Logo Kel 12 Cultura del viaggio

TESORI DI PERSIA

IRAN

icona orologio 10 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   19  aprile    al   28  aprile  
  • Dal   17  maggio    al   26  maggio  
  • Dal   9  agosto    al   18  agosto  
  • Dal   13  settembre    al   22  settembre  
  • Dal   4  ottobre    al   13  ottobre  
  • Dal   8  novembre    al   17  novembre  

VIAGGIO DISPONIBILE ANCHE IN INDIVIDUALE

Iran, l'antica Persia. Crocevia tra Oriente e Occidente, immensa frontiera tra due mondi. Dieci giorni per visitarne i luoghi più significativi. Lentamente, rispettando i tempi che un Paese così complesso richiede. Si parte da Shiraz, città di poeti e giardini, per poi visitare Naqsh-e Rostam con le tombe dei re achemenidi e i bassorilievi sasanidi.  C’è la mitica Persepoli, dove si celebra lo splendore del grande impero achemenide. E Pasargade, con - continua -

A PARTIRE DA: 2.550 €


ITINERARIO

Partenza da Milano/Roma per Shiraz. Arrivo in nottata, disbrigo delle formalità di ottenimento del visto, accoglienza da parte della guida locale, trasferimento e sistemazione in hotel 5* (Hotel Zandieh / Hotel Grand Shiraz). Pernottamento.

 

Dopo un buon riposo, in tarda mattinata iniziamo a conoscere Shiraz, nota come la città dei poeti, delle rose e del vino, culla della cultura persiana.

È considerata la città aristocratica, perché per tanti secoli gli iraniani ne hanno apprezzato il suo essere luogo di cultura. Città di poeti, ha sempre goduto di grande rispetto nel mondo islamico sino a confrontarsi per importanza con Bagdad nell’XII secolo ed essere anche capitale della Persia nel XVIII. Tra il XIII e XIV secolo vive fasi di enorme sviluppo culturale e artistico, specie ad opera di poeti come Hafez e Hsa’di e una vasta presenza di rappresentanti di varie arti. Il suo declino inizia dopo i pochi decenni che la videro per la prima volta capitale del Paese e termina nella seconda metà del XVIII secolo, con l’arrivo di Karim Khan che ristabilisce qui la capitale. Oggi, nonostante i problemi propri delle grandi città, vi vivono circa un milione e mezzo di persone, continua a presentarsi con aspetti dell’antica grazia arricchita anche dal ricordo e opera di poeti di cui vanta le tombe. Indichiamo i luoghi più rappresentativi di Shiraz che visiteremo durante il nostro soggiorno, sottolineando che l’ordine delle visite che si effettueranno sarà definito in loco.

Osserveremo da fuori la poderosa mole della Cittadella di Karim Khan, sovrastata e delimitata da quattro torri circolari.

La Tomba di Hafez, Aramgah-e Hafez, è un luogo molto caro agli iraniani. Il poeta, del XIII secolo, è ancor oggi un riferimento culturale per moltissimi. È spesso citato e a lui si ricorre per avere conforto nelle scelte importanti da compiere. Hafez nasce qui, e la sua tomba ornata da un mausoleo risalente al secolo scorso, si trova in un bel giardino. La Moschea Nasir ol Molk, notevole per eleganza, decori, giochi di luce, richiama l’attenzione dei visitatori. Il Mausoleo del Re della Luce, Aramgah-e Shah-e Cheragh, che conserva i resti del fratello dell’Imam Reza, morto nel IX secolo, è un edificio la cui realizzazione si è protratta nel corso di molti secoli. Il luogo di culto sciita, a volte aperto senza interruzione di continuità giorno e notte, a volte con accesso interdetto ai non musulmani (verificheremo in loco se sarà possibile accedervi), colpisce per l’utilizzo di una miriade di specchietti utilizzati al suo interno a fini decorativi.

Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in hotel.

 

Dopo la colazione partenza per Naqhsh-e-Rostam, il luogo dove si trovano le tombe dei re achemenidi ormai vuote, scavate nella roccia.

Quattro sarebbero le tombe di re achemenidi. Sono tutte scavate a notevole altezza dal suolo. Le tombe sono conosciute come le "quattro croci persiane", per la forma della loro facciata. L'ingresso di ogni tomba è al centro di una croce, che si apre su di una piccola camera, dove il re giaceva in un sarcofago. Una delle tombe è stata identificata da un'iscrizione che laccompagna e si tratterebbe della tomba di Dario I (522-486 a.C.). Le altre tre tombe si ritiene siano quelle di Serse I (486-465 a.C.), Artaserse I (465-424 a.C.), e Dario II (423-404 a.C.). Vi è una quinta tomba incompiuta.

Le tombe furono saccheggiate in seguito alla conquista dell'impero achemenide da parte di Alessandro Magno.

La località è altresì celebre per i rilievi sulla roccia di grandi dimensioni che raffigurano alcuni re sasanidi. Il più noto testimonia la vittoria del re sasanide Shapur su due imperatori romani, Filippo l'Arabo, che implora la pace, e Valeriano, che viene catturato ed è raffigurato in ginocchio.

A breve distanza, raggiungiamo una delle tappe più attese del nostro ricco itinerario: Persepoli. Qui, dove anche il solo nome evoca forti sensazioni, gli achemenidi ebbero modo di condensare tutta la loro grandezza architettonica.

Patrimonio UNESCO, rimasto nell’anonimato sino alla metà del secolo scorso, conserva tracce notevoli di un complesso urbanistico, realizzato durante oltre centocinquant’anni di interventi a partire dall’inizio del V secolo a.C. ad opera di Dario il Grande. I resti maestosi della reggia, i preziosi bassorilievi, la sfilata interminabile dei popoli che portano doni al Re dei Re, i tori androcefali, i grifoni, le tombe scolpite nella roccia sulle pareti della montagna, fanno di questa giornata uno dei momenti più emozionanti del viaggio.

E’ a Persepoli che possiamo ammirare ciò che resta del periodo di massimo splendore dell’architettura achemenide. Dario I vi trasferì la capitale nel 518 a.C., ma, se Dario aveva tracciato lo schema generale degli edifici, la Persepoli che conosciamo oggi è opera di suo figlio Serse. Mentre i primi anni del suo regno furono dedicati alla guerra e all’amministrazione, già nel 485 a.C. l’interesse del sovrano fu dedicato all’edificazione della nuova capitale.

La Grande Scalinata in genere è la porta che accoglie i visitatori, salvo che lavori in corso, a volte, non deviino l’itinerario di visita. I due tori guardiani indicano poi la Porta delle Nazioni o Porta di Serse.

Fra gli edifici della terrazza reale di Persepoli, il più imponente è la grande Apadana di Dario che poteva contenere fino a 10.000 persone. La terrazza sulla quale si ergeva l’edificio è ricavata dalla viva roccia. L’accesso si effettua da due ampie scalinate, ornate dai famosi bassorilievi che testimoniano l’omaggio dei popoli dell’impero al sovrano, godibili per la capacità di mostrare, con dovizia di particolari, scene di vita a corte, eventi storici, abbigliamenti, animali, e riferimenti ai vari popoli di quel periodo.

Alcuni palazzi privati, tra cui il Tachara e l’Hadish, offrono anch’essi bassorilievi e iscrizioni degni di attenzione, oltre a scale e colonnati monumentali. 

Il Palazzo delle Cento Colonne una volta era un edificio di notevolissime dimensioni e oggi si presenta come uno spazio punteggiato da molti tronconi di colonne.

Nel primo pomeriggio, dopo il pranzo in ristorante locale vicino a Persepoli, rientro a Shiraz e continuazione delle visite.

La Qavam House, conosciuta anche come Narenjestan House, è una bella casa storica tradizionale di fine Ottocento, circondata da un bel giardino (qualora per motivi di lavori o restrizioni di orari d’apertura non fosse possibile visitarla, ci recheremo in un altro bell’esempio di giardino tradizionale persiano).

Il Bazar Vakil, dove potremo avere un po’ di tempo a disposizione, oltre agli innumerevoli commerci che contiene, è interessante anche per la bella architettura e la moschea Vakil costruita durante il period Zand che si trova proprio accanto all’ingresso.

Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.

 

Prima colazione e partenza per Pasargade, l’antica capitale di Ciro il Grande, situata nella piana di Morghab, a poco meno di 150 chilometri da Shiraz.

I resti di Pasargade, piuttosto scarsi, rappresentano lo stadio più antico nell’evoluzione dell’architettura achemenide.

Il monumento senz’altro più interessante che attira la nostra attenzione è la solitaria Tomba di Ciro il Grande, Patrimonio UNESCO. L’edificio è una semplice struttura a sei gradoni in pietra, sovrastati da una cella col tetto a spioventi, dove fonti riportano che fosse custodita la bara d’oro del grande re. Benché non ci siano prove certe che identifichino la tomba con quella di Ciro, gli antichi storici greci riportarono che questa fosse la convinzione di Alessandro Magno, il quale rese omaggio al mausoleo dopo il saccheggio e la distruzione di Persepoli. Lasciamo Pasargade per continuare in direzione di Yazd, con sosta per il pranzo in un semplice ristorante locale.

Prima di raggiungere Yazd effettuiamo una deviazione verso sud. Saryazd, che significa “testa di Yazd”, era un granaio fortificato. Era una specie di grande magazzino in cui nei periodi normali si custodivano beni alimentari e materiali degli abitanti del villaggio, ma che in caso di bisogno serviva come luogo dove trovare rifugio. Questa fortezza sasanide, secondo molti, è una delle più antiche se non la più antica di tutto l’Iran, ed è stata più volte restaurata. Mura, torri e fossato proteggevano il complesso che si trova in un luogo un tempo tappa di rotte commerciali provenienti dall’Oriente.

Costruita in mattoni di fango, le sue mura interne ed esterne a volte lasciano intravvedere i mattoni o sono ricoperte da intonaco anch’esso di fango. Torri, cortili ombrosi, passaggi in cui non entra luce, scale, stanze, aperture nei muri, grandi orci, archi, soffitti da cui spuntano travi in legno, piccoli oggetti d’arredo, accolgono i rari visitatori.

Arrivo a Yazd in serata. Se l’orario di arrivo ce lo consentirà, potremo visitare, fuori città, le Torri del Silenzio che, benchè non siano più utilizzate da circa 50 anni, sono state per molti secoli il luogo di sepoltura per le comunità zoroastriane (in caso fosse troppo tardi questa visita si effettuerà il giorno seguente).

I seguaci di questa religione nella zona sono circa un quinto dei 20.000 presenti in Iran, mentre nel mondo superano i 150.000. Zoroastro, o Zarathustra, di cui poco si sa, è l’artefice della diffusione di questo credo in una regione assai vasta, dall’odierno Iran all’India. Si basa sul presupposto di un dio onnipotente supremo e invisibile. In lui, ma anche in tutti gli esseri viventi, si pensa siano contemporaneamente presenti un'entità malefica e una benefica. Da qui nasceva una visione duale della realtà, vista come eterna lotta tra bene e male. Per rispettare la purezza della terra e non causare nessuna forma d'inquinamento, gli zoroastriani hanno sempre evitato di seppellire i morti a terra per non contaminarla. Sceglievano di depositare i corpi dei defunti nelle Torri del Silenzio lasciando che fossero gli avvoltoi a mangiarne e disperdere i resti. Normalmente le torri non avevano tetto e presentavano due aperture. Il corteo funebre entrava da quella orientale e usciva da quella occidentale che rappresentava il punto del tramonto e della fine della vita.

Cena e pernottamento in hotel 4* (Hotel Arg e Jadid, Hotel Moshir al-Mamalek Garden o similare).

 

Prima colazione. Dedichiamo la mattinata alla visita di Yazd, di cui Marco Polo ne descrisse le bellezze. Yazd sta tra due deserti e secondo l’UNESCO è tra le città più antiche al mondo ad essere state continuativamente abitate.

Il quartiere storico di Fahadan conserva vicoli, giardini, case in mattoni, torri del vento (i famosi badgir), cortili, porte, cisterne d’acqua che consentono una visita panoramica di edifici che hanno anche migliaia di anni. La Moschea del Venerdì del XV secolo con due minareti alti quasi 50 metri e la particolare facciata del complesso di Amir Chakhmaq, sono nel nostro itinerario.

Visitiamo il Tempio del Fuoco, dove da oltre un millennio e mezzo, pare arda una fiamma sacra portata qui da altri templi.

Per i seguaci dello zoroastrismo, il dio supremo non è rappresentabile con particolari immagini. I fedeli, sin dalle origini di questo credo, sanno che per pregarlo devono rivolgersi verso una luce. Così, per rendere perenne omaggio al dio, erano soliti edificare Templi del Fuoco dove potevano mantenere sempre accese fiamme sacre cui rivolgere le proprie preghiere.

Pranzo in ristorante locale.

Nel pomeriggio lasciamo Yazd in direzione di Isfahan, distante poco più di 300 km, dove arriviamo in serata. Sulla strada per Isfahan, sosta a Nain per visitare la bella Moschea del Venerdì. Cena e pernottamento all’Hotel Abbasi o Kowsar 5* (qualora nessuno dei due hotel confermasse le nostre prenotazioni provvederemo a sostituirlo con un hotel 4*, con riduzione).

 

Isfahan, l’antica capitale dello scià Abbas è la città-sogno dell'Islam, meta nei secoli di intellettuali e viaggiatori.

Pernottandovi per ben tre notti, abbiamo a nostra disposizione due intere giornate per visitarne i monumenti e gli angoli più suggestivi e assorbirne le atmosfere.

Elenchiamo di seguito i luoghi e principali edifici che avremo modo di visitare durante il nostro soggiorno, sottolineando che l’ordine delle visite è puramente indicativo e potrà essere variato in loco dalla guida e dall’accompagnatore al fine di ottimizzare le giornate, tenendo anche conto di orari d’apertura o eventuali chiusure.

Non si sa di certo quando fu fondata quella che viene considerata da sempre la città più bella dell’Iran, ma si sa che già nel V secolo a.C. era una città importante perché i monarchi l’avevano scelta come residenza estiva. L’attuale aspetto della città è opera del re safavide scià Abbas (1587-1629) che durante il XVI secolo ordinò la costruzione di palazzi, ponti, moschee, giardini, che trasformarono la città in una delle più belle d’Oriente. Gli storici raccontano che era la città più prospera e moderna del mondo (aveva quasi un milione di abitanti). Dopo il regno di scià Abbas I altri artisti, monarchi, architetti, pensatori e intellettuali lasciarono la loro impronta e contribuirono ad accrescerne la bellezza.

Tutto lo splendore dell’architettura e della decorazione islamiche si concretizza qui nella Moschea del Venerdì, nella Moschea dello Scià, nel Palazzo Ali Qapu, nella residenza delle Quaranta Colonne… ma l'incanto della città che un vecchio detto definisce “la Metà del Mondo” sta anche nel passeggiare sui vecchi ponti o perdersi nei meandri del bazar.

Il cuore della città è la spettacolare Meidun-e Naghsh-e Jahan, Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Questo enorme spazio aperto è una delle piazze più grandi del mondo e rappresenta un interessante esempio di urbanistica. Realizzata nel 1612, intorno a essa si concentrano molti tra i più rinomati monumenti di Isfahan. Tra questi visitiamo il Palazzo di Ali Qapu dal cui balcone che si affaccia sulla piazza i re safavidi assistevano alle partite di polo. All'ultimo piano dell’edificio è possibile ammirare la splendida “sala della musica”, con i particolari soffitti traforati intagliati con le forme degli strumenti musicali.

Di fronte al Palazzo di Ali Qapu visitiamo la Moschea di Cheikh Lotfollah costruita dallo scià Abbas I nel 1602. In passato questa moschea era conosciuta come “quella delle donne”, perché in origine un cunicolo la collegava col palazzo di Ali Qapu e permetteva alle donne della corte di assistere agli uffici religiosi senza essere osservate. Portale, cupola, santuario e corridoi offrono tonalità aggraziate che cambiano a seconda della luce. Sul lato sud della piazza sorge la Moschea dello Scià (o dell’Imam), che costituisce una delle più imponenti e favolose opere architettoniche dell’Iran. I muri dell’edificio, sia quelli esterni che quelli interni sono interamente rivestiti dalle piastrelle di maiolica azzurra che sono diventate uno dei simboli di Isfahan. Commissionata dallo scià Abbas il Grande, la costruzione della moschea richiese 26 anni e fu ultimata nel 1638. Il colore delle piastrelle assume tonalità diverse a seconda delle condizioni di luce in modo che ad ogni ora del giorno questo capolavoro dell'arte islamica ci appare con un aspetto diverso. La facciata è considerata una delle più belle del mondo mediorientale. Per completare il perimetro della piazza, manca il lato breve a nord, sul quale si apre l'ingresso del bazar di Isfahan. Il bazar si estende su di una superficie molto vasta: come la maggior parte dei bazar iraniani, anche questo è suddiviso in varie strade collegate tra loro, in ognuna delle quali si svolge una determinata attività o si vende un certo prodotto.

La Masjed-e Jameh, Moschea del Venerdì, Patrimonio UNESCO, è la rappresentazione più esauriente della capacità di evoluzione architettonica islamica nel corso di circa un millennio. I primi segni di luogo adibito a culto pare risalgano a Zoroastro, e la più antica testimonianza di moschea data XI secolo. Nel XII subisce incendi e ricostruzioni, dal XV si riscontrano successive elaborazioni, aggiunte e abbellimenti. Un lavorio che determina, nonostante invasioni esterne ed eventi che ne hanno messa a repentaglio l’esistenza, il suo essere la moschea più significativa dal punto di vista dell’elaborazione artistica dell’Iran. Di particolare interesse è il mihrab di Uljaitu, edificato nel 1310. Si tratta di una complessa composizione in stucco costituita da iscrizioni tridimensionali che si fondono con intagli floreali e geometrici.

Ne possiede 20 ma il Kakh-e Chehel Sotun è definito Palazzo delle Quaranta Colonne. Un poco decentrato rispetto alla piazza, in prossimità della Chahar Bagh, il complesso ha una storia travagliata di cui ciò che ancor oggi si nota risale soprattutto all’inizio del XVIII secolo. Periodo achemenide e safavide si armonizzano in questo complesso che originariamente era stato concepito come luogo di svago. Vi sono giardini, terrazza, affreschi, salone e fontane che rispecchiando le 20 colonne ne fanno apparire 40.

I ponti sullo Zayandè Rud (11 in totale, 5 sono antichi), costituiscono un aspetto piacevole della città, anche se l’acqua sotto quei ponti non è sempre assicurata. I più frequentati sono Pol-e Si-o-Seh, con 33 arcate e il Pol-e Khaju.

Il Ponte delle 33 Arcate è lungo circa 300 metri e la sua costruzione avviene tra gli ultimi anni del XVI e l’inizio del successivo. Era ponte e diga e, diversamente dagli altri, sino a poco tempo fa conservava in una delle estremità un ambiente adibito a sala da tè. Il secondo ponte, Pol-e Khjau, pur essendo lungo meno della metà del precedente, è esteticamente molto gradevole. La sua costruzione, alla metà del XVII secolo, si deve non al solito Abbas, ma al suo successore (sceglieremo in loco quale visitare o se sarà possibile visitarli entrambi). Non manchiamo infine di inoltrarci nel quartiere armeno di Nuova Julfa e di visitare la Cattedrale di Vank. Nel 1606 fu eretto un monastero all’interno del quale sorgeva una piccola chiesa chiamata Amna Perkich, che in seguito venne ampliata e trasformata nell’attuale cattedrale. Successivamente furono costruiti un campanile, una biblioteca, una tipografia e un museo aperto nel 1905. L’architettura della Cattedrale di Vank è una commistione tra l’arte safavide del XVII secolo e quella delle chiese cristiane. Un grande portale in legno conduce i visitatori nel cortile della struttura. Il campanile domina il cortile e conduce alla navata centrale della cattedrale. Gli interni sono riccamente elaborati e completamente affrescati a olio.

Pensione completa e pernottamento in hotel.

 

Prima colazione e partenza in direzione nord verso Teheran.

La prima sosta la facciamo a Kashan, dopo aver percorso circa 210 chilometri. Kashan è conosciuta per i suoi tappeti, la seta, il rame e l’acqua di rose, ma soprattutto per le piastrelle di ceramica smaltata (kashi) diffuse a partire dal XII secolo. Qui, oltre a fermarci per il pranzo, visitiamo uno storico giardino persiano racchiuso da mura, Bagh-i Fin. Si trova a pochi chilometri dal centro cittadino e, assieme ad altri di località diverse, ben rappresenta la tipologia di giardini persiani inserita tra i Patrimoni Umanità UNESCO.

Entreremo poi in una delle vecchie case tradizionali ristrutturate, nascoste alla vista dei passanti dietro muri di anonimi mattoni. In genere si sviluppano attorno a cortili interni e sono abbellite da stucchi, vetrate, fontane, che caratterizzano il complesso degli ambienti domestici. Un tempo dimora di mercanti di ceramiche e tappeti, rendono bene l’idea della prosperità dei commerci dell’epoca.

Dopo altri 110 chilometri arriviamo a Qom, città santa seconda solo a Mashhad e cuore della Rivoluzione Islamica del 1979. Tuttora può essere considerata, non a torto, come uno dei luoghi più conservatori del Paese.

Vi sorge lo splendido santuario di Hazrat-e Masumeh, mausoleo di Fatemeh, sorella dell'ottavo imam sciita, l'Imam Reza. Lo volle lo scià Abbas I, per dare agli sciiti iraniani un luogo di culto degno di Karbala, ora in terra irachena, allora in mano agli ottomani. E gli scià qajari vollero arricchire ulteriormente il mausoleo di Qom, coprendo la grande cupola di migliaia di piastrelle dorate. Normalmente è possibile accedere al cortile della moschea accompagnati da un imam, tuttavia l’accesso potrebbe essere negato in occasione di festività particolari. Le donne si devono coprire con un chador che viene consegnato all’ingresso.

Proseguiamo infine verso Teheran, che si raggiunge in serata dopo aver percorso gli ultimi 150 chilometri. Cena e pernottamento in hotel 5* (Hotel Espinas o similare).

 

Prima colazione. La città di Teheran si estende su una vasta superficie a partire dal limite meridionale delle montagne dell'Elburz. Teheran conta attualmente oltre 15 milioni di abitanti ed è una vera e propria megalopoli. Divenuta capitale alla fine del XVIII secolo, ha conosciuto a partire dagli anni 50, con la crescente prosperità dovuta in gran parte allo sfruttamento del petrolio, uno sviluppo senza precedenti, marcato dalla costruzione di autostrade e di edifici di diversi piani, nonché dal flusso inarrestabile di persone provenienti dalle parti rurali del Paese. Poche sono le tracce visibili che testimoniano i due secoli di vita della città come capitale. In effetti, da due secoli a questa parte, è cresciuta all'insegna della più totale assenza di un piano architettonico: sovraffollamento costante, traffico caotico ed evidente mancanza di progetti urbanistici adeguati non possono fare a meno di colpire spiacevolmente il visitatore.

Tra la zona nord e quella sud della città si nota un profondo divario sociale. Nella prima il livello economico è elevato, vi si trovano quartieri residenziali eleganti, buoni ristoranti e negozi di qualità, mentre nella seconda si denota un certo grado di povertà e di caos, anche se è proprio questa la zona dove sono collocati i principali musei che costituiscono il motivo d’interesse principale della nostra breve sosta.

Il Museo Archeologico dell'Iran si trova in Kheyabun-e Shahid Yarjani.

Si tratta senza dubbio del più bel museo del Paese, data la quantità e la qualità delle testimonianze esposte provenienti da ogni parte dell'Iran. La visita al museo costituisce un ottimo compendio alla storia della Persia e ai tesori che abbiamo avuto modo di ammirare nei giorni precedenti.

Un altro museo degno di attenzione è il Museo Nazionale dei Gioielli, dove possiamo osservare una delle collezioni di gioielli più importanti al mondo, accumulata attraverso i secoli da tutte le dinastie persiane.  Tra i tanti oggetti esposti, si possono ammirare il più grande diamante tagliato del pianeta, il Mare di Luce, il Trono del Pavone, il Mappamondo di Gioielli, e decine di migliaia di altre pietre preziose. Il museo è ospitato nel caveau della Banca Centrale, che apre solo per due ore nei giorni di sabato, domenica, lunedì e martedì.

Più a sud si trova il Palazzo Golestan che può essere fatto risalire alla metà del XIX secolo con interventi iniziali del ’700. L’edificio, cinto da mura, è il monumento più antico della città ed è inserito tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Questa memoria della dinastia qagiara, situata nel cuore della vecchia Teheran, si sviluppa intorno a un giardino che contribuisce ancora oggi a giustificare l’antica denominazione data al complesso di Palazzo dei Fiori.

I diversi edifici del complesso sono riccamente decorati da marmi, specchi, alabastri… Spiccano in particolare il “Takht-e Marmar”, ovvero la sala del trono di marmo e il “Talar-e Aineh” o sala degli specchi, dove molti scià vennero incoronati.

Tempo a disposizione permettendo, daremo un’occhiata anche al bazar, posto ancora un poco più a sud del Palazzo Golestan. Nei negozi allineati nei vicoli, che si stendono per oltre 10 chilometri, ognuno dei quali conserva ancora una propria specializzazione nelle merci proposte, si trova, come sempre, di tutto.

Pranzo e cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.

 

Trasferimento in aeroporto e volo di rientro a Milano/Roma.

 


 

 

  1. Tombe achemenidi, Naqhsh-e-Rostam    2.  Panoramica di Yazd

3.  Moschea di Cheikh Lotfollah, Isfahan

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 E’ doveroso rilevare che l’Iran sta attraversando un momento storico di apertura verso l’Occidente mai registrato fino ad ora. La richiesta di servizi turistici è cresciuta rapidamente, ma l’offerta è rimasta limitata e impreparata a farvi fronte, anche per la mancanza di congrui investimenti, specie con riferimento a quelli di più elevata qualità. Pur prenotandoli con anticipo, gli hotel non danno una conferma immediata, ma specie in alta stagione, in particolare in primavera - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Pernottiamo 3 notti a Isfahan, la più bella città iraniana, per effettuare visite accurate e godercela appieno
  • Nel tour si visitano mete classiche ma anche località meno note ma altrettanto affascinanti, come Saryazd
  • Il viaggio dura 10 giorni e non 8, come generalmente viene proposto, per visitare il Paese senza fretta

ESPERTI

  

PAOLO BROVELLI

  • Dal 19  aprile  2019 al 28  aprile  2019
  

LAURA TONICELLO

  • Dal 17  maggio  2019 al 26  maggio  2019
  • Dal 9  agosto  2019 al 18  agosto  2019
  

CATERINA BORGATO

  • Dal 13  settembre  2019 al 22  settembre  2019
  

MARCO PATRIOLI

  • Dal 4  ottobre  2019 al 13  ottobre  2019
  • Dal 8  novembre  2019 al 17  novembre  2019

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