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TRANSCAUCASICA

ARMENIA AZERBAIJAN GEORGIA

icona orologio 16 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

“Un bambino chiese al nonno perché gli armeni non avessero mai mandato nessuno nello spazio. La risposta del nonno non si fece attendere: se mandassimo un cosmonauta nello spazio, i georgiani morirebbero di invidia; se i georgiani morissero di invidia, gli armeni morirebbero di gioia. E se i georgiani e gli armeni morissero, gli azeri diventerebbero padroni dell’intera regione.” È l’ironia di questa vecchia barzelletta armena che delinea i rapporti tra i - continua -

A PARTIRE DA: 3.950 €


ITINERARIO

Incontro in aeroporto con il Tour Leader e partenza dall’Italia con volo di linea via scalo internazionale per Yerevan, la capitale dell’Armenia. Cena e pernottamento a bordo. Arrivo in nottata e, dopo il disbrigo delle pratiche doganali, incontro con il nostro corrispondente locale. Trasferimento privato in hotel e pernottamento. 

 

Capitale dal 1918, cresciuta lungo le rive del fiume Hrazdan, Yerevan risulta particolarmente piacevole grazie all’ampiezza degli spazi, al tufo usato per i palazzi che le donano delicate sfumature di colore rosa, all’abbondanza di parchi e fontane. Dopo la prima colazione, inizio delle visite della capitale armena.

Tra i vari allestimenti museali che Yerevan offre scegliamo il Museo di Storia Nazionale, ricco di reperti, che costituisce un’ottima base di partenza per rendersi conto di dove si è. L’Armenia è un paese effimero, un frammento del vasto territorio storico degli armeni, che nei secoli si è ampliato e ristretto molte volte. Quel che rimane è un lascito delle divisioni sovietiche degli anni 20 del XX secolo. Molto interessante il piano alto che ospita due carri funerari in legno e una vasta collezione di oggetti di ceramica, bronzo, terracotta oltre a gioielli e coltelli. La visita panoramica della capitale include Piazza della Repubblica, il cuore della capitale su cui si affacciano alcuni degli edifici più scenografici della città costruiti in tufo chiaro; il Teatro dell’Opera; la Cascade, la monumentale scalinata che collega la zona bassa del Teatro dell’Opera con il Parco della Vittoria, più in alto, dove si trova la statua intitolata a Madre Armenia. Il luogo è diventato un centro di aggregazione, molto animato e frequentato dai locali specie durante la bella stagione. Vicino all’Opera si trova anche un piccolo parco dove durante i fine settimana si svolge il mercato dei quadri chiamato Vernissage d’arte. Visitiamo infine il Tsitsernakaberd, il memoriale dedicato alle vittime del genocidio perpetrato da parte del governo ultranazionalista dei Giovani Turchi e il relativo museo. Pranzo e cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.

 

(L’ordine delle visite di Yerevan è puramente indicativo e potrà essere svolto con ordine diverso da quello presentato).

 

Prima colazione e visita della Cattedrale di Etchmiadzin, a circa 30 km dalla capitale armena. Il nome del luogo significa “L’Unigenito è disceso” poiché, secondo la leggenda, Cristo vi apparve a San Gregorio l’Illuminatore. A Etchmiadzin batte il cuore della chiesa armena. E’ qui che risiede il “Catholicos di tutti gli armeni” e si trovano oltre alla cattedrale-residenza, alcune tra le più antiche e splendide chiese armene, quelle intitolate alle sante Gayanè (630) e Hripsimè (618) dedicate a due vergini cristiane martirizzate dal re Tiridate III. Con queste due chiese l’architettura classica armena raggiunge la perfezione. Nel giardino della cattedrale è possibile ammirare alcuni khachkar, steli funerarie a forma di croce di pregevole fattura e la porta del re Tiridate risalente al VII secolo.

Poco distante si trova il Tempio di Zvartnots, delle “forze vigilanti”. Costruito da Narsete III nel 652 è crollato per un terremoto avvenuto tra il 930 e il 1000. Il sito, oggi ridotto in rovina, forma una collina di ruderi ancora in gran parte da esplorare. Una lunga campagna di scavi condotta tra il 1900 e il 1907 ha rivelato la consistenza completa e la grande importanza archeologica e architettonica del complesso che fu uno dei capolavori dell’architettura armena dell’Alto Medioevo. Il tempio si distingue per la profusione di sculture e altorilievi di cui si può ancora ammirare la ricchezza dei capitelli di stile ionico. I passaggi ad arco sono ornati di viti e melograni stilizzati. Etchmiadzin e Zvartnots sono entrambi inseriti tra i siti Patrimonio Culturale dell’Umanità dell’UNESCO.

Dopo pranzo continuazione delle visite con il Tempio del Sole di Garni (III secolo a.C.), gioiello dell’architettura armena precristiana, l’unico monumento che appartiene alla cultura ellenistica conservatosi dopo la cristianizzazione in Armenia. Oltre al tempio, il complesso architettonico comprende il palazzo reale con i bagni, dove è ancora visibile il pavimento a mosaico rosa e verde di notevole fattura e i resti della chiesa tetraconca a pianta circolare.

Ultima visita della giornata il Monastero di Geghard (XII-XIII secolo, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO), dove la tradizione vuole fosse conservata la lancia, geghard in armeno, che trafisse il costato di Cristo. Si trova in una gola montagnosa di grande fascino e la particolarità della sua costruzione, in parte ricavata nella roccia viva, fa di questo complesso uno dei monumenti più suggestivi del viaggio. Attorno al monastero sono visibili numerosi khachkar, alcuni finemente scolpiti nella montagna. Dentro, si susseguono ambienti bui, trafitti qua e là da pochi raggi solari che filtrano dalle finestrelle. In uno, simile a una grotta, c’è una fonte. Dicono che la sua acqua arresti l’invecchiamento. Rientro in città, cena e pernottamento.

 

Prima colazione e partenza per Dilijan, percorrendo un anello che ripercorre alcuni tra i siti più affascinanti del Paese. La prima tappa è al monastero di Khor Virap, situato in cima ad un colle sulla fertile piana.

Risale dal IV al XVII secolo e secondo la leggenda vi fu imprigionato per tredici anni San Gregorio l’Illuminatore, fondatore della Chiesa Armena, perché predicava il Cristianesimo (letteralmente Khor Virap significa fossa profonda). Dal monastero si apre una stupenda veduta del Monte Ararat, in territorio turco. In posizione inaccessibile e spettacolare troviamo invece più a sud il Monastero di Noravank, situato in fondo alla valle, tra montagne di roccia rossa che gli fanno da sfondo. Siamo nella regione di Vayots Dzor, pittoresca zona di fiumi, cascate, grotte e picchi montani. Il monastero sorge in una situazione di totale isolamento, in un ambiente aspro e roccioso, ma insieme grandioso e solenne. Il complesso fu fondato nel XII secolo, ma si espanse solo nei secoli XIII-XIV quando fu stabilita la sede episcopale di Siuni. Conserva stupende scene bibliche scolpite sulla facciata della chiesa-mausoleo della Santa Madre di Dio, tra i più raffinati esempi di scultura del patrimonio armeno. Pranzo in ristorante locale.

Nel pomeriggio viriamo verso nord est raggiungendo il villaggio di Noraduz per una breve visita al cimitero medievale dove si trova la più alta concentrazione di khachkar, croci in pietra intagliate che datano dal IX al XV secolo. Poco dopo si apre il panorama sul Lago Sevan, “un pezzo di cielo caduto sulle montagne”, situato 1900 m sopra il livello del mare. E’ un centro di villeggiatura frequentato durante la stagione estiva dagli armeni e uno dei luoghi più suggestivi della piccola repubblica. Raggiungiamo la penisola su cui sorge il Monastero di Sevanavank, da cui si domina il lago. La costruzione del monastero è stata patrocinata intorno all’874 dalla principessa Mariam Bagratuni e testimonia la rinascita dell’indipendenza armena dopo le invasioni arabe. Il monastero comprende le due chiese degli Apostoli (Arakelots) e della Santa Madre di Cristo (Astvatsatsin) e un cortile disseminato di antiche croci di pietra. Ancora qualche chilometro verso nord fino a Dilijan, tranquilla cittadina immersa nel verde. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

 

Prima colazione e dopo una breve passeggiata per il centro storico di Dilijan, partenza per la Georgia. Attraversamento del confine e incontro con il corrispondente georgiano. La prima parte del trasferimento a Vardzia verrà effettuato con vecchio pulmino locale, data la pessima condizione del manto stradale che attualmente non rende consigliabile l’utilizzo di mezzi diversi. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio, dopo aver effettuato il cambio del pulmino, arriviamo alla spettacolare città rupestre di Vardzia, appostata sul fianco roccioso di una montagna in posizione panoramica sulla vallata sottostante. La città, scavata nella roccia, ha avuto un ruolo significativo nella vita politica, culturale, educativa e spirituale georgiana. Vardzia è un insediamento rupestre fatto scavare attorno al 1180 da Tamar, la grande regina figlia di Giorgi III che sul posto aveva fatto costruire una fortificazione. La città si espanse fino ad ospitare cinquantamila abitanti. Quello che si vede oggi, sopravvissuto a un terremoto disastroso avvenuto nel 1282 e all'assedio e saccheggio persiani del 1551, conta centoventi abitazioni costituite da oltre quattrocento ambienti ben identificabili, oltre a una decina di chiese. Sopravvive l'interno della Chiesa dell'Assunzione,  affrescata attorno al 1185.

Il complesso originario, al quale si accedeva soltanto da tunnel nascosti e ben custoditi che partivano dal fiume Mtkvari, contava migliaia di stanze abitabili. Oggi alcune sono state restaurate; ci vivono i pochi monaci che custodiscono la chiesa. Proseguimento per Akhaltsike, la principale cittadina della regione, situata sulle sponde del fiume Potskhovi. All’arrivo passeggiata nel centro storico di Akhaltsikhe, chiamato “Rabati”, con il suo castello costruito dagli ottomani, il museo etnografico e le case colorate in stile georgiano. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

 

Dopo la prima colazione partenza per Batumi. Attraversiamo la provincia di Samtskhe-Javakheti, una regione che offre bei panorami, dalle foreste alpine alle pianure erbose, e molteplici spunti d’interesse culturale. Pranzo lungo la strada e arrivo in città nel primo pomeriggio e sistemazione in hotel. Pomeriggio libero per un po' di relax e visite individuali, un’ottima occasione per “spezzare” il viaggio, che proseguirà l’indomani verso il Grande Caucaso. Il tour leader sarà naturalmente a disposizione del gruppo.

Batumi è una città frizzante ed imprevedibile, somigliante più ad una piccola capitale degli Emirati Arabi che ad una città georgiana di provincia. Porto principale della Georgia, arrivo della ferrovia transcaucasica e principale destinazione turistica estiva dell’intero Caucaso, per le sue spiagge e i vivaci locali, nonché per i casinò. Nuovi grattacieli si affiancano ai viali ottocenteschi, mentre la speculazione edilizia e il turismo di massa la separano anni luce dai remoti paesini montani. L’atmosfera vacanziera, la vegetazione mediterranea e l’aria di mare rendono la città molto piacevole. Il lungomare è certamente una passeggiata da non tralasciare; tra locali dove assaggiare la famosa bakhlava e negozi, si giunge fino alla statua dedicata ad Ali e Nino. Una scultura in acciaio di 7 metri d’altezza di un uomo e una donna, creata dall’artista georgiana Tamar Kvesitadze: le figure della scultura si muovono l’una verso l’altra e si fondono in un unico pezzo ogni 10 minuti. La storia d’amore è simile a quella di Romeo e Giulietta di Shakespeare e racconta di un giovane azero che si innamora di una principessa georgiana, ma muore difendendo il suo Paese. Un simbolo culturale che unisce due mondi molto diversi che compongono questa regione e il nostro viaggio. Cena libera e pernottamento in hotel.

 

Dopo la prima colazione, lasciamo le sponde del Mar Nero per avventurarci nella regione forse più selvaggia e remota della Georgia, lo Svaneti. Lungo la strada troviamo Zugdidi, dove sostiamo per il pranzo in ristorante locale e per la visita al Palazzo della famiglia Dadiani, antichi nobili della regione di Samegrelo, con il suo bel parco e con la ricca collezione del Museo Storico-Etnografico. Nel museo l’oggetto più prezioso in esposizione è una delle tre maschere funebri di Napoleone Bonaparte, acquisita dalla famiglia nel XIX secolo in seguito al matrimonio tra la principessa Salome Dadiani e un discendente della sorella di Napoleone. Pranzo in ristorante locale. Il nostro percorso ci conduce quindi all’entrata del canyon scavato dal fiume Enguri, che costituisce la via di accesso alla regione dello Svaneti. Questa antica area costituisce anche uno dei cuori antropologici de Paese, nonché una delle culle della cultura georgiana, anzi per essere più precisi della cultura Svan: gli svani posseggono infatti un’altra lingua, incomprensibile al resto dei georgiani. Rimasti isolati dal resto del mondo a causa delle alte e inaccessibili montagne circostanti, hanno conservato la propria cultura, tradizioni e riti, i culti della fertilità, del lupo e del toro, e della musa Dali, la bionda dea della caccia. Sosta lungo il percorso per ammirare il paesaggio naturale. Nel tardo pomeriggio arrivo a Mestia, dove potremo conoscere la cultura unica dello Svaneti, la regione abitata più alta d'Europa essendo circondata da picchi compresi tra i 3000 e i 5000 metri.

A Mestia, il capoluogo, e in ogni villaggio dello Svaneti si ergono imponenti le caratteristiche torri difensive di pietra costruite tra il IX ed il XIII secolo, grazie alle quali nel 1996 la regione è entrata a far parte della lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Guardandosi intorno sembra quasi di essere precipitati nel medioevo, con le torri che ci ricordano una specie di San Gimignano sulle montagne del Caucaso. Impressionanti e possenti, sembrano inespugnabili. L’orgogliosa gente di qui si vanta di non essere mai stata conquistata, almeno militarmente. Sia vero o no, ogni torre doveva essere in grado di vedere le altre, e nel caso, avvertire dell’imminente pericolo. In realtà sono raggruppate al centro di ogni paesino. Costruite su vari livelli interni, indipendenti tra di loro, se necessario ci si poteva chiudere al loro interno e resistere a lungo grazie alle derrate che vi venivano stipate. Cena e pernottamento in un semplice family hotel.

 

Prima colazione e partenza con mezzi 4x4 per esplorare lo Svaneti e visitare Ushguli, villaggio estremamente pittoresco ai piedi del massiccio monte Shkhara, che lo domina con i suoi 5.086 metri d’altezza. I mezzi fuoristrada sono indispensabili perché la strada qui è accidentata, con qualche guado da attraversare e numerose buche.

Costruito all’altezza di 2200 mt sul livello del mare, Ushguli rappresenta il centro permanentemente abitato più alto in Europa e uno dei luoghi più straordinari della Georgia. Le numerose torri medioevali sono situate sullo sfondo di prati alpini, su cui troneggia il picco ghiacciato del monte Shkhara, a ben 5.201 metri di altezza. Isolata, sorge la bellissima chiesa di Lamaria, del XII secolo. Lungo il tragitto potremo effettuare delle soste per visitare remoti villaggi e chiesine con affreschi antichi prevendo, in alcuni casi, delle brevi passeggiate. Per pranzo saremo ospiti di una famiglia locale: assaggeremo il formaggio tipico “Sulguni” e sorseggeremo un tè con “Khashapuri” al forno fatto in casa.

Nel pomeriggio ritorno a Mestia. Cena e pernottamento in guesthouse.

 

Dopo la prima colazione lasciamo il Caucaso per discendere nella verde e fertile pianura che si trova al centro del Paese fino a raggiungere Kutaisi, la seconda città della Georgia. Poco distante dal centro sorge il grande complesso monumentale di Gelati, Patrimonio dell’UNESCO. La visita risulta emozionante per il luogo, che sovrasta il panorama delle colline di Kutaisi, per la grande architettura medievale della Cattedrale, delle Chiese e dell’Accademia di Filosofia e per i magnifici affreschi e mosaici ancora ben conservati. Pranzo in ristorante locale.

Al termine della visita ci rechiamo in città per un giro panoramico e la visita della Cattedrale di Bagrati (XI sec.), la chiesa più alta in Georgia prima dei bombardamenti ad opera dei turchi nel 1692,  recentemente restaurata.

Sistemazione in hotel, cena in ristorante locale e pernottamento.

 

Dopo colazione partenza in direzione di Gori, luogo di nascita di Josef Stalin, dove, tempo permettendo, visitiamo il museo locale, a lui dedicato. La nostra meta è Uplistsikhe, la più antica città rupestre esistente in Georgia, fondata nel I millennio a. C. lungo un ramo della Via della Seta. Cammineremo lungo le strade antiche, tra palazzi reali, templi pagani e chiese cristiane. Potremo osservare un teatro scavato nella roccia e il banco di una farmacia. I resti degli ampi granai e i recipienti di terracotta per la conservazione del vino ci daranno un’idea di come si svolgesse la vita quotidiana degli abitanti del luogo. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio partiremo alla volta la provincia di Kartli, cuore della Georgia. E’ la più grande, la più popolosa e la più importante regione centrale del paese. Entrambe le capitali della Georgia, sia quella antica che quella attuale, Mtskheta e Tbilisi, si trovano qui. Ci fermiamo a visitare la sacra Mtskheta, antica capitale dell’Iberia (Georgia orientale). La città, sviluppatasi alla confluenza dei fiumi Mtkvari ed Aragvi, fu insediata fin dal II millennio a.C. Anticamente centro di paganesimo, vanta ora di essere la prima città cristiana della Georgia. Mtskheta è tuttora considerata la capitale spirituale del paese grazie ai suoi siti più importanti: la Cattedrale di Svetitskhoveli e il Monastero di Jvari, entrambi iscritti dall’UNESCO nella lista dei luoghi Patrimonio dell’Umanità.

Il Monastero di Jvari sorge in cima a un’alta collina, sul luogo dove Santa Nino, missionaria della Cappadocia del IV secolo, eresse la prima croce in segno della conversione della Georgia al Cristianesimo (jvari significa croce). Due secoli dopo, il principe locale Stepanoz costruì l’attuale chiesa cruciforme. La Cattedrale Svetitskhoveli (XI sec.) è la principale della Georgia, usata per secoli per incoronazioni e funerali di monarchi georgiani. E' considerata uno dei luoghi più sacri in Georgia poiché si crede che vi fu sepolta la tunica di Cristo, portata in Georgia nel I secolo da un ebreo di Mtskheta di nome Elias. La storia narra che lungo la via di ritorno a Mtskheta sua sorella Sidonia uscì per incontrarlo e, alla vista della tunica sacra, fu così presa dall’emozione che la strinse tra le braccia e morì per l’estasi religiosa. Visto che era impossibile strappargliela dalle mani, la tunica fu sepolta con lei vicino alla confluenza dei due fiumi dove ora si trova la cattedrale dell’XI secolo. Le facciate della cattedrale sono riccamente decorate con arcate cieche ed elaborate cornici convesse che ornano le finestre. Proseguimento per Tbilisi e sistemazione in hotel. Cena e pernottamento.

 

Dopo colazione, inizio delle visite di Tbilisi, il cui fascino risiede nel suo essere una miscela unica di Oriente e Occidente, e di passato e futuro. Costruita sulle anguste sponde del fiume Mtkvari, Tbilisi gode di una posizione magnifica, chiusa su tutti i lati da suggestive colline e con le montagne in lontananza. I primi insediamenti in quest’area risalgono al IV secolo a.C., anche se secondo la tradizione essa fu fondata nel V secolo DC dall’allora re Vakhtang Gorgasali di Kartli, con l’intenzione di farne la capitale del proprio regno. Il progetto sfumò a causa della sua morte, ma il figlio Dachi mantenne fede al volere del padre. A partire dalla metà del VII secolo la presa della città da parte degli arabi la tramutò per quattrocento anni in un emirato, fino a quando il re Davit Aghmashenebeli la riconquistò dichiarandola capitale della Georgia unita. Fu proprio durante il suo regno che il paese conobbe uno dei periodi più floridi della propria storia. Durante il medioevo venne invasa e assoggettata a numerose dominazioni da parte di bizantini, arabi, persiani, mongoli e turchi selgiuchidi. Nel XIX secolo fu annessa alla Russia che ne fece una città imperiale. Dal 1991 è la capitale della Repubblica di Georgia, rinata come stato indipendente dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

La maggior parte dei quartieri sulla sinistra del fiume si trovano su uno scosceso costone che si affaccia sul centro storico, punteggiato di chiese e piazze. Le chiese georgiana ortodossa, armena gregoriana e romana cattolica, la sinagoga, la moschea e il tempio zoroastriano sono tutte  a distanza di cinque minuti di cammino l’uno dall’altra, a dimostrazione di quanto Tbilisi sia una città multietnica e multiculturale. La città vecchia ha molto da offrire ed è piacevole passeggiare per le stradine lastricate dove si affacciano le vecchie case dai balconi in legno finemente lavorati che richiamano all’arte tipicamente orientale. Una delle zone più caratteristiche è il quartiere di Abanotubani, dove si trovano le terme sulfuree che in passato accolsero anche personaggi del calibro di Alexandre Dumas; le terme più belle della città sono i Bagni Orbeliani. Proprio alle calde acque minerali la città deve il suo nome. Tbilisi deriva infatti da “tbili” che in georgiano significa tiepido. Tra le chiese che non mancheremo di visitare, la cattedrale di Sioni, del VII secolo, è considerata uno dei luoghi più sacri nel paese perché custodisce una delle reliquie della chiesa ortodossa, la croce di Santa Nino, che convertì la Georgia al Cristianesimo nel 337 d.C. La chiesa di Metekhi appesa in alto sulle sponde rocciose del fiume Mtkvari, con l’imponente statua del re fondatore di Tbilisi; la basilica di Anchiskhati, la più antica chiesa cittadina; la cattedrale della Trinità, una delle più grandi chiese ortodosse di tutto il mondo.

La fortezza di Narikala è una delle più antiche della città e domina la sua parte vecchia; sorge incontrastata su uno sperone roccioso che dà sul fiume e da cui si può godere una bella vista panoramica. Ai piedi della montagna si sviluppa il quartiere centrale della capitale, il viale Rustaveli, costruito nel XIX secolo, che prende il nome dal grande poeta georgiano del XII secolo, Shota Rustaveli. Durante la passeggiata potremo ammirare il Teatro dell’Opera di stile moresco, il Palazzo del Viceré russo e l’edificio del Parlamento, la chiesa di Kashveti di San Giorgio, la Pinacoteca, il Teatro Accademico di Rustaveli. Questo viale è il cuore di Tbilisi e offre innumerevoli caffè, ristoranti e negozi. Pranzo e cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.

 

(L’ordine delle visite di Tbilisi è puramente indicativo e potrà essere svolto con ordine diverso da quello presentato).

 

Colazione e visita del Museo Statale di Storia che ospita l’unica collezione di manufatti e gioielli d’oro dell’epoca precristiana, molti dei quali ritrovati nel sito di Vani, oltre a diverse esposizioni riguardanti archeologia, storia ed etnografia del paese. A testimonianza della storia antichissima della Georgia, si possono osservare anche i resti di uno dei primi abitanti d’Europa, risalente a 1,8 milioni di anni fa, rinvenuti nel villaggio di Dmanisi.

Partenza per il complesso monastico di David Gareja, situato in un’area semidesertica nella regione del Kakheti. Su una diagonale di pietra si vedono le celle del monastero principale di Lavra, l’unico abitato dai monaci, e l’unico attualmente accessibile, ritornati solo da qualche anno dopo l’abbandono del periodo sovietico. Venne fondato dall’asceta siriaco David Gareja, da cui prende il nome, nel VI secolo, ma poi crebbe notevolmente fino ad essere composto da 15 monasteri, quasi tutti distrutti in successive ondate. Il complesso monastico, in parte scavato nella roccia e in parte edificato, comprende centinaia di celle, chiese, cappelle, mense e locali di abitazione.

Pranzo presso un agriturismo locale. Nel pomeriggio attraverseremo il Kakheti; la regione più orientale della Georgia, famosa soprattutto per la produzione di vino e l’ospitalità innata dei suoi abitanti. Qui vengono coltivati centinaia di tipologie di vigneti, di cui ogni villaggio possiede la sua particolare varietà. Ma soprattutto è in queste terre che, forse casualmente, il vino ha avuto la sua origine tra i 9.000 e i 10.000 anni fa. Tra le più antiche citazioni delle coltivazioni vinicole nel Caucaso, c’è quella di Apollonio Rodio (295 – 215 AC), celebre autore delle Argonautiche; scrisse infatti che gli Argonauti trovarono una fontana di vino nel palazzo di Aieti, nella Colchide, riposandosi all’ombra delle viti. Oggi il vino georgiano, oltre ad essere una risorsa economica sempre più rilevante, è ammanto da un’aurea mitologica che permea sempre più l’immagine di un Paese che, dopo crisi politiche ed economiche, sta cercando di riappropriarsi di una propria identità, forte di un ricchissimo patrimonio culturale, tra oriente e occidente, tra influenze russe e voglia di Europa. Visita ad una cantina a gestione famigliare, dove il vino viene conservato nelle antiche giare in terracotta e dove sarà possibile fare una piccola degustazione.

Arrivo in serata a Singhnaghi. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

 

NB: David Gareja si trova in un luogo semidesertico dove la temperatura può arrivare facilmente a 40° d’estate. Si raccomanda di attrezzarsi con scarpe comodissime, un cappello, occhiali, una bottiglia d’acqua e crema da sole. Al momento un dibattito in corso tra Georgia e Azerbaijan ha portato alla presenza dei rispettivi eserciti per controllare il complesso monastico di David Gareja. La situazione è in evoluzione ma, al momento, posto il fatto che la situazione generale è assolutamente pacifica, a livello turistico comporta che i siti bassi del complesso monastico siano visitabili, mentre quelli alti, la cui posizione è rivendicata dall’Azerbaijan, non sono accessibili.

Prima colazione in hotel e visita della città di Singhnaghi che, con la sua particolare cinta muraria, è rimasta perfettamente intatta dal XVIII secolo fino ai giorni nostri. Il nome stesso della città deriva da un termine turco che significa “riparo”. Ognuna delle 23 torri prendeva nome da uno dei villaggi della zona, i cui abitanti venivano invitati a ripararvisi in caso di attacchi dei Lezghiniani, nemici provenienti dal Caucaso settentrionale. In mattinata partenza in direzione del confine presso Lagodekhi, attraversando il quale lasceremo alle nostre spalle le millenarie tradizioni cristiane per incontrare una società molto diversa, composta da una popolazione di origine turca e di confessione islamica. La prima città che incontriamo è Sheiki, una delle più belle e interessanti dell’Azerbaijan, che visiteremo dopo pranzo.

Gli archeologi hanno scoperto dei resti risalenti a 2.500 anni fa, ma è tra il XVIII e il XIX secolo che l’abitato, ai tempi chiamato Nukha, visse il periodo di maggior splendore. Situata lungo una delle diramazioni della Via della Seta, ospitava ben cinque caravanserragli e numerosissime botteghe di artigiani, dediti alla tessitura della seta stessa. Sheiki, distrutta da due terremoti e più volte ricostruita, fu sede di un khanato indipendente fino a quando venne ceduto alla Russia nel 1805. Il monumento più importante è certamente il palazzo del Khan, situato in posizione panoramica; decorato con piastrelle di colore blu scuro, ocra e turchese con motivi geometrici, nell’ombroso giardino ospita due enormi platani di più di 450 anni. Visiteremo anche il Museo di Storia e Cultura locale, dove sono esposte antiche armi, una collezione di tappeti e oggetti di vita quotidiana medioevale. Nella città vecchia, che si estende lungo le rive del torrente sotto la fortezza, si trovano tre moschee e uno dei caravanserragli rimasti, utilizzato al momento come deposito. Pranzo e cena in ristorante locale, sistemazione e pernottamento in hotel.

 

Dopo la prima colazione in hotel, inizia il nostro avvicinamento alla capitale, passando dai monti del Caucaso, ancora una volta, alle sponde di un mare: il Caspio. Condizioni metereologiche e della strada permettendo, ci avventuriamo lungo un percorso che per venti chilometri corre di fianco ad una rupe fino a raggiungere il paese montano di Lahic. La sua fama è dovuta ai calderai e ai tessitori di tappeti, che si vantano discendere dagli antichi persiani, richiamati in questo luogo dalla leggenda che il paese fu fondato da un antico scià persiano oltre un millennio fa. Due secoli fa erano presenti più di duecento botteghe che esportavano i loro prodotti fino al grande bazar di Baghdad. Anche se oggi ne rimangono solamente una dozzina, le sue botteghe, i vicoli che vi si inerpicano, l’atmosfera montana e gli scorci mozzafiato conferiscono a questo luogo un’aurea speciale. Proseguimento per la cittadina di Shamakhi per visitare la Moschea del Venerdì, risalente al XIX secolo e gravemente danneggiata durante la guerra civile del 1918; ristrutturata qualche anno fa, mostra ancora le fondamenta della moschea precedente del X secolo. Proseguimento verso Baku e pranzo in ristorante. Man mano che ci avviciniamo alla capitale azera, gli splendidi panorami verdeggianti lasciano il posto alle caotiche città dell’hinterland. Il nostro viaggio prosegue verso est, alla scoperta della Penisola di Absheron, che si affaccia sul mar Caspio. Una terra ricca di risorse naturali, quali gas e petrolio, e per questo oggetto delle attenzioni dell’uomo nel corso dei secoli. Tristemente emblema dello sfruttamento indiscriminato, questo fazzoletto di terra martoriato è uno spettacolo intenso e utile a formare una nuova consapevolezza sulla necessità di trovare un equilibrio sostenibile tra uomo e natura. Prima che l’industria petrolifera prendesse il sopravvento, nel passato furono motivazioni religiose a richiamare l’attenzione di una numerosa comunità zoroastriana, presente sin dal VI secolo DC, che qui edificò il tempio del fuoco di Ateshgah. Meravigliosa incongruenza tra le brutture e la povertà socio-economica e culturale della cittadina di Suraxani, il tempio risale al XVIII secolo e fu costruito dai parsi indiani (discendenti degli zoroastriani persiani fuggiti dall’invasione araba del VIII secolo). Lo zoroastrismo si diffuse in Asia Centrale tra il VI e il X secolo DC e fu la principale religione monoteista fino all’espansione dell’Islam; basata sugli insegnamenti di Zarathuštra raccolti nell’Avesta, il libro sacro, è oggi ancora diffusa in India e in piccole comunità in Iran, Tajikistan e Azerbaijan. Il tempio è costruito sopra una sorgente di gas naturale e il fuoco sempre acceso è ritenuto sacro; l’unico altro esempio di un tempio simile, al di fuori del subcontinente indiano, si trova a Yazd, in Iran. Nel tardo pomeriggio arrivo a Baku, l’ultima capitale della nostra transcaucasica. Sistemazione, cena e pernottamento in hotel.

 

Prima colazione in hotel e partenza verso la poco distante Riserva di Qobustan. Appena oltre vecchi siti industriali in disfacimento, nulla fa pensare di trovarsi in una serie di grotte dove sono stati rinvenuti degli eccezionali petroglifi, più di 6.000, risalenti a circa 12.000 anni fa. Si era infatti stanziata sulle rive del Mar nero una comunità di cacciatori – raccoglitori che il discusso etnologo Thor Heyerdal teorizzo essere capostipite del popolo scandinavo. I petroglifi della prima età della pietra ritraggono uomini, donne e animali a grandezza naturale, mentre in quelle risalenti al neolitico si intravede una crescente consapevolezza del valore artistico della tecnica figurativa. Alla base del monte Boyok Dash si trova anche un graffito in latino risalente al I secolo DC: dagli studi sembra sia stata incisa da un centurione di nome Giulio Massimo, membro della XII legione mandata in avanscoperta sotto l’impero di Domiziano. La sua eccezionalità sta nel fatto di essere l’iscrizione romana più a est mai rinvenuta. Poco distante, condizione delle strade permettendo, potremmo ammirare i curiosi “vulcani di fango” (in base alle condizioni meteorologiche e della praticabilità delle strade), formazioni geologiche a forma di cono che trasudano esalazioni gassose. I più grandi spruzzano letteralmente zolle di fango anche a qualche metro di distanza. Al termine della visita, pranzo in ristorante locale e rientro in città.

Baku non è solamente la capitale azera, ma anche l’agglomerato urbano più grande e cosmopolita tra il Mar Nero e il Mar Caspio. In nessun altro luogo della regione caucasica, Oriente e Occidente si fondono in maniera così caotica e ossimorica: luogo antico, porto commerciale, città petrolifera; le sue facce attraverso i secoli si specchiano anche nei nuovi grattacieli in vetro e acciaio, simbolo di un nuovo rinascimento economico ed edilizio. L’atmosfera rilassata e di stampo asiatico che ancora si respira per le vie del centro, si fonde con l’aria frizzante del progresso e la fiducia nel futuro. Il suo nome, sia che derivi dal persiano bad kube, città dei venti, o dalla parola caucasica bak, sole, si riferisce al suo clima, che lascia un’impronta palpabile nella vita di tutti i giorni. Visiteremo a piedi l’Icheri Sheher, la città vecchia dove si trovano il Palazzo degli Shirvan-Shah, fatto costruire dall’omonima dinastia che regnava nel XV secolo, e la Torre della Vergine, alta 29 metri, avvolta da un’aurea di mistero. Una leggenda narra infatti che un ricco nobile si innamorò della propria figlia, la quale, dilaniata tra l’obbedienza al padre e la repulsione per l’incesto, chiese di farsi costruire una torre dalla dove ammirare i propri possedimenti; l’edificio, mentre la ragazza cercava di guadagnare tempo, salì sempre più in altezza, finché la povera fanciulla ci salì per gettarsi nel vuoto. Anche nella realtà la sua origine è però dibattuta: alcune teorie affermano che fosse una torre difensiva, altre un osservatorio astronomico e altre ancora una torre del silenzio, dove i zoroastriani lasciavano i cadaveri dei morti in pasto agli avvoltoi. Proseguimento per Via dei Martiri, monumento commemorativo dedicato inzialmente ai morti durante la repressione dell’Armata Rossa nel 1990, e in seguito anche ai caduti nella guerra con l’Armenia per il Nagorno Karabakh.

Rientro in hotel, cena e pernottamento in hotel.

 

Sveglia in tempo utile per il trasferimento privato in aeroporto e partenza per il rientro in Italia  con il volo di linea via scalo europeo. Arrivo in Italia a metà giornata e fine dei servizi.             


1. Monastero di Sevanavank, Armenia

 

2. Donne in preghiera, Monastero di Gelati – Georgia

 

3. Paesaggio dello Svaneti, Georgia

4. Vulcani di fango, Qobustan - Azerbaijan

 

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

CARATTERISTICHE DEL VIAGGIO Si tratta di un viaggio di spiccato interesse culturale e naturalistico che non presenta particolari difficoltà fisiche o ambientali, ma impegnativo per i lunghi e frequenti spostamenti, trattandosi di un viaggio itinerante. Restiamo più di una notte fermi nello stesso hotel a Mestia e nelle tre capitali: Yerevan, Tbilisi e Baku. Lo effettuiamo tutto via terra, su strade in generale in discrete condizioni, utilizzando un pullman per il nostro gruppo dotato di - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

 - Un viaggio intenso e completo in cui si esplorano i tre Paesi caucasici

- Un itinerario studiato per fornire il giusto mix di cultura e natura, tra must-see, piccole chicche e 7 siti patrimonio Unesco

- Pernottamenti in sistemazioni selezionate e di comfort

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