il villaggio è anche uno dei luoghi da cui la Cristianità è passata per espandersi in India. Le chiese e i castelli in stile europeo ancora adornano le stradine di questo paesino costiero. La chiesa più famosa del luogo è la St. Francis Xavier, dedicata al santo missionario che giunse a Manapad nel 1542. La chiesa contiene un’importante reliquia che sembrerebbe provenire dal vera croce di Gesù Cristo proveniente da Gerusalemme.

Kanyakumari, un tempo soprannominata “il granaio di Travencore”, riveste un’importanza particolare proprio per la sua posizione geografica. Nei giorni di luna piena di aprile, sulle sue spiagge è possibile vedere tramontare il sole e sorgere la luna nello stesso istante sul filo dell’orizzonte.

Nel Tempio di Kumari Amman si celebra il culto della dea Kanya Devi, una manifestazione della dea Parvati che avrebbe fatto una penitenza su una roccia per ottenere la mano del suo signore Shiva. Nel sancta Sanctorum (non accessibile ai non hindù) si trova l’immagine della dea che ha un diamante incastonato nel naso; gli uomini entrano al tempio solitamente a torso nudo e indossano un dhoti (pezzo di stoffa rettangolare che viene legata intorno alla vita e scende fino ai piedi, come fosse un pareo) per rispetto verso la dea. A quei tempi il mondo era minacciato da demoni che creavano il caos e tormentavano gli uomini in tutto l’universo. Vishnu disse a Devi che ella avrebbe potuto salvare il mondo, ma a condizione che fosse rimasta vergine, rinunciando al proprio desiderio di sposarsi. Devi affrontò da sola i demoni e li sconfisse, liberando il mondo dalla loro presenza. In seguito fece voto di rimane kanya (vergine) e continuò la penitenza.

Accanto al tempio si trova un memoriale eretto in nome di Gandhi, dall’architettura kitsch ed è stato progettato in modo che all’anniversario della sua nascita, il 2 ottobre, il sole colpisca il punto in cui furono poste le sue ceneri prima di essere sparse in mare.

Pensione completa.

 

Un piccolo isolotto di fronte al tempio della dea Kumari Amman, che si può vedere da lunga distanza per via della statua, alta 40 metri, del santo Vivekananda, è un centro che attrae migliaia di pellegrini che arrivano con il traghetto. E’ il memoriale di Vivekenanda (costruito nel 1970) in memoria del grande filosofo vissuto alla fine del XIX secolo e discepolo di Ramakrishna Paramahamsa che compì una lunga meditazione sugli scogli dove la dea Kanya Devi fece la sua penitenza in onore di Shiva. All’interno del memoriale si trovano un’immagine del santo e le impronte della dea.

Al termine della visita, proseguiamo il nostro viaggio per Kovalam, a 16 chilometri da Trivandrum, nella regione del Kerala. Spiagge lunghissime intervallate dalle lunghe piroghe dei pescatori, baie tranquille dalle acque cristalline, promontori rocciosi e palmeti che si gettano in mare, resorts dediti alle cure ayurvediche e centri yoga, giardini tropicali…. E’ questo il regno dell’Ayurveda!

Lungo la strada prima di arrivare a Kovalam, ci fermiamo a Padmanabhapuram per visitare il Palazzo Reale della famiglia di Trivancore. E’ l’unico palazzo in legno dell’India completamente conservato intatto fino ai giorni nostri. Costruito a partire dal 1550 ed ampliato all’inizio del XVIII secolo dal Raja Marthnda Varma, è uno dei massimi esempi dell’architettura residenziale di tutta l’India e stupisce per i suoi raffinati intagli in legno. Nell’Ottocento divenne la residenza estiva della famiglia reale di Travancore e ancora oggi è amministrato dal Kerala, nonostante sia situato nello stato del Tamil Nadu. Tutti i palazzi che compongono il complesso sono edificati in legno di teak mogano e palissandro e contano numerosi soffitti a cassettone, colonne tornite e decorate con statue, pannelli intarsiati che narrano le storie mitiche degli dei, verande e finestre traforate. Padmanabhapuram vuol dire “terra do fiorisce il fiore di loto”.

Il secondo giorno è libero per relax, trattamenti ayurvedici, passeggiate…

Pensione completa.

In tarda serata trasferimento all’aeroporto di Trivandrum per il volo per l’Italia via Dubai.

 

L’arrivo a Milano Malpensa è previsto nel primo pomeriggio.


 

 

 

 

  1. Chidambaram – Tempio Nataraja 2. Donne indiane 3. Tempio sulla spiaggia